OVA, ONA, OAD… MA CHE VUOL DIRE?

OVA, ONA, OAD sono sigle in cui gli appassionati di anime spesso si imbattono. Cerchiamo di capirne insieme il significato.

Non tutti i fan del magico mondo dell’animazione giapponese sono otaku incalliti. E per fortuna, aggiungiamo noi. Tuttavia, un punto a favore degli otaku consiste senz’altro nel possesso di un lessico comune. Un florilegio di sigle, espressioni e modi di dire nel quale gli altri, i semplici aficionados, a volte si perdono. Questi ultimi, nei vari forum e social, si riconoscono subito. Chiedono delucidazioni su ciò che per un otaku è ovvio.

Alcune mancanze, in effetti, non sono scusabili. Su altre, invece, si può pure transigere. Ad esempio, ignorare il significato di droppare non vi precluderà il Regno dei Cieli. Ma le porte dell’inferno sono pronte a spalancarsi per chi non sa cosa sia uno spoiler.

OVA - droppare
Sarebbe bello se esistesse un dizionario così, eh?

Appurato che dietro SAO si cela Sword Art Online, mentre PMMM è l’evidente (?) acronimo di Puella Magi Madoka Magica, passiamo ad abbreviazioni di uso ancora più comune. Ma non per questo conosciute da tutti. Stiamo parlando di termini quali OVA, ONA, OAV et similia. Vediamo di chiarirci un po’ le idee.

Molte volte vi sarà capitato di leggere che una serie conta, diciamo, 13 episodi, più quattro OVA. Che significa? Presto detto: Original Video Anime. Li potete chiamare anche OAV, invertendo le ultime due parole. Sono opere realizzate direttamente in versione home video, come ad esempio VHS (quanti ricordi!) oppure DVD/Blu-ray disc. In sostanza, si tratta di episodi che non sono stati precedentemente trasmessi in TV. Per questo motivo, si distinguono dagli Speciali. Ma forse sarà utile qualche esempio concreto.

OAV a luci rosse

Nel caso di Kokoro Connect, la serie è arrivata a comprendere 17 episodi. I palinsesti nipponici di solito però sono calibrati su anime di 11-13 o 24-26 puntate. Perciò, dopo la tredicesima puntata, la conclusione delle disavventure di Taichi & co. è stata affidata a 4 speciali, mandati in onda sulla AT-X in un’unica giornata (il 30 dicembre 2012).

Anche i fan di ReLIFE sono in attesa di seguire gli sviluppi della trama. Qui però si è optato per una soluzione diversa. Chi non ha letto il manga, infatti, attende con impazienza l’uscita dei 4 OVA in DVD/BD il prossimo 21 marzo.

Ma gli OVA compaiono sul mercato anche dopo che una serie è terminata. Se è così, spesso sono da intendersi come una sorta di paralipomeni. Vedi Orange Road, dove gli 8 OVA riadattano capitoli del manga non trasposti nelle 48 puntate trasmesse in TV. In Italia, a dire il vero, Mediaset li mandò in onda subito dopo l’episodio finale, generando confusione negli spettatori. Ma questa è un’altra faccenda.

Infine, un anime può anche presentarsi soltanto sotto forma di OVA. Così è stato per Video Girl Ai. E anche per Dallos (1983), il primo OVA della storia. 4 episodi in videocassetta di 30 minuti l’uno, prodotti dallo Studio Pierrot.

OVA - Dallos

OAV e OVA sono sigle intercambiabili. Tuttavia, fino a non molti anni fa, la prima dicitura era la più comune. In seguito, l’accostamento in successione delle lettere A e V ha portato a qualche fraintendimento. AV suona infatti come Audio/Video o come Adult Video (immaginatevi i doppi sensi). Perciò, al giorno d’oggi, il termine OVA è il più usato. Noi di Anime Bambù, da buoni nostalgici, siamo rimasti fedeli alla vecchia grafia.

Non solo OVA

Ma non è tutto. Il terzo millennio conosce anche altre modalità di distribuzione di un anime, in alternativa alle tradizionali reti televisive. Parliamo degli ONA, o Original Net Anime. Ossia di episodi destinati a raggiungere inizialmente lo spettatore attraverso lo streaming on demand o la Web TV. ONA è un’abbreviazione coniata per la prima volta dai creatori di Lingerie Fighter Papillon Rose, una parodia demenziale del genere majokko.

OVA - Papillon Rose

Il progetto nacque come una specie di burla ben confezionata. Gli ideatori, dal loro sito web, lasciarono trapelare alcuni particolari su un anime di prossima uscita. Intorno all’iniziativa sorse ben presto una community di fan in trepidante attesa. Finalmente, dopo aver catalizzato l’attenzione del pubblico, arrivò il grande annuncio. Sarebbe stato il primo anime interamente concepito per la diffusione in Internet. Una serie da 25 ONA (per l’appunto). Era il 15 gennaio 2001, quando la notizia comparve su Anime News Network.

Di fatto, non se ne seppe più nulla. Ma ormai la macchina si era messa in moto e si era creata una domanda di mercato. Uscì un OVA nel 2003 e poi una serie TV di 6 episodi nel 2006. Ma allora, quale fu il primo autentico ONA a venire alla luce? Secondo diverse fonti, Azumanga Web Daioh. Un breve episodio di 4 minuti prodotto da GENCO e J.C.Staff e pubblicato il 28 dicembre 2000 sul sito dell’omonimo manga. Da allora, gli ONA hanno conosciuto una popolarità crescente. Anche noi di Anime Bambù, nel nostro database, annoveriamo una serie ONA in 5 episodi: Planetarian.

Citiamo per concludere gli OAD, cioè gli Original Anime DVD. Si tratta di OVA rilasciati su un supporto fisico insieme all’opera cartacea corrispondente (manga o light novel). E ora, vi sentite un po’ più otaku?

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