IL CONCETTO DI TRAGEDIA IN MADOKA MAGICA

ATTENZIONE Contenuto a rischio spoiler

Il concetto di tragedia è fondamentale per la trama di Madoka Magica, anche se a prima vista potrebbe non sembrare pertinente. Se la storia appare cupa, aspra e pessimista in rapporto ai majokko più datati, è perché fonda la possibilità dell’eroismo e del bene in modo assai diverso rispetto alla maggior parte della narrativa di consumo contemporanea. Il riferimento che io considero di importanza capitale in questo caso è, in primo luogo, quanto Kyoko dichiara nell’episodio 7:

Se si esaudisce un desiderio, viene sparsa un’uguale quantità di disperazione.

Questo punto è ribadito da Sayaka nell’episodio 8:

Speranza e disperazione coesistono in perfetto equilibrio.

E trova infine conferma con l’aspetto assunto da Madoka nell’episodio 12.

Ciò potrebbe innanzitutto essere strettamente correlato con una visione critica nei confronti del Karma, perlomeno per come è definito nel Buddhismo. Ovvero, in ultima istanza, la lotta per cambiare il mondo, invece di accettarlo. All’inizio dell’episodio 11, Kyubei spiega inoltre che

Il potere latente di una maga dipende dal peso delle sventure che sopporta.

Dal punto di vista del Karma, l’intenzione sottesa dietro un’azione non può essere valutata come positiva o negativa. Al contrario, è proprio l’esistenza di un’intenzione (o di un desiderio) la fonte di tutti i mali del mondo. Perciò, è logico che la trasformazione in maga scaturisca dall’esprimere un desiderio. Una singola richiesta che condurrà inevitabilmente le vite delle protagoniste all’infelicità.

Madoka Magica e la Tragedia greca - Il destino di Madoka e delle altre

Il fatto che Madoka non abbia un desiderio per il grosso della durata della serie, la rende piuttosto disinteressata. E, in questo senso, meno pilotata dal Karma rispetto alle altre maghette. D’altra parte, esprimere un desiderio a favore di qualcun altro, nel caso di Sayaka e Homura, si rivela la peggiore delle opzioni. Specialmente perché implica nutrire delle aspettative in relazione a un’altra persona. Il che costituisce un’altra significativa manifestazione del Karma.

Un gioco a somma zero

L’unica occasione in cui Mami si dimostra scostante è quando avverte Sayaka di quanto sia fatale un errore del genere (ep. 3). Il desiderio finale di Madoka è, in un certo senso, autosufficiente. In effetti, Madoka non pretende di raggiungere uno stato definitivo. Ma di impegnarsi in un’attività che consiste nel continuo appagamento del suo desiderio. A ciò può essere paragonato lo stesso Buddhismo Zen, in quanto negazione di uno scopo e adesione a un vuoto rituale che si ripete all’infinito e diventa un presente assoluto.

Ciò nonostante, per quanto Madoka diventi un’anima nella quale speranza e disperazione rimangono bilanciate, non raggiunge minimamente uno stato paragonabile al Satori. Anzi, si potrebbe giungere al paradosso che perfino raggiungere uno stato di beatitudine sia un’intenzione, che alimenta comunque il Karma e svuota se stessa di significato, sia per Madoka, sia per i buddhisti.

Madoka Magica e la Tragedia greca - Trionfo di Madoka

Dall’analisi politica e letteraria si può tuttavia ricavare un’interpretazione diversa della prima citazione. Secondo Cesáreo Bandera, ogni tipologia di potere (politico) rafforzando certe forme di ordine, esclude un gruppo di persone che non si adatta a tale ordine. Anche in psicologia, il tentativo di costruire un universo razionale in cui possiamo vivere (un ordine simbolico, come lo chiama Jacques Lacan) comporta negare l’esistenza di ogni fenomeno che non vi si adatta. E che diviene parte del subconscio.

Tutto questo è suggerito dal proverbio giapponese secondo cui Ogni luce proietta un’ombra. Non si può quindi raggiungere la perfezione. Ma soltanto un ordine che si fonderà sempre su una qualche forma di potere violento e sull’esclusione di qualcun altro. Ecco perché, nel corso del suo vagare attraverso molte dimensioni, Homura riesce a creare infinite alternative, ma in nessun caso giunge alla perfezione (ep. 10). Cercando di creare un bene maggiore si crea anche, al tempo stesso, una più grande sofferenza.

Vittime del Karma

E ora vedremo che tutto ciò si inquadra chiaramente nel concetto di eroe tragico, così come formulato dai Greci (H. D. F. Kitto) passando poi per Shakespeare e Milton (Harold Bloom). L’eroe tragico alla fine causa la sua stessa distruzione, il più delle volte in seguito a ciò che lo rende dapprincipio eroico. L’eroe porta le sue azioni straordinarie alle estreme conseguenze. Nel momento in cui tali azioni oltrepassano quanto farebbe un uomo comune, l’eroe diventa un mostro. Ad ogni modo, tutto ciò è compiuto con la dignità e l’integrità morale dell’inevitabile.

Madoka Magica e la Tragedia greca - La lotta di Sayaka

I parallelismi con Madoka Magica sono piuttosto evidenti. Già nell’episodio 5 Homura sentenzia che la sorte di Sayaka è stata segnata non appena ha accettato il contratto con Kyubei, perché essere una maga e un’eroina significa anche essere maledetta. Come ogni eroe tragico, le puellae magi hanno scelto il loro destino abbastanza liberamente, e lo hanno rovinato con le loro azioni. Verso la fine dell’episodio 11, Homura riconosce che, ogni volta che tenta di nuovo di salvare Madoka, riesce soltanto ad aggravare il proprio destino.

Per di più, è intrappolata in questa spirale senza alcuna via d’uscita, perché l’unica possibilità diversa dal ripetere la sua esistenza senza senso consiste nell’abbandonarsi alla disperazione e diventare una strega. La speranza è sempre vana, una trappola che mantiene le protagoniste legate al proprio Karma. E qualunque sia l’esito delle azioni di Homura, in un modo o nell’altro si producono conseguenze negative.

Kyubei e il ruolo del Fato

Qui l’unica eccezione sembra essere rappresentata da ciò che nella mitologia greca era il Fato, la più impersonale delle forze, incarnata nell’apparentemente concreta figura di Kyubei. Ciò ci autorizza, in prima battuta, a identificare un cattivo colpevole di ogni male, al posto di leggere questi orrori come intrinseci alla vita stessa. Certamente, questo rende la narrazione molto più soft e più facile da digerire di quanto non potrebbe essere. Il che non significa che non sia comunque più cruda della maggioranza degli altri shojo e shonen.

Madoka Magica e la Tragedia greca - Homura contro Kyubei

D’altro canto, nel ruolo di cattivo, Kyubei non può tuttavia essere affrontato dalle maghette. Homura lo colpisce molte volte, ma i suoi corpi sono soltanto simulacri di una coscienza che non può trovare alcuna collocazione nello spazio. Oltretutto, sembra che le protagoniste siano consapevoli che Kyubei non possa essere liquidato tout court come un nemico. Madoka si mantiene amichevole nei suoi riguardi, nonostante abbia si sia resa conto delle sue atrocità nell’episodio 11.

E anche nel finale, Homura lo lascia rimanere seduto sulla sua spalla. In realtà, ci si deve opporre a Kyubei, affrontarlo, e scenderci a patti ponendosi sul suo stesso livello di manipolatore, perché non può essere distrutto e neppure accettato. Il desiderio finale di Madoka non lo annienta, semplicemente muta il suo ruolo. In tal modo, ciò evidenzia come non si tratti essenzialmente di un cattivo, bensì di una parte delle circostanze, ossia il Fato stesso.

Madoka, eroina della speranza

Il desiderio finale di Madoka non è neppure una risposta all’inevitabile crudeltà che risiede nella fondamenta stesse dell’universo. Non può impedire che i desideri e le azioni eroiche delle maghe generino Karma e quindi sofferenza. Tuttavia, può scongiurare l’esito finale ed evitare così che sventura e disperazione si spargano al di fuori di esse. Non può salvare le ragazze dalla propria distruzione, ma può risollevarle dalla paura e conferire al loro sacrificio un significato più positivo. In questo consiste fondamentalmente il suo desiderio: cancellare la definitiva dimensione tragica delle maghette, ossia salvarle da se stesse.

Madoka Magica e la Tragedia greca - Homura continua a combattere

Riassumendo, dunque, si può ritenere che Madoka Magica affermi la dimensione tragica dell’eroismo, collegandolo al Buddhismo e al Karma, per trasformarsi infine in un tentativo di liberarsi da questa realtà. Un tentativo che, dal mio punto di vista, è destinato a rimanere incompiuto, poiché si misura con un paradosso troppo grande nei suoi stessi presupposti. E tuttavia, per quanto inconcludente, è una ricerca che merita di essere intrapresa.

Ci sono molti altri aspetti rilevanti in questa serie, e solleva più problemi di quanti non ne risolva il fatto che non mi sia inoltrato a parlare, a questo punto, del genere maho shojo. Ma questa è un’altra storia. Qui intendevo soltanto mettere in rilievo l’aspetto della trama che io considero meno evidente e, ciò nonostante, più significativo.

(traduzione a cura di Ugo Pastore)

Nota al testo

L’articolo originale, disponibile qui, è tratto dal blog Poliglocia di Glauconar Yue.

L’autore tiene a precisare che la pubblicazione del testo ha preceduto l’uscita nelle sale del terzo film della saga di Madoka Magica (La storia della ribellione) e quindi l’articolo potrebbe non rendere adeguatamente conto degli ulteriori sviluppi assunti dalla narrazione.

Bibliografia

Bandera, Cesáreo, Mímesis conflictiva, Gredos, Madrid 1975.

Bloom, Harold, Il canone occidentale, Bompiani, Milano 1999.

Enomiya-Lasalle, Hugo M., Zen: via verso la luce, Appunti di viaggio, Roma 2002.

Kitto, H.D.F, Greek Tragedy, Methuen, Londra 1966.

Lacan, Jacques, Le psicosi, vol. III de Il seminario, Einaudi, Torino 2010.

Glauconar Yue

Classe 1984, è un autore di storie fantasy e un esponente della comunità accademica. Ha recentemente completato gli studi di dottorato in Germania, dove ha preso parte a diversi simposi di studio sul mondo dei fumetti e del fantasy. Ha dato il suo contributo a fansub e a varie pubblicazioni accademiche, riviste di animazione giapponese, blog e fanzine. È anche autore di numerose fanfiction, oltre che di romanzi originali, come "Las Crónicas del Templo Negro".

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