LA DISCRIMINAZIONE SILENZIOSA DEI BURAKUMIN

Se non avete mai sentito parlare dei burakumin, non siete disinformati. Semplicemente, è un problema passato per troppo tempo sotto silenzio.

Ma chi sono, i burakumin? Facciamo un passo indietro. Nel periodo Edo (1603 – 1868) si afferma un assetto sociale (il mibunsei) che prevede una ripartizione della popolazione in quattro classi. Al di sotto dell’imperatore e della sua famiglia troviamo, nell’ordine, guerrieri, contadini, artigiani e mercanti. Sotto i mercanti, due categorie di fuoricasta: gli eta e gli hinin.

Eta significa pieno di sporcizia. Hinin sta per non umano. Si trattava di persone ritenute affette da impurità, a causa del mestiere esercitato. Professioni legate al sangue o alla morte. Oppure ad attività reputate in qualche modo disonorevoli. Rientravano in questo insieme, ad esempio, custodi di tombe o addetti ai funerali. Oppure artigiani che impiegavano pelli di animali, come conciatori o fabbricanti di archi. C’erano poi prostitute senza licenza, monaci insubordinati, mendicanti, carcerieri, e via dicendo.

In origine, eta e hinin abitavano capanne abbandonate, terreni incolti, golene di fiumi. In sostanza, si mantenevano lontani dagli altri, per non contaminarli. Ma con le guerre civili del XII secolo, assistiamo ad un incremento della domanda di lavoratori di pellame per le armature e le corazze dei guerrieri dell’epoca. I paria giapponesi cominciano perciò a trasferirsi alla periferia delle antiche città-castello. E ad addensarsi in villaggi-ghetto: i buraku, appunto.  Ed ecco spiegata l’origine del nome: burakumin infatti vuol dire gente del villaggio.

Nel già citato periodo Edo, la discriminazione si fa più evidente. I burakumin non possono vestire abiti di seta, né indossare copricapi. In seguito, gli si imporrà addirittura l’uso di collari e di colori stabiliti per gli indumenti. Non potranno entrare in città dall’alba al tramonto. E saranno schedati in appositi registri. In cambio, godranno di alcuni privilegi, come il monopolio nell’esercizio delle loro attività. E una certa autonomia gestionale all’interno delle comunità di appartenenza.

Burakumin - Lega per la liberazione dei burakumin
Alcuni membri della Lega per la liberazione dei burakumin durante un congresso nazionale a Tokyo, nel 2015

Il burakumin mondai dall’era Meiji a oggi

Con l’era Meiji (1868 – 1912) si inaugura un processo di occidentalizzazione e modernizzazione del Giappone. Il principio di uguaglianza formale, alla base dello Stato liberale, è però in contrasto con l’esistenza di una casta di intoccabili. Perciò nel 1871, la discriminazione è abolita per legge. Continua però a rimanere viva nella sostanza dei fatti.

L’editto di emancipazione comporta inoltre, per i burakumin, la soppressione degli antichi privilegi. Ossia la fine dei monopoli corporativi. E l’obbligo di pagare le tasse in rapporto all’estensione di terreno coltivabile posseduta, e non al raccolto effettivo. Tutto ciò ha come conseguenza l’aumento della disoccupazione nei buraku. E una miseria ancora più nera. Liberi sì, ma di morire di fame.

Per di più, la libertà formale di cui i burakumin ora godono suscita la riprovazione dei piccoli proprietari terrieri. Le solite guerre tra poveri, insomma. Sentirsi parificati ad esseri umani ritenuti inferiori, scatena infatti numerose rivolte contadine. Le proteste a volte si trasformano in una sorta di caccia all’eta, a cui il governo reagisce ora chiudendo un occhio, ora intervenendo con la forza. In quest’ultimo caso, non per difendere i diritti degli ex-intoccabili, ma solo per sedare il turbamento dell’ordine pubblico.

Neppure le due guerre mondiali, con l’enorme tributo di sangue richiesto alla popolazione, contribuiscono ad una maggiore integrazione dei burakumin nella società giapponese. Solo nell’ultimo dopoguerra, con la creazione della Lega per la liberazione dei burakumin, appoggiata dai partiti di sinistra, ci si rende conto dell’esistenza di un burakumin mondai, ossia del problema rappresentato dall’emarginazione dei burakumin.

Dal 1973 al 2002, il Governo ha varato numerose iniziative miranti ad un effettivo inserimento dei burakumin all’interno della società giapponese. Qualche obiettivo è stato raggiunto, ma c’è ancora molto da fare. Per capire come stanno le cose al giorno d’oggi, lasciamo parlare un servizio di France24, datato 2 febbraio 2017, da noi sottotitolato in italiano:

SuperWebTricks Loading...