ORANGE ROAD NEI MIEI RICORDI

In casa AnimeBambù ci sono, come da ogni altra parte, stoviglie da lavare e panni da stirare.

Incombenze che possono diventare più leggere, se nel frattempo si collega il PC alle casse dell’impianto hi-fi e ci si ascolta qualche buona OST. Tra un piatto da strofinare e una padella da sgrassare, mi sono imbattuto nelle BGM di Orange Road. Era da molto tempo che non mi capitava di riascoltarle. Risalgono ormai a trent’anni fa, eppure mantengono inalterato il fascino evocativo che peraltro contraddistingue quest’opera nella sua interezza.

Mari Okada andava alle elementari, lo school drama non aveva ancora assunto i toni di una soap opera in chiave adolescenziale. Imperversavano le maghette pierrotiane, e a pensarci bene in Orange Road (sempre dello Studio Pierrot) una componente “magica” c’è. No, mi correggo: quasi magica, secondo la tremenda, ipercensurata versione Mediaset. Non ricordo con precisione se riuscii a seguirlo fin dalla prima messa in onda della serie in Italia, nel 1989. Posso invece giurare che, nel corso degli anni Novanta, mi capitò spesso di intercettarlo sulle reti berlusconiane, dove era spesso replicato.

Kyosuke, Madoka e Hikaru

Da bambino puro e angelico qual ero, le dinamiche amorose fra i tre protagonisti mi interessavano relativamente. Ero invece esaltato dalle prodezze messe in atto da Kyosuke (che per me si chiamava ancora Johnny) per rimediare ai guai dovuti dalla sua indecisione amorosa. Combinava un pasticcio con le ragazze? E che problema c’era? Rotolandosi dalle scalinate del parco cittadino, era in grado di tornare indietro nel tempo e porre un rimedio.

Tentai pure di imitarlo: qui in paese la chiesa è in cima ad una salita orlata da uno scalone a gradoni. Di ritorno da catechismo, qualche volta provai a buttarmi, ma il tempo scorreva inesorabile come prima. In compenso, avevo rimediato una moltitudine di lividi vari, oltre alla nomea di “tipo strano”.

Proprio perché il tempo scorre senza posa, toccò anche a me, in quegli anni, il trasbordo dall’infanzia all’adolescenza. Le compagne di banco cominciavano a suscitare in noi sensazioni conturbanti e inedite. Perché adesso ci inceppavamo, nel rivolgere loro la parola? E dire che, fino all’anno prima, magari, si rideva e si giocava tutti insieme con la massima scioltezza…

Un nuovo senso del pudore si era impadronito di noi. Com’è che tutto, all’improvviso, sembrava diventato così difficile, macchinoso, complicato? Ed ecco che cominciavo a capire le esitazioni di Kyosuke/Johnny, stretto com’era tra Hikaru, la biondina guastafeste che non lo mollava un attimo, e l’enigmatica, affascinante, misteriosa Madoka.

Orange Road - I personaggi principali

Iniziai perciò a tenere in debito conto anche aspetti di Orange Road fino ad allora sottovalutati. Li apprezzai tanto di più quanto più crescevo. E oggi, oltrepassato anche il mezzo del cammin della mia vita, dopo aver finito di lavare i piatti, mi chiedo: sono cambiato io? O sono cambiate piuttosto le serie animate? Sta di fatto che nessuno scolastico (sebbene Orange Road sia uno scolastico sui generis) è mai più riuscito a regalarmi quelle emozioni, quel senso al tempo stesso effimero ed eterno della giovinezza.

Forse anche per andare in cerca degli anni perduti, in un momento nel quale sentivo la vita sfuggirmi di mano, mi iscrissi a un gruppo Facebook di aficionados della serie. Riuscimmo a combinare nel gennaio del 2015 una cena da Shiro Poporoya. Non mi pareva vero di poter trovare gente con cui condividere le mie impressioni su Orange Road. Quell’incontro mi regalò contatti che mantengo ancora oggi, oltre ad un’utilissima osservazione critica (pagherei per ricordare chi me la mosse!) sui miei gusti un pochino datati.

Niente da fare: dovevo aggiornarmi. Cominciai ad interessarmi a serie sempre più recenti, colmai il gap generazionale, buttai giù qualche osservazione critica… ed ecco la storia, per il mio 50%, di come nacque una delle due metà di AnimeBambù!

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