MA CHE SIGNIFICA L’ULTIMO EPISODIO DI HARUHI SUZUMIYA?

ATTENZIONE Contenuto a rischio spoiler

Una serie a forte rischio di perplessità con un esito ancora più sconcertante: questo è La malinconia di Haruhi Suzumiya. L’ultimo episodio (Someday in the Rain) offre un epilogo non conclusivo ad un anime bizzarro e, per certi versi, sperimentale. Un finale (chiamiamolo così: la serie più in là non procede) che definire aperto è un eufemismo. Sicuramente degno di un personaggio strampalato come Haruhi. Ma possiamo veramente accontentarci di questa spiegazione?

Sì e no. Certamente si potrebbe chiudere il discorso invitando gli spettatori a procedere oltre, guardandosi La scomparsa di Haruhi Suzumiya. La pellicola copre più o meno, come durata, sette episodi della serie. Va intesa quindi come una sorta di mini-saga, tipo Sindrome dell’isola sperduta o Il sospiro di Haruhi Suzumiya. Inoltre si colloca temporalmente subito dopo l’ultimo episodio. Lasciate perdere e passate al film, verrebbe da dire.

Ultimo episodio di Haruhi Suzumiya - Kyon in treno

In realtà, Someday in the Rain è un episodio molto particolare, diverso da tutti gli altri. Tanto per cominciare, la doppiatrice di Nagato non è neppure accreditata. Non è una dimenticanza: fateci caso, Yuki non pronuncia una sola parola. E Kyon? Miracolo! Sembra che il flusso ininterrotto dei suoi pensieri si sia inspiegabilmente arrestato. E che dire della sceneggiatura? Qualcuno ha capito a che serve rimanere tre minuti e diciassette secondi (!) in contemplazione di Nagato che legge? Pare di stare in pieno teatro dell’assurdo. E la minuziosa descrizione del viaggio in treno (due fermate urbane) di Kyon, allora? E le noiose, piatte ed irrilevanti frasi di circostanza scambiate con l’elettricista? Davvero su questo si può costruire una puntata?

Ci stiamo avvicinando alla soluzione. Già abbiamo spiegato quale funzione svolga Kyon nell’economia della trama: guidare lo spettatore, proporgli un’interpretazione, mediare il suo rapporto con i personaggi. In breve, Kyon agisce da filtro. Se i pensieri di Kyon non escono dal suo cervello, il pubblico (aiutato in ciò da una narrazione ultra-minimalista) può finalmente guardare in faccia la realtà. E cosa vede?

Presto detto: è stato messo in risalto un intreccio volutamente insignificante. Nulla giustifica la necessità di raccontare questo insulso e anodino tranche de vie. O forse, una ragione c’è. Mostrare una giornata-tipo della brigata SOS. Ma a che scopo? Ve lo figurate un episodio intero di Detective Conan senza delitti né misteri, incentrato su Ran e Shinichi alle prese con le faccende domestiche?

La normalità di Haruhi Suzumiya

Nagato telecamera fissaLa chiave di lettura la forniscono i tre comprimari. Nagato è lungamente (e si direbbe quasi ossessivamente) ripresa nella sua totale alienazione. Asahina è ancora più donna-oggetto svampita di quanto non lo sia di solito. Persino Koizumi si limita ad approvare passivamente le proposte di Haruhi, ripetendo come un robottino guasto le stesse parole.

È come se si volesse evidenziare la mancanza di umanità (non in senso etico, ma proprio letterale) di Yuki, Mikuru e Itsuki. Non tanto in generale (solitamente, assumono atteggiamenti meno inquietanti, grazie al cielo) ma solo per sottolineare che questa è la loro normalità. E lo è a maggior ragione in una qualsiasi triste, noiosa e banale giornata dicembrina di pioggia, Someday in the rain, appunto. Semmai sono gli atteggiamenti occasionalmente umani assunti dai tre nel corso della serie, a qualificarsi come eccezioni degne di nota.

Nella stessa giornata-tipo, Kyon e Haruhi mostrano appieno tutto il loro lato umano. Kyon se la fa a piedi fino alla stazione. Prende il treno, va dall’elettricista e ritorna trascinandosi appresso una pesante ed ingombrante stufetta. Come se non bastasse, si mette a piovere e lui non ha con sé l’ombrello. Perciò, si deve portare in braccio lo scaldino mentre sale, sotto la pioggia battente, l’interminabile scalinata della scuola. Finalmente arrivato, crolla per la stanchezza e finisce con l’addormentarsi nella sede della brigata SOS, la testa reclinata sul tavolo.

Haruhi, dal canto suo, lo aspetta. Sta in silenzio, per non disturbarlo, da sola (gli altri sono nel frattempo andati tutti a casa) insieme a lui, nella quiete irreale della stanza. E gli mette indosso una giacca, perché non prenda freddo. Quando finalmente lui si sveglia, torneranno insieme sotto l’ombrello di lei.

Kyon appena sveglio e Haruhi imbarazzata

Haruhi porge l'omblello a Kyon

L’unicità di Haruhi Suzumiya

Ma perché chiudere una serie focalizzandosi sul lato inquietante di tre personaggi tutto sommato godibili? Il punto è un altro: qui non si intende, a nostro avviso, gettare una luce sinistra su Nagato & co., quanto piuttosto valorizzare – per contrasto – la positività di Haruhi e Kyon.

La morale dovrebbe essere, a questo punto, sotto gli occhi di tutti. Forse se ne è accorta persino Haruhi stessa. La dimensione umana non implica necessariamente una vita piatta. D’accordo, lei come singolo individuo non è nient’altro che una su sette miliardi. Ma la risposta a questo senso di inadeguatezza non è valorizzare lo straordinario, l’eccezionale, il sovrumano. Anche perché Haruhi speciale lo è già, e non per i poteri quasi divini inconsapevolmente posseduti. Lei è speciale perché ha marcato la differenza nella vita di Kyon.

In questo senso, la romantica passeggiatina finale, che sembra tolta da un qualsiasi normalissimo school drama, è alquanto significativa. E Kyon, invece? Lui si sarà reso conto di come la sua vita è cambiata, dopo l’incontro con Haruhi? Scoprite la risposta a questa domanda guardando il film, o leggendo l’approfondimento sulla Scomparsa di Haruhi Suzumiya.

Sotto l'ombrello con Haruhi retro

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