SIMBOLI E ALLEGORIE IN MAWARU PENGUINDRUM (N – Z)

ATTENZIONE Contenuto a rischio spoiler

Continuazione dell’elenco, in ordine alfabetico dalla N alla Z, dei principali elementi simbolici e allegorici e dei temi portanti che si ritrovano in Mawaru Penguindrum (2011) di Kunihiko Ikuhara. Per le voci dalla A alla M, v. Simboli e allegorie in Mawaru Penguindrum (A – M).

INDICE
Non essere scelti equivale a morire
Parabola di Mary e delle tre pecorelle
Pinguini
Ranocchio salva Tokyo
Scatole
Scorpione
Stelline
Triple H

NON ESSERE SCELTI EQUIVALE A MORIRE

Le leggi di mercato classificano quotidianamente la vita dei bambini di tutto il mondo. Ci sono quelli che si salvano e quelli che non si salvano. (Sanetoshi Watase, ep. 14)

Anarchia, Stato e Utopia (1974) di Robert Nozick è un caposaldo del pensiero libertariano. Per intenderci, si tratta di un’apologia del cosiddetto Stato minimo: uno Stato cioè che non interviene nella sfera pubblica e lascia tutto nelle mani del libero mercato. Stato minimo e capitalismo selvaggio, insomma, si sposano alla perfezione. I libertariani parafrasano il celebre aforisma di Marx da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni in questo modo:

Da ciascuno per come sceglie, a ciascuno per come è scelto.

Due soltanto sono le forze che determinano le leggi del libero mercato: la domanda e l’offerta. Nell’economia capitalista, la libertà è data appunto dal fatto che da ciascuno sono prelevate risorse a seconda delle sue libere scelte (domanda). I miei risparmi, posso impiegarli come mi pare: compro un biglietto per un concerto, passo una domenica allo stadio, prenoto la settimana bianca. Le risorse sono invece convogliate sull’offerta, su chi viene scelto, insomma. Rispettivamente, nell’esempio di prima, la mia band preferita, la squadra del cuore, l’hotel sui monti.

Ma che succede quando non si è scelti? Semplice, non arrivano risorse. Se offro un prodotto che non interessa a nessuno, nessuno mi pagherà per averlo. Ora, le moderne democrazie di stampo occidentale non sono certo assimilabili al modello dello Stato minimo. Anzi, c’è una rete di welfare che garantisce una certa protezione sociale ai non abbienti. Ma l’essenza della società capitalista è sempre la stessa: solo chi ha qualche talento rivendibile sul mercato può sopravvivere. Ecco perché, come dice Himari, non essere scelti equivale a morire.

Mawaru Penguindrum - Shoma e Himari

La morte non necessariamente è una morte fisica. Al giorno d’oggi c’è il welfare, lo abbiamo detto: non va più di moda, morire di fame. Piuttosto, in Mawaru Penguindrum, si tratta di una morte sociale, una morte fatta di solitudine, abbandono, disperazione. Una morte che si consuma nell’anonimato di un’esistenza grigia, spenta, alienata: ed ecco le figurine stilizzate di Ikuhara.

PARABOLA DI MARY E DELLE TRE PECORELLE

L’episodio 13 di Mawaru Penguindrum si intitola Boku to kimi no tsumi to batsu ossia, letteralmente, Il mio e il tuo delitto e castigo. Significativamente, tsumi to batsu si scrive in kanji 罪と罰 ossia proprio come la traduzione giapponese del titolo dell’omonimo romanzo di Dostoevskij.

Sarà una coincidenza, ma nel finale dell’episodio appena precedente, uno Shoma sconvolto racconta ad una Ringo esterrefatta una strana e inquietante parabola. Un’allusione a I fratelli Karamazov e al racconto del Grande Inquisitore, con Shoma nel ruolo di Ivan e Ringo nella parte di Aleksej?

C’era una volta Mary, che possedeva tre bellissime pecorelle. Quando le portava in giro per la fattoria, tutti si giravano a guardarle: il loro manto splendeva come le ali di un angelo. Mary non vedeva l’ora di poterne filare la lana, un giorno.
Ma un mattino Mary si svegliò, ed ebbe una sgradita sorpresa: il melo del giardino era deperito. Quello era il primo albero venuto al mondo, era un altro dei preziosi tesori di cui Mary andava molto fiera: un preziosissimo tesoro, che ogni anno faceva maturare magnifici pomi dorati. Mary si diresse verso il melo e si mise a piangere. Un tempo, quel melo illuminava con la sua lucentezza il futuro, i sogni e anche l’amore.
Il mondo cadde in un manto di tenebra. Mary piangeva, e piangeva, tanto che nemmeno udiva le voci consolatorie delle tre pecorelle, e in quel momento si udirono due voci provenienti dal cielo: – Non rinunciare, perché il mondo non è ancora finito! –
Quando Mary sollevo lo sguardo, vide due grandi conigli neri, mai visti prima, seduti su una roccia. E i conigli neri dissero: – Dall’altro capo del bosco c’è il tempio della dea, sai? Va’, e raccogli la cenere della torcia che arde laggiù! Se lo cospargerai di quella cenere, l’albero riprenderà il suo vigore immediatamente! –
Ma Mary scosse la testa, perché sapeva esserci una legge che impediva agli esseri umani di toccare il fuoco della dea. – Ma prenderai in prestito solo un po’ della sua cenere, così il mondo verrà di nuovo invaso dalla luce! Anche la dea sarà felice di donarla! –
Quella notte, Mary rubò la cenere dal tempio e ne cosparse il melo. Come avevano detto i conigli neri, il melo riprese vigore. Mary non stava nella pelle dalla gioia, non faceva che danzare sotto l’albero e non degnava di uno sguardo le sue tre pecorelle. Tuttavia, la dea andò su tutte le furie. In fin dei conti, era stata violata la legge. E così, alla fine, la dea decise di infliggere a Mary una punizione. Eppure, alla fine quella punizione non era altro che un capriccio della divinità.
Alla fine, la dea scelse una delle pecorelle di Mary, la più piccola e la più giovane delle tre. La prescelta era una ragazza affascinante, dal carattere gentile e delicato. Adorava cucinare e lavorare a maglia, e si prendeva cura dei suoi fratelli buoni a nulla. Era soltanto una ragazzina.
Le due pecorelle abbandonate dissero: – Oh dea, perché hai scelto proprio Himari? –
– Perché questo è il castigo, e il castigo deve essere il più iniquo e irragionevole possibile. –

Mary e le tre pecorelle rimandano ad una vecchia filastrocca americana, risalente alla prima metà del XIX secolo: Mary had a little lamb. Nella canzoncina, la piccola Mary porta un agnellino a scuola, infrangendo le regole. La ragazzina non sarà punita, al contrario susciterà il divertimento dei compagni di classe e dell’insegnante.

Mawaru Penguindrum - Mary e le tre pecorelle

Una possibile interpretazione

Una mattina mi sono accorto che a me questo mondo non aggrada nemmeno un po’. (Sanetoshi Watase, ep. 23)

Non è difficile rivedere in Mary la figura di Kenzan Takakura, padre biologico di Shoma e adottivo di Kanba e Himari. Ogni genitore nutre aspettative nei confronti dei figli, ed è comprensibile che Kenzan sia orgoglioso delle sue tre pecorelle e non veda l’ora di poterne filare la lana. Un giorno, però, il melo in giardino deperisce: Kenzan ascolta il sussurro della maledizione di Sanetoshi, e perde fiducia nel mondo.

L’insensatezza delle leggi che governano la società precipita un padre di famiglia-modello nello sconforto. Ogni riferimento viene a mancare e il mondo cade nelle tenebre. Ma all’improvviso i due conigli neri (che, come sappiamo, rappresentano Sanetoshi) propongono un rimedio. Il melo può tornare a rifiorire, e Kenzan può trovare una nuova ragione di vita.

Occorre però compiere un atto-tabù: sottrarre la cenere della dea, così il melo sarà salvo. E in effetti, il melo riprende vigore. Kenzan ha dato senso alla propria vita, aderendo ad un sistema di valori forte (tutti i terroristi, in fondo, sono idealisti). Ma per realizzare questo scopo, ha dovuto sterminare degli innocenti, compiendo una sorta di sacrilegio.

Il finale della parabola riflette i pensieri di Shoma, ateo disperato (e rassegnato). Il minore dei Takakura così aveva commentato la resurrezione della sorella, nell’episodio 01:

Già, io pensavo si fosse trattato solo di fortuna… Pensavo che quel Dio ingiusto e crudele avesse deciso, per puro capriccio, di introdurre un evento miracoloso nel nostro destino… e che ora persino noi avessimo il diritto di essere felici.

Dio non c’è o, se c’è, si diverte a giocare con le vita degli esseri umani, introducendo gioie e dolori in modo casuale, al solo scopo di vincere la noia. Secondo il personale senso di giustizia di questo dio distante, crudele e inumano, il prezzo della colpa di Kenzan sarà pagato da Himari, la più innocente dei fratelli Takakura. Che senso ha, tutto questo? Nessuno. Il monito lapidario della dea (il castigo deve essere il più iniquo e irragionevole possibile) è accompagnato da un sorriso beffardo, dal quale manca ogni forma di pietà per un’umanità abbandonata a se stessa.

PINGUINI

In un’intervista, Ikuhara spiega:

Hanno le ali, ma non possono volare; sanno nuotare, ma non riescono a stare sott’acqua per troppo tempo. Se è così, qual è veramente il loro posto? Non sono animali comuni, come i gatti e i cani. Sono uccelli che non sembrano per niente degli uccelli. L’idea che sembrano essere giunti da un altro mondo e non avere un luogo di appartenenza accende l’immaginazione.

In prima battuta, la funzione dei pinguini è di acchiappare l’attenzione dello spettatore, alleggerendo al contempo la tensione. Sono animali-mascotte, insomma: un classico espediente a cui spesso ricorre l’animazione giapponese. Chi non si ricorda dell’insetto-narratore Azuma-mushi in Pollon? O, più recentemente, di Babbit in Rossana?

In secondo luogo, nel caso specifico di Mawaru Penguindrum, i pinguini costituiscono prolungamenti dell’inconscio dei protagonisti. Numero 1 rappresenta lo sciupafemmine Kanba: non a caso, è fissato con le riviste osé e la biancheria femminile. Numero 2 è collegato con Shoma, e infatti lo vediamo sempre alle prese con i lavori domestici. Sun-chan, il numero 3, è invece il pinguino/animale domestico personale di Himari.

Mawaru Penguindrum - Ringo, Shoma e il suo pinguino
Shoma non la conta giusta: il suo pinguino si muove seguendo Ringo prima ancora di lui (dall’episodio 08)

Infine, i pinguini possono essere interpretati come una metafora della condizione umana. Dice bene, Ikuhara: ci hanno dato le ali, ma non possiamo volare. Siamo stati messi al mondo con questa insopprimibile tensione verso l’Infinito, eppure rimaniamo prigionieri della nostra finitezza. Ma soprattutto, l’assurdità dell’esistenza si traduce in uno spaesamento totale. In nessun posto l’Uomo si può sentire a casa, perché questo Universo apparentemente insensato è quanto di meno adatto ad ospitare noi esseri umani.

Un pinguino stilizzato compare inoltre a più riprese sulle insegne pubblicitarie e nel logo di diversi prodotti di mercato. Questo rappresenta un’allusione alla realtà dei fatti emersa in seguito all’attentato del ’95: la setta AUM Shinrikyo poteva infatti contare su notevoli appoggi economici dovuti alla partecipazione a diverse attività imprenditoriali. Il patrimonio della setta fu all’epoca valutato in 400 miliardi di lire (di allora).

RANOCCHIO SALVA TOKYO

Il libro che Himari, novella Alice nel paese delle meraviglie, deve cercare nella biblioteca dell’episodio 09 è in realtà il titolo di un racconto di Haruki Murakami incluso nella raccolta Tutti i figli di Dio danzano. Un ranocchio gigantesco appare in casa di Katagiri, grigio impiegatuccio dalla vita mediocre. Il ranocchio ha bisogno dell’aiuto di Katagiri per salvare Tokyo da un terremoto ancora più devastante del sisma che ha appena colpito Kobe (siamo nel 1995).

Mawaru Penguindrum - Ranocchio salva Tokyo

Niente da fare: il ’95 compare sempre, martellante e quasi ossessivo, come un memento imprescindibile che attraversa tutti gli episodi della serie. La salvezza di Tokyo, nell’anno dell’attentato, è affidata ad un oscuro travet. Il destino della megalopoli, nel 2011, sarà invece affidato a Kanba e Shoma, due emarginati che vivono in una casetta fatiscente.

Numerosi, in Mawaru Penguindrum, sono i riferimenti al celebre scrittore giapponese, conosciuto e apprezzato anche da noi in Italia. Ad esempio, il libro che restituisce Himari alla biblioteca, “La pazza dello Sputnik”, sembra un’allusione a La ragazza dello Sputnik. E nell’infanzia di Yuri si ravvisano echi del rapporto padre-figlio così come è descritto in Kafka sulla spiaggia.

Ma il riferimento più consistente a Murakami rimane forse il saggio Underground, con il quale l’autore affronta i tragici avvenimenti del ’95 attraverso una serie di interviste ad altrettanti affiliati ad AUM. Nella setta si respirava infatti un clima di autentica fratellanza e solidarietà, e i componenti in molti casi avevano rinunciato a patrimoni e carriere professionali invidiabili, per sfuggire alla “disumana, utilitaristica macina del capitalismo e del sistema sociale”.

SCATOLE

Il mondo è fatto di molte scatole: le persone si lasciano piegare in due e riporre dentro le scatole e restano così per tutta la vita, e alla fine dimenticano la loro forma originaria, dimenticano chi sono veramente, non ricordano le loro passioni e i loro amori di un tempo. (Sanetoshi Watase, ep. 23)

Nel primo episodio di Mawaru Penguindrum, i pinguini arrivano a casa Takakura in una scatola per surgelati. Analogamente, nell’ultimo episodio, i pinguini sono nuovamente inscatolati. Le scatole in cui gli esseri umani si lasciano rinchiudere simboleggiano l’individualismo esasperato di gran moda al giorno d’oggi: le scatole frappongono pareti di cartone tra noi e gli altri.

Ma le scatole alludono anche alle convenzioni sociali cui ci sottomettiamo più o meno passivamente, finendo col diventare prigionieri del conformismo imperante. Due ambiti intimamente connessi tra loro: da un lato i valori dominanti spingono ad un’incessante ricerca del successo personale.

Questo mondo dispensa frutti maturi solo per chi è vorace e avaro. (Masako Natsume, ep. 22)

Dall’altro lato, è proprio perché l’individualismo è promosso da chi detiene il potere socioeconomico che tali valori si sono affermati.

Il nostro è un mondo sbagliato, dove tutto ciò che conta è solo vincere o perdere, arrivare in cima o rimanere indietro, arricchirsi oppure no, essere accettati o meno, essere scelti o scartati. Ci sono persone che pensano sempre a ricevere e mai a dare, e sono gli stessi stolti individui che governano il pianeta. (Kenzan Takakura, ep. 20)

Le convenzioni non sono in sé buone o cattive: in fondo, il rispetto di tali regole determina il grado di integrazione del singolo nell’ambiente circostante. Essere idealisti significa, per contro, perseguire un valore ritenuto più alto, così da sfidare i vincoli morali imposti dal sistema. Ma a quale prezzo ci è concesso di abbattere le pareti delle scatole?

Dei due “gemelli” Takakura, Shoma è senz’altro il più immobilizzato all’interno della sua scatola. Si fa scrupoli senza senso, arrivando al punto di rifiutarsi di entrare in camera di Ringo, solo perché è la stanza di una ragazza. Al contrario, Kanba ritiene che la salvezza di Himari sia un obiettivo che merita di essere raggiunto ad ogni costo, sia pure rimanendo invischiati in un gruppo di spietati terroristi. Esce dalla scatola, ma solo per seminare morte e distruzione, nell’attesa del riscatto finale.

SCORPIONE

Kanba nel corso della serie è paragonato più volte ad uno scorpione. Si tratta di un chiaro riferimento a Una notte sul treno della Via Lattea, un racconto scritto nel 1927 (e pubblicato postumo nel 1934) dello scrittore Kenji Miyazawa. Per intenderci, a questa opera si è ispirato il grande Leiji Matsumoto per il suo Galaxy Express 999.

Il racconto di Miyazawa si svolge, presumibilmente, in Italia. Protagonisti, Giovanni e Campanella. Il primo è un bambino appartenente ad una famiglia povera, costretto a lavorare per prendersi cura della madre malata. Per questo motivo, viene preso in giro da un suo compagno di scuola, Zanelli. Una sera, Giovanni, stanco dopo una giornata di lavoro, si sdraia sulla cima di una collina per riposare. In quel momento arriva un treno, su cui il bambino riesce a salire, trovandovi anche l’amico Campanella.

Il treno inizia a viaggiare per la Via Lattea, attraverso gli spazi siderali. Dopo una serie di vicissitudini in giro per l’Universo, in prossimità della Croce del Sud, i passeggeri scendono, tranne Giovanni e Campanella. Il primo promette all’amico che andranno avanti insieme per sempre lungo il tragitto, ma in prossimità della nebulosa del Sacco di Carbone, Campanella scompare e Giovanni si risveglia in cima alla collina. Tornato in città, scopre che Campanella è affogato nel fiume dopo aver salvato Zanelli.

Ebbene, fate caso al dialogo tra i due bambini nell’episodio 01 di Mawaru Penguindrum e ritroverete i nomi di Kenji (Miyazawa) e di Campanella. Il dialogo in questione sarà poi ripreso, con qualche piccola variante, da Kanba e Shoma bambini nella struggente e misteriosa scena finale.

Mawaru Penguindrum - Dialogo tra i bambini episodio 01

I personaggi di Shoma e Kanba presentano numerose analogie con Giovanni e Campanella. Anche nel colore dei capelli, ricalcano le tonalità del manto dei gattini protagonisti dell’adattamento anime del racconto, realizzato nel 1985 da Gisaburo Sugii. Ma che c’entra lo scorpione?

Un tempo nelle pianure di Baldora c’era uno scorpione che viveva uccidendo e mangiando piccoli insetti e altre creature. Ma un giorno incappò in una donnola e stava per essere divorato. Allora lo scorpione cercò disperatamente di fuggire ma ben presto capì di non avere più scampo. In quel punto c’era un pozzo e lo scorpione vi cadde dentro. Non c’era nessun modo di risalire e lui stava ormai per annegare. Allora lo scorpione fece questa preghiera: “Ahimè, non so neppure quante siano le vite che ho ucciso fino a questo momento, eppure io stesso ora che la donnola stava per catturarmi, ho cercato disperatamente di fuggire, riuscendo così solo ad accelerare la mia fine. Non esiste nulla di sicuro a cui potersi appoggiare. Perché non ho offerto il mio corpo alla donnola senza fare tante storie? Almeno lei avrebbe potuto vivere un giorno di più. Signore, ti prego, guarda il mio cuore. Non sprecare così la mia vita, ma usa il mio corpo alla prossima occasione in modo che possa veramente servire alla felicità di tutti”. Così implorò. E a un tratto lo scorpione vide che il suo corpo si era trasformato in un bellissimo fuoco vermiglio, che bruciando rischiarava l’oscurità della notte. (Una notte sul treno della via Lattea, trad. di G. Amitrano, Marsilio, Venezia 1994, pp. 90-91)

STELLINE

Forse l’esempio più celebre di allegorie vuote di cui sono cosparsi i lavori di Ikuhara. Chiedersi a cosa rimandino le stelline in Mawaru Penguindrum è così vano (e frustrante) come interrogarsi sul significato del cronometro di Miki in Utena. Su altre immagini, ci spremiamo pure le meningi e azzardiamo una spiegazione più o meno convincente. Sulle stelline alziamo le mani: va bene tutto, ammesso che ci sia un senso da decifrare.

Dove non arriva la ragione, ci si può abbandonare all’intuizione e al sentimento. Fin dall’incipit, le stelline aggiungono un che di fantasy alla storia. Non che l’elemento soprannaturale non sia già presente in quantità industriale. Però le stelline rimarcano, in modo se vogliamo autoironico, l’aspetto fiabesco della narrazione. E, aggiungiamo, conferiscono un senso di sottile inquietudine che ben si sposa con un anime incentrato sul ruolo del fato nelle vicende umane.

TRIPLE H

In ogni puntata di Mawaru Penguindrum non mancano mai. No, non sono le perplessità, ma le Double H, alias Hibari Isora (la rossa) e Hikari Utada (con i capelli blu). In realtà, nell’episodio 09 è spiegato come all’inizio dovessero chiamarsi Triple H, ma la defezione per motivi di salute di Himari ha implicato una modifica del nome del gruppo.

Come Pete Best con i Beatles, Himari ha perduto l’occasione della vita: le sue amiche di un tempo sono popolarissime, al punto da essere diventate le mascotte ufficiali della Tokyo Sky Metro, la linea fittizia che in realtà corrisponde alla Marunouchi.

Mawaru Penguindrum - Double H

Hibari e Hikari sono protagoniste di una serie di spot trasmessi quotidianamente in metropolitana: una specie di Pubblicità Progresso che si conclude con una massima, un consiglio o un ammonimento. Tutti gli episodi contengono uno spot diverso, che allude al contenuto della trama. A chi volesse approfondire e conoscesse discretamente l’inglese, consigliamo Today’s Slogan: The Role of Double H in Mawaru Penguindrum.

Triple H, infine, è un’etichetta immaginaria usata per i credits di parecchie sigle di chiusura e insert song presenti nell’anime. Per la verità, nelle ending Himari (nella mise con cui si presenta ai fratelli quando è posseduta) sembra essere una componente del gruppo a tutti gli effetti. Le canzoni in questione sono interpretate dalle tre doppiatrici di Hibari, Hikari e Himari, rispettivamente Yui WatanabeMarie MiyakeMiho Arakawa.

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