ANALISI ESTETICA DI BAKEMONOGATARI E NISEMONOGATARI (1)

Uno studio di Dani Cavallaro su Bakemonogatari e Nisemonogatari alla luce del senso estetico giapponese – parte prima

La concezione shintoista del cosmo come dimora di una sconfinata famiglia di entità spirituali si esprime, con un fulgore senza precedenti, nella serie TV Bakemonogatari e nel suo sequel Nisemonogatari. Al tempo stesso entrambe le opere, nel tentativo di adattare per il piccolo schermo una popolare serie di light novel (composte dall’autore giapponese Nisio Isin e illustrate dall’artista taiwanese Vofan) contribuiscono inoltre a ricordarci che, nel contesto del folclore giapponese, l’intera struttura del mondo naturale è pervasa da creature fantastiche.

Tale credenza, profondamente radicata, è fondamentale per ogni adeguata comprensione non solo del retaggio mitologico del Giappone, ma anche della sua sensibilità estetica, dal momento che tutti quegli esseri immaginari sono resi in modo scrupolosamente accurato, ben definito e caratteristico non solo a livello visivo, ma anche su un piano più generalmente sensoriale.

Bakemonogatari spiegazione - I protagonisti

Bakemonogatari e Nisemonogatari perpetuano questa tradizione conferendo alle figure soprannaturali identità palpabili e sensibilmente contraddistinte. Così facendo, operano come esemplificazioni, tanto divertenti quanto stimolanti, del concetto sinteticamente formulato da Eden Phillpots che “L’universo è pieno di cose magiche che aspettano pazientemente che il nostro ingegno diventi più acuto”.

Tutte e due le serie entrano in risonanza con tematiche panteiste, cui si fa esplicito riferimento nei dialoghi, memori della concezione, tipica dello Shintō, di un universo raffigurabile come una sinfonia di onnipresenti attività spirituali. Ogni sorta di corpo materiale, e specialmente le realtà naturali o semi-naturali, sono costantemente tratteggiati come le dimore dei kami più disparati, capaci di influenzare le esistenze umane in modi sia prevedibili sia sorprendenti. È nella rappresentazione dell’ambito naturale, nello specifico, che Bakemonogatari, così come Nisemonogatari, trasmette questo messaggio di stupefacente bellezza.

Pieno di significati, pieno di dèi

Nel contempo, la rappresentazione di vari tipi di architettura, di interni domestici e perfino di articoli casalinghi di tutti i giorni allude alla presenza di forze spirituali nel mondo forgiato dall’uomo, sottolineando che ciò non riguarda soltanto i luoghi destinati a ospitare eventi solenni – come ad esempio i riti – ma anche il semplice contesto delle banali occupazioni quotidiane.

Le anime dei defunti sono parimenti presupposte come entità presenti in ogni dove e profondamente influenti. In tutti questi ambiti, le due serie puntano a veicolare la nozione shintoista, sinteticamente enunciata da Michael Ashkenazi, che “non c’è un limite effettivo al numero dei kami” e la credenza correlata che “non c’è alcuna netta divisione tra la sfera terrena e il mondo dei kami” (Ashkenazi, p. 27).

Nisemonogatari analisi - La fenice

Bakemonogatari e Nisemonogatari richiamano tradizioni basate sullo Shintō in due modalità principali. Da un lato, ci riconducono al corpus dei miti testualmente codificati, giunti nel corso dei secoli a essere condivisi e riconosciuti quali componenti essenziali del popolo giapponese, i più famosi dei quali sono il Kojiki (altrimenti noto come Furukotofumi, ~ 712 d. C.) e il Nihonji (~ 720 d. C.). Dall’altro lato, ci rammentano l’onnipresenza, nel folclore e nella mitologia giapponese, di storie incentrate su fantasmi, spiriti, demoni, folletti, magici protettori e divinità itineranti originate dal genius loci di ogni galassia di piccole comunità.

La realtà rappresentata dalle due serie evoca la definizione di Vilém Flusser di “universo di immagini tradizionali” come una dimensione “non ancora offuscata dalle parole”. Ossia, “un mondo di situazioni magiche; un mondo di eterni ricorsi nel quale ogni cosa conferisce significato a ogni altra, e ogni cosa rimanda a ogni altra: un mondo pieno di significati, pieno di dèi” (Flusser).

Non si scherza, con il soprannaturale…

Bakemonogatari e Nisemonogatari adottano come protagonista Koyomi Araragi, uno studente al terzo anno delle superiori che si è recentemente ristabilito dopo la sua metamorfosi in vampiro: un fenomeno innescato dal suo disinteressato salvataggio di una creatura vampiresca ferita a morte. In seguito alla sua guarigione, conseguita con l’intervento del carismatico asceta Meme Oshino, Koyomi si è sistematicamente impegnato ad assistere chiunque sia allo stesso modo finito vittima di un evento soprannaturale.

Ha fatto ciò richiedendo l’inestimabile aiuto di Meme in ogni occasione, ma anche – cosa non meno importante – cercando di risollevare le vittime del loro stress emotivo attraverso la sua presenza incoraggiante e il suo immancabile senso dell’umorismo, in linea con la sua inguaribile natura di persona di buon cuore. In numerose occasioni, infatti, la bontà di Koyomi lo caccia in situazioni dove avverte che non ha altra scelta se non di mettere in gioco la sua vita agendo ora come salvatore e ora come esca.

Nisemonogatari analisi - Koyomi e Karen

Ad ogni modo, ciò non rende automaticamente il giovane un santo né un martire. Al contrario, la storia è attenta a enfatizzare l’umanità di Koyomi inframmezzando i suoi atti di generosità con toccanti reminiscenze delle sue mancanze – che qualche volta assumono la forma di un’insofferenza nei confronti delle vittime dei disturbi soprannaturali cui il ragazzo si prefigge di rimediare.

Nel frattempo, continuano a permanere gli effetti della precedente trasformazione di Koyomi in vampiro, sia pure in veste comicamente attenuata, come per ammonire tanto il giovane quanto i suoi compagni del fatto che il soprannaturale non sia un ambito da gestire con leggerezza, e che accedere ai suoi labirinti segreti è qualcosa che facciamo a nostro rischio e pericolo, non senza la possibilità di irrimediabili ripercussioni.

… e neppure con Hitagi

Ringraziando il Cielo, nel caso in questione i tratti vampireschi sopravvissuti in Koyomi si limitano a un persistente timore della luce del sole e, cosa assai più vantaggiosa, alla capacità di risanarsi con sorprendente rapidità. La presa di distanza dell’anime da una caratterizzazione scontata dei personaggi favorisce non soltanto l’immagine del protagonista. Anche la personalità dell’asceta si rivela piacevolmente priva di cliché.

Meme esibisce davvero in ogni circostanza un’attitudine felicemente disinvolta, perfino nei confronti dei rompicapi più spinosi, il che funziona a meraviglia per sciogliere la tensione nei momenti potenzialmente angoscianti del dramma. Nello stesso tempo, è inequivocabilmente presentato come un tipo in grado di arrivare alla giusta soluzione senza mai essere ridotto al piatto ruolo di deus ex machina.

Nisemonogatari analisi - I Lockhorns
Ma sì che li conoscete, i Lockhorns:
sono Severino e Loretta della mitica Settimana Enigmistica!

La controparte femminile di Koyomi è Hitagi Senjougahara. Una ragazza attraente che si contraddistingue immediatamente per il suo sferzante sarcasmo e la sua predisposizione per le invettive ad hominem. Come osserva Tim Jones, “Hitagi non è la tipica eroina di questo genere di serie. Intelligente, tagliente, calma e a volte spietata, il suo personaggio dà l’impressione di essere l’antagonista di Koyomi, piuttosto che l’oggetto del suo interesse amoroso. I suoi scambi di battute con Koyomi spesso finiscono con l’essere una versione ancora più prosaica delle strisce a fumetti dei Lockhorns. E non esita neppure a minacciare Koyomi quando lui la importuna, sebbene queste minacce raramente siano attuate” (Jones).

Un cast al femminile

Malgrado questo lato sconcertante – che qualche fan di anime romantici più convenzionali potrebbe giudicare sgradevole – Hitagi rivela in realtà un’attitudine premurosa man mano che la storia si sviluppa, mentre diventa sempre più palese che la sua posa aggressiva è a tutti gli effetti un meccanismo di difesa edificato con l’intento di mantenere sotto controllo un groviglio di insicurezza e mancanza di fiducia in sé stessa alimentato da un passato traumatico.

Con la trasposizione in forma dialogica del rapporto che gradualmente si sviluppa tra Koyomi e Hitagi, Bakemonogatari e Nisemonogatari ci offrono numerose e decisive conferme della loro sottigliezza psicologica – una qualità che può essere talvolta offuscata dall’enfasi posta dalla narrazione su brillanti e inconcepibilmente sofisticati scambi di battute, giochi di parole, frizzanti botta-e-risposta, non sequitur deliberatamente sconcertanti, allusioni metanarrative, e fanservice occasionale.

Uno spettatore dovrebbe essere emotivamente anestetizzato, o quantomeno straordinariamente blasé, per rimanere del tutto indifferente di fronte alla scena in cui Hitagi conduce Koyomi in un posto isolato dove il cielo notturno può essere ammirato in tutto il suo travolgente splendore, e lei offre in dono la volta stellata al ragazzo di cui si è innamorata nonostante la sua avversione profondamente radicata per le relazioni che potrebbero avvicinarla, con suo grande disagio, ad altri esseri umani.

Bakemonogatari spiegazione - Il cielo stellato

Con l’adozione di una struttura imperniata su molteplici archi narrativi, le due serie adattano diverse vicende legate l’una con l’altra e incentrate su vari personaggi femminili e sui loro problemi soprannaturali – la stessa Hitagi, Mayoi Hachikuji, Suruga Kanbaru, Nadeko Sengoku e Tsubasa Hanekawa nella prima serie, Karen e Tsukihi Araragi nella seconda.

Bake vs Nise

Come osserva Jones, “a differenza di molte serie che hanno archi narrativi per le loro eroine, dove ogni protagonista della minisaga è solitamente abbandonata una volta che l’arco è concluso, le ragazze di Bakemonogatari compaiono a più riprese nel corso della storia. Ciò conferisce alla serie un maggior senso di interconnessione, facendo sembrare il cast come un tutto, piuttosto che come una galleria di quadretti in una qualche misura correlati tra loro, come accade in molte visual novel/simulatori di appuntamenti” (Jones).

Bakemonogatari spiegazione - Le ragazze protagoniste di Bakemonogatari

Da una prospettiva estetica, Nisemonogatari si discosta più significativamente da Bakemonogatari sul piano strutturale in quanto adatta soltanto due archi, e quindi si focalizza su due soli disturbi soprannaturali e sulle due vittime ad essi collegate, Karen e Tsukihi, piuttosto che su un’ampia catena di problematiche emotive che ruotano intorno a un’ampia galleria di personaggi.

Un’ulteriore connotazione estetica distintiva della seconda serie risiede nel trattamento riservato alle ragazze stesse: nonostante Karen e Tsukihi siano teoricamente presentate come personaggi-chiave, in realtà costituiscono una presenza scenica relativamente marginale. Nel complesso, si potrebbe affermare che la struttura di Bakemonogatari faciliti l’inserimento costante nella trama delle figure più disparate, permettendo così all’azione scenica e alla sceneggiatura di concentrarsi, nel corso della serie, su diverse missioni soprannaturali e diverse traversie psicologiche.

Koyomi e le sue sorelle

Nisemonogatari analisi - Tsukihi e KarenNisemonogatari, per contro, si focalizza sulle vicissitudini delle due protagoniste senza concedere agli interpreti della prima serie molto spazio per lo sviluppo – ad eccezione, indubbiamente, dello stesso Koyomi a causa delle sue facoltà soprannaturali (che rimangono uno degli ingredienti primari dell’anime) e dello stretto rapporto con entrambe le ragazze coinvolte.

Vale inoltre la pena di sottolineare che l’accento posto da Nisemonogatari su due soli personaggi-chiave, mentre offre alla regia ampio margine di manovra per analisi accurate, non pregiudica né la spiccata propensione per i dialoghi brillanti né le opportunità di vivaci interazioni nelle scene conflittuali, che già contraddistinguevano la prima serie.

Indiscutibilmente, nel dedicare una considerevole attenzione alla resa scenica della singolare relazione di Koyomi con le sue sorelle, Nisemonogatari affronta ripetutamente alcune sfaccettature problematiche della sessualità umana, incluso il desiderio incestuoso. Anche se alcuni spettatori potrebbero trovare questi aspetti dell’opera tendenzialmente disturbanti, è fondamentale constatare che la loro portata è regolarmente riscattata dall’impiego generale di essi in chiave comica.

Cosa non meno importante, sono costruiti in modo da apparire abbastanza giustificabili in quanto componenti essenziali della dimensione psicologica dell’anime. Nei momenti di maggior leggerezza, sono resi funzionali alla serie come occasioni di umorismo; nelle loro manifestazioni più torbide, costituiscono spunti per una seria riflessione.

Vivono tra noi

In modi differenti, i protagonisti di Bakemonogatari e Nisemonogatari sono ripetutamente chiamati ad affrontare il soprannaturale nella sua forma più imperscrutabile e assoluta, nelle vesti di una miriade di creature spaventose – tra le quali dèi, fantasmi, demoni e vampiri. Così facendo, non hanno altra scelta se non quella di imbarcarsi in un viaggio pericoloso di proporzioni quasi epiche, nonostante rimangano ancorati al loro ambiente familiare e alle banali occupazioni delle persone che li circondano.

Nel mentre, il mondo ordinario si fonde con la realtà alternativa dell’ambito insterstiziale e liminale. Una regione di tenebre arcane, che può essere percepita – e per giunta, solo in modo indistinto – unicamente con una spiccata predisposizione nei confronti dei suoi sfuggenti e spesso angoscianti mormorii. Per risultare funzionali in questa realtà disgiunta, i personaggi devono avere la volontà non solo di avventurarsi in un contesto sconosciuto – il che sarebbe già un’impresa per la maggior parte della gente comune – ma anche di riconoscerne la profonda oscurità con uno spirito umile e comprensivo.

Bakemonogatari spiegazione - Kanbaru al passaggio a livello

È tramite questo atto di accettazione incondizionata che l’alterità può essere intesa come un alleato o un mentore in grado di aprirti gli occhi, piuttosto che come un opprimente antagonista. Pertanto, si potrebbe affermare che Bakemonogatari e Nisemonogatari ricorrano al soprannaturale per mettere in scena i riti di passaggio, spesso sofferti, attraverso l’oscurità e il mistero, che sono fondamentali per ogni autentico processo di scoperta e sviluppo di sé.

Con le loro trame popolate di entità soprannaturali, le due serie veicolano una particolare visione del mondo, basata sull’idea che per raggiungere approssimativamente, se non proprio conseguire, una genuina conoscenza del mondo, dobbiamo essere intenzionati a riconoscere e rispettare la realtà invisibile che coesiste puntualmente con la sfera del visibile.

L’importanza dell’Altro

Al tempo stesso, ambedue le serie sottintendono che, se da un lato gli esseri umani sono in linea di massima incapaci di interagire con queste forze spettrali, dall’altro, proprio per questa ragione, ne sono inconsapevolmente attratti. Come sottolinea Blanchot, “ciò che ci ossessiona è qualcosa di inaccessibile, dal quale non riusciamo a districarci. Qualcosa che non può essere trovato, e quindi non può essere scongiurato” (Blanchot, p. 11).

Bakemonogatari e Nisemonogatari mettono in scena queste preoccupazioni umane profondamente radicate con un riferimento implicito al concetto di alterità. Così facendo, richiamano l’attenzione sull’inguaribile tendenza degli esseri umani a demonizzare l’Altro, considerandolo come un entità imponderabile, e quindi spaventosa. Nello stesso tempo, ci ricordano che, a dispetto dei nostri tentativi di demonizzazione, l’Altro è fondamentale per la definizione del Sé, al punto che il Sé è incapace di definire ciò che è indipendentemente da ciò che non è.

Bakemonogatari spiegazione - Hitagi nell'episodio 03 di Bake

Le due serie suggeriscono che, finché l’Altro è escluso in quanto forza minacciosa o contaminante, il Sé è condannato a un destino di alienazione e di autoannullamento, nella misura in cui il Sé non può agire normalmente senza la controparte esclusa. Di conseguenza, Bakemonogatari e Nisemonogatari mettono in risalto la necessità di accogliere l’Altro quale condizione imprescindibile per la creazione e lo sviluppo di versioni sia personali sia collettive dell’identità.

Entrambe le serie lasciano intendere che, per rendere effettiva questa strategia, il Sé non deve semplicemente ostentare un’attitudine morale di apertura nei confronti dell’Altro demonizzato, cercando segretamente invece di controllarlo e soggiogarlo per il proprio tornaconto. Di fatto, i segnali di accettazione provenienti dal Sé devono essere avvalorati dall’umile e rispettoso riconoscimento dell’essenziale diversità espressa dall’Altro come realtà a sé stante.

Tra magia e psicologia

Anche se lo Shintō e molte altre tradizioni spirituali giocano un ruolo cruciale tanto in Bakemonogatari quanto in Nisemonogatari, è fondamentale rilevare che le vicissitudini dei personaggi non sono mai presentate esclusivamente come puri e semplici fenomeni soprannaturali – ad es. maledizioni, possessioni o presenze – benché queste popolari componenti del folclore giapponese siano spesso portate in scena per conseguire un effetto drammatico.

Al contrario, ambedue le serie trasmettono queste situazioni con notevole verosimiglianza psicologica, e un’altrettanto adeguata capacità di impegnare la mente e toccare il cuore dello spettatore, ricollegandoli ai problemi emotivi, ai traumi e alle incertezze delle vittime. Al pesante fardello di ricordi generato dalla loro esposizione ad abusi fisici e psicologici. E alla loro vulnerabilità nei confronti di scoraggianti sensazioni di inadeguatezza e incapacità.

In modo analogo, alla base di praticamente tutte le tribolazioni delle vittime vi è una molteplicità di crisi di identità e conflitti emotivi irrisolti. In particolare, il concetto di famiglia in Bakemonogatari è più volte messo in risalto in quanto causa latente o esplicita di profondi sconvolgimenti emotivi. I guai soprannaturali delle ragazze possono essere interpretati come metafore dei loro motivi di tormento e di incertezza.

Ragazze interrotte

Il granchio che perseguita Hitagi causandone l’anormale carenza di peso, ad esempio, è considerato un kami dal competente Meme, però rappresenta anche il conflitto emotivo scaturito dagli orrori della trascuratezza genitoriale e della violenza sessuale. La condizione di Mayoi, fantasma che porta con sé una maledizione, e la sua successiva promozione al rango, presumibilmente più elevato, di spirito errante, sono parimenti radicati in un pesante retaggio di dissidi familiari.

Il demone che infesta il braccio di Suruga, a sua volta, può essere sensatamente visto come un rimando a questioni identitarie irrisolte. Idea rafforzata dal potere del mostro di distruggere l’anima della ragazza, nel caso in cui l’arto sia usato per soddisfare desideri motivati da impulsi di vendetta e di rancore. Il serpente demoniaco che soffoca l’energia vitale di Nadeko, allo stesso modo, è il frutto di un tentativo dilettantesco di scacciare una maledizione, il che può essere intepretato come un atto di blasfema arroganza, e perciò come il segno di un io vulnerabile.

La trasformazione di Tsubasa in bakeneko, ossia in gatto mostruoso, è fondamentalmente il risultato di un amore non corrisposto, sebbene l’atteggiamento della ragazza suggerisca che potrebbe trattarsi dell’espressione somatica di un io istintivo, dolorosamente represso dall’adozione di una maschera da studentessa eccezionalmente efficiente. (continua nella parte seconda)

Bakemonogatari spiegazione - Le anomalie delle protagoniste

Per approfondire

Ashkenazi, M., Handbook of Japanese Mythology, Oxford University Press, Oxford 2003.

Blanchot, M., The Two Versions of the Imaginary, in Id., The Space of Literature, Nebraska University Press, Lincoln 1982.

Flusser, V., Key Words, a cura di A. Müller-Pohle e B. Neubauer, in [equivalence].

Jones, T., Bakemonogatari, in T.H.E.M. Anime Reviews.

Redazione

A cura dello staff di Animebambu.it

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