I DUE QUINLAN DI ORSON WELLES

 

IL FILM IN BREVE

L’infernale Quinlan è un film di Orson Welles del 1958, che narra la storia di Mike Vargas, importante funzionario di polizia messicano impegnato nella lotta al traffico di narcotici che, durante la luna di miele con la moglie Susan, assiste all’uccisione del facoltoso imprenditore Linnekar. L’indagine relativa a questo delitto metterà Vargas in contrasto con il capitano Hank Quinlan, un poliziotto scafato e disincantato, con un fiuto straordinario, ma che ha dei metodi piuttosto controversi.

IL BENE E IL MALE

Secondo la definizione fornita dal vocabolario Treccani, per manicheismo si intende quella corrente religiosa e filosofica secondo cui il mondo sarebbe sorretto da due princìpi assoluti, cioè il Bene e il Male e tali concetti sarebbero inamovibili nel tempo e nello spazio e sempre in perpetuo ed insanabile contrasto.

Una posizione, per così dire, tranchant: ebbene, L’infernale Quinlan è tutto fuorché un prodotto cinematografico manicheo e ciò è la sua più grande forza, ma anche il suo limite maggiore e la cosa più importante è che di tale debolezza il capolavoro di Orson Welles ne fa uno sfoggio ammirevole, senza nasconderla allo spettatore.

Più che sul rapporto tra Bene e Male come valori assoluti, L’infernale Quinlan è una pellicola sui valori relativi della forza e della fragilità, che si alleano senza soluzione di continuità e si scontrano in momenti troppo difficili per andare d’accordo: Vargas e Quinlan non sono personaggi del tutto buoni o del tutto cattivi, ma fondono le loro essenze di uomini forti e fragili allo stesso tempo per compiere azioni buone o cattive, senza mai scadere nel Bene assoluto o nel Male assoluto.

Il titolo originale dell’opera, Touch of Evil, è chiarificatore di questo concetto: il Male non è mai assoluto, poiché può benissimo convivere con il Bene, il quale a sua volta non è assoluto, perché viene toccato, ma mai inquinato, dal Male stesso.

Infernale Quinlan e Vargas

F COME FALSO, V COME VERO

Discutendo In questi termini di L’infernale Quinlan, possono venire in mente due considerazioni all’occhio di uno spettatore poco avvezzo alla poetica di Welles e che probabilmente non ha mai visto alcun film del Maestro di Kenosha e cioè:

  1. L’infernale Quinlan è un film liquido e senza una sostanza tematica certa;
  2. L’infernale Quinlan, come conseguenza diretta del punto sub 1, è un film poco concreto e troppo intellettuale.

Bisogna prestare attenzione a questo punto.

Essenzialmente la pellicola in oggetto è un’opera con i piedi ben saldi in terra, di una modernità sconcertante sotto il punto di vista tecnico (il meraviglioso piano sequenza iniziale, le continue riprese dal basso, i piani prospettici alterati e la fotografia che si alterna tra un bianconero stupefacente ed un uso delle luci avanguardistico sono una testimonianza concreta di tanta modernità) e di una concretezza solida come una roccia , che è una prerogativa dei grandi classici del noir.

Da Il mistero del falco di Huston, fino all’ottimo Dragged across concrete di S. Craig Zahler, la concretezza e la solidità del plot sono componenti fondamentali per il genere di appartenenza e i temi della dipendenza dalle droghe, dello stupro di gruppo, degli attentati ad uomini facoltosi e della difesa anche dei colpevoli di crimini abietti sono una costante dell’opera firmata da Welles: l’attinenza a temi sempre moderni, ma antichi come il mondo conferiscono a L’infernale Quinlan una solidità e una inquietudine del tutto moderna, nonostante l’atmosfera rarefatta tra sogno e realtà.

Esatto: la componente del sogno conferisce ulteriore concretezza, poiché rispecchia la verità. Ciò che la visione di Quinlan sembra suggerire allo spettatore è che si stia narrando una storia verosimile, ma con mezzi che ne sacrificano la verità, in ragione della falsità di un’opera d’arte: la figura di Joe Grandi e la sua gang di scagnozzi, le risposte di Susan allo stesso Grandi e a Pancho, una più grottesca dell’altra, le continue persecuzioni di Grandi a Susie, che culminano nella scena dell’aggressione nel motel, raccontano una storia dalle atmosfere rarefatte e sempre in contrasto tra realtà ed immaginazione, in cui la verità delle tematiche, si contrappone alla falsità della tecnica filmica, creando una storia tanto visionaria, quanto concreta.

In ultima istanza L’infernale Quinlan è un capolavoro che si nutre di contraddizioni madornali: è un film ricchissimo di tematiche sempre attuali e di una concretezza che lo tiene ben saldo in terra, è caratterizzato da un rapporto di odio/amore tra fragilità e forza ed è un film in cui realtà e immaginazione fanno un gioco di specchi magico, sognante ed ipnotizzante.

Quinlan e Tania

INTUIZIONE E RAZIONALITÀ

Touch of Evil, lungi da facili riduzioni manichee, si muove nell’orizzonte della dualità. Oltre a bene e male, sogno e realtà, il film presenta Quinlan e Vargas agli antipodi in fatto di intuizione e razionalità. Paradossalmente il capitano Quinlan è tanto cinico, quanto slegato dalla realtà. Sembra in perenne contatto con un mondo lontano di cui lo spettatore può vedere solo uno spiraglio. La moglie assassinata, l’alcolismo, la pallottola presa al posto di Menzies, il rapporto con Tanya rimandano a un passato solo accennato, a un periodo in cui il capitano (Welles stesso?) mangiava meno dolci, come si evince da un breve scambio di battute con la tenutaria del bordello.

Ma che ne sappiamo di tutto questo? Non ci sono flashback rivelatori, ma solo riferimenti sparsi per voce dei personaggi che gli sono stati più vicini. Quinlan non è il detective brillante che attraverso le proprie deduzioni incastra i colpevoli. Non discende da Sherlock Holmes o da Poirot. Si serve del proprio intuito, ascolta ciò che gli dice la gamba dolorante, ma non riesce a dimostrare la colpevolezza dei sospettati con la logica. Per questo fornisce false prove e lascia le proprie impronte sul luogo del crimine (il bastone che dimentica in albergo).

Vargas non ha bisogno di personaggi che si incaricano di suggerirci quale sia la sua vera natura. Diamo per scontato che sia onesto e coraggioso. Susan insiste piuttosto con Pancho e Grandi sulla presunta forza fisica e temerarietà del marito, descritto come «giovane e forte in grado con un paio di pugni di fargli saltare tutti i denti».

Ma le qualità di Vargas sono principalmente morali. È un funzionario governativo dedito al lavoro e dotato di grande umanità. Il suo metodo di indagine non tiene conto di pregiudizi. Fraternizza quasi con il connazionale sospettato di omicidio, che ascolta con attenzione e difende dalle accuse di Quinlan. Anzi, quest’ultimo taccia lo stesso Vargas di non essere obiettivo, in quanto concittadino di Sanchez. Tuttavia, lo spettatore si accorge facilmente che il poliziotto messicano è in realtà un uomo razionale, che crede nella giustizia, o meglio nei suoi aspetti più astratti e formali.

Per scagionare Sanchez e incastrare Quinlan, Vargas va alla ricerca di prove inconfutabili. Agisce secondo la legge e i propri ideali, non come un cane da caccia e senza abusare del proprio potere. Ma il proprio sistema di valori scricchiola. Finisce per abbandonare la moglie alle violenze della banda di Grandi in un albergo in mezzo al nulla. Ma soprattutto non scopre la verità, ovvero che i sospetti di Quinlan erano fondati.

LA DOPPIA NATURA DI QUINLAN

In definitiva Quinlan incarna alla perfezione la dualità (pur non manichea) che attraversa tutto il film. L’Infernale del titolo italiano dice molto di Quinlan. Un essere demoniaco che viene dagli inferi, ma anche un uomo giusto a modo suo che ha l’inferno nel cuore.

Chi sia il capitano Quinlan ce lo racconta soprattutto la macchina da presa. Quando la polizia va a casa di Sanchez sospettato di omicidio, Quinlan occupa da solo metà inquadratura, mentre nella seconda metà abbiamo ben tre personaggi.

Infernale Quinlan dal messicano

Nella camera d’albergo dove alloggia la moglie di Vargas, sembra addirittura un gigante che tocca la testa con il soffitto.

Quinlan e Joe Grandi

Invece, nella lotta con Menzies sovrasta l’amico e sembra invadere il campo.

Ma Quinlan è anche un uomo debole, con un passato di alcolista, che non riesce a perdonarsi la morte della moglie. Quando è al bar con Grandi torna a essere un uomo come tutti. La mdp lo mette sullo stesso piano di Grandi con il quale è in combutta, per poi allontanarsi verso l’alto e farlo apparire molto più piccolo di quello che è in realtà.

Quinlan e Joe Grandi al bar

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