PROVIAMO A CAPIRCI QUALCOSA DI MAWARU PENGUINDRUM

ATTENZIONE Contenuto a rischio spoiler

Chissà se Anno ha finito col trovare un senso al suo Evangelion. Ma sì, in fondo possiamo pure crederci. Con Mawaru Penguindrum sorge invece il dubbio che neppure regista (Ikuhara) e co-sceneggiatore (Ikamie) a un certo punto si raccapezzino più. Figuriamoci gli spettatori.

La tentazione di lasciar perdere e di dedicarci piuttosto alla recensione di Lovely complex è davvero forte. Tra l’altro, Lovely complex ci è pure piaciuto molto, senza per questo costringerci ad approfonditi studi bibliografici. Alla fine, nonostante tutto, cediamo alle suggestioni evocate da quel genio mattoide di Ikuhara e ci mettiamo al lavoro.

Piccola premessa prima di continuare. Una spiegazione completa di questo anime sfugge probabilmente alle attuali possibilità della mente umana. In questa sede ci limiteremo pertanto ad offrire una nostra interpretazione, in linea di massima, del senso generale dell’opera. Per un discorso più approfondito su alcuni particolari, rimandiamo al Dizionario dei simboli e delle allegorie in Mawaru Penguindrum.

Apocalittici e integrati in Penguindrum

La mattina del 20 marzo 1995 il Giappone subiva il colpo più duro della sua storia dal dopoguerra a oggi. Alcuni membri della setta AUM Shinrikyo misero a segno un attentato terroristico abbandonando diversi sacchetti di plastica contenenti gas nervino nelle linee più trafficate della metropolitana di Tokyo. Fu una strage: morirono 12 persone e oltre 6000 rimasero intossicate.

Il 20 marzo 1995 in Mawaru Penguindrum è anche il giorno in cui la famiglia Oginome perde la figlia Mo­moka nell’attentato e al tempo stesso dà alla luce la neonata Ringo. La vita di Ringo sarà quindi segnata dal paradosso di un lutto mai completamente rielaborato per la scomparsa di una sorella mai conosciuta.

Mawaru Penguindrum - La famiglia Oginome

La ricca simbologia connessa con la metropolitana (tornelli, visori, segnali, schemi delle linee…) si riallaccia pertanto ai tragici fatti del ’95. Ma perché scavare nella ferita più grave inferta al Giappone dopo le bombe di Hiroshima e Nagasaki? Già questo può suonare di per sé destabilizzante. E c’è dell’altro. Diciamolo, sia pure a denti stretti: i terroristi suscitano la simpatia dello spettatore.

Pare assurdo, ma è così. Chi mette paura, in questo anime, non sono i terroristi, bensì la società che gli attentatori intendono colpire a morte. Quella stessa società in cui vivono e prosperano individui come la madre senza cuore di Tabuki, il padre sadico e perverso di Yuri o il nonno di Masako e Mario. Per contro, fra i terroristi si respira un clima di solidale fratellanza, di attenzione ai veri valori della vita, di autentica umanità. E allora, chi sono i veri cattivi?

Sanetoshi, o l’annuncio del Caos

Del nonno di Masako, in particolare, non conosciamo il volto, coperto da un cartello con su scritto uomo potente. La sua figura trascende ogni valenza individualistica e diviene categoria sociale. Ikuhara contestatore? Anche, ma non solo. Senza dubbio, Mawaru Penguindrum mette sotto accusa la società nipponica, basata sulla competizione esasperata e sulla ricerca dell’affermazione a tutti i costi. Nessuno è degno di essere amato in quanto essere umano, ma solo se dimostra di valere qualcosa.

La selezione naturale si attua fin dalla più tenera infanzia: i bambini destinati a non emergere sono scartati e spediti al macella-bambini. Che ne sarà di loro? Finiranno triturati negli ingranaggi di un sistema alienante e diventeranno, da adulti, parte di una folla anonima e incolore: le figurine piatte e stilizzate più volte ricorrenti nella serie.

Eppure, c’è dell’altro. Nell’episodio 09 avviene l’incontro fra Sanetoshi – qui in versione bibliotecario – e Himari. L’uomo dal capolinea del destino tenta palesemente di portare la ragazzina dalla sua parte. Curiosamente, il discorso finisce sulle Double H (un tempo intime amiche di Himari) e sulle critiche condizioni di salute della fanciulla. Che significa tutto questo?

Mawaru Penguindrum - Himari e Sanetoshi

Sanetoshi rappresenta – e va oltre – il punto di vista dei terroristi. Nella sua visione, se la società è malata la colpa risiede più in generale negli uomini, incapaci di “uscire dalle scatole del loro ego”:

Noi tutti siamo soli, finché restiamo all’interno delle scatole non c’è alcuna possibilità di ottenere qualcosa di significativo, e non esiste alcuna via d’uscita: nessuno può essere salvato. Per questa ragione non resta che distruggere le scatole, le persone, il mondo!

…il più iniquo e irragionevole possibile

Tuttavia, i conti non tornano ancora. O almeno, non del tutto. Cosa c’entra infatti la malattia di Himari con la mediocrità dell’Uomo? “Perché ad una ragazza con un carattere tanto buono è successa una cosa del genere?” chiede Sanetoshi a Himari. Domanda terribile, alla quale non c’è risposta. Però senz’altro la colpa non è dell’Uomo. E allora, come la mettiamo?

Mawaru Penguindrum - Seven Social Sins

Se la società è guasta perché l’Uomo è corrotto, a sua volta l’Uomo è una scheggia impazzita in un Universo assurdo e insensato. Perché Himari si è ammalata? Delle due, l’una: o le è semplicemente toccato in sorte in un mondo abbandonato al caso, oppure si tratta di una pena da scontare. Ma per quale colpa?

Accettiamo per un istante l’ipotesi che la colpa sia l’adesione dei genitori ad una banda di terroristi: cosa c’entra Himari in tutto questo? Perché dev’essere lei a pagare? Si profila l’esistenza di una divinità volubile e capricciosa che agisce non in base a criteri di giustizia, ma quasi per un suo crudele divertimento. Himari si ammala perché il castigo deve essere il più iniquo e irragionevole possibile. E quindi coinvolge un’innocente, condannata a spegnersi per un male incurabile.

Insomma, nell’Universo di Mawaru Penguindrum non sembra – almeno, in prima battuta – ci sia posto per un dio. Oppure, se c’è, è un dio amorale che gioca con il corso delle esistenze umane, e questo gioco prende il nome di “destino“. Prendiamo il monologo di Shoma nell’incipit della serie:

Io odio la parola “destino”. Le nascite, gli incontri, gli addii, i successi e i fallimenti, la felicità e l’infelicità della vita. Se tutte queste cose fossero già decise dal destino, allora a quale scopo verremmo messi al mondo? C’è chi nasce in una famiglia agiata, chi ha una splendida madre, e chi invece si trova a vivere nell’indigenza o in piena guerra. Se tutto questo dipendesse dal destino, significherebbe che Dio è veramente ingiusto e crudele.

Il Penguindrum del destino

Eppure, già all’inizio del secondo episodio ci è offerta un’altra prospettiva. Ringo è fermamente convinta che niente capiti per caso: perfino gli eventi tristi e dolorosi acquistano significato, se inseriti in una logica più ampia. “Alla fine” conclude la ragazza “non esistono avvenimenti inutili”. Anche Tabuki sposa questa linea di pensiero:

Se anche i fallimenti e la disperazione sono decisi dal destino, allora tutto ha un significato. Non una sola lacrima è stata versata senza motivo.

Mawaru Penguindrum - Ringo e Tabuki

Kanba invece, nel finale del primo episodio, pone una questione da non sottovalutare. Se l’istinto di conservazione (la strategia di sopravvivenza, di cui parla Himari posseduta) e il destino dominano l’esistenza degli uomini, qual è allora il vero senso della vita?

Sanetoshi, per l’appunto, non ci trova alcun senso. E quindi al Caos si può solo replicare con il Caos. Illuminante, a questo proposito, il dialogo tra lui e Himari nell’episodio 20. Per l’uomo dal capolinea del destino, in un mondo senza scopo l’amore è soltanto una passione fine a se stessa: che importa quindi, se i baci non generano frutti?

Nel finale, Himari dichiara di credere nel destino. Ma cos’è questo destino, in fin dei conti? Di certo non un fato ineluttabile da accettare passivamente. In effetti, Ringo ha fede nel destino più di chiunque altro, ma è il personaggio che si dà da fare più di tutti. Non è un controsenso? Niente affatto, se riteniamo che il destino sia l’armonia di fondo che contraddistingue la macrostruttura del Cosmo.

L’amore contro il destino

Se parliamo invece di microstrutture, si possono aprire diverse possibilità, a seconda delle iniziative prese dal singolo. Insomma, quando soffia il vento del destino, bisogna comunque saper drizzare le vele e sfruttare la brezza a favore. E se il vento soffiasse contro? La risposta la fornisce il padre dei fratelli Takakura ad un Kanba ancora bambino, nell’episodio 05:

Qualunque uragano o tempesta prima o poi passa. Ma se resti fermo ad aspettare che passi, non riuscirai a proteggere le persone che ti sono care.

Mawaru Penguindrum - Kenzan e HimariIl tifone che si abbatte su Tokyo in Mawaru Penguindrum può essere un fatto casuale in un mondo abbandonato a se stesso. O il capriccio di una divinità maligna. O infine, un evento – per quanto funesto – da inscrivere in un disegno più grande, situato al di sopra della nostra comprensione. Comunque la si veda, resta il fatto che Kanba e il padre non si scoraggiano. Al contrario, escono in strada e affrontano la furia della tempesta per salvare la vita di Himari.

Perciò, per riprendere la questione posta da Kanba, l’Uomo è davvero capace di andare contro il flusso del destino e contro lo stesso istinto di conservazione. La chiave di tutto è l’amore, l’amore vero, l’amore che dà frutti, ossia che preserva la vita altrui anche a costo di perdere la propria. Kanba muore per Himari e Shoma per Ringo.

Mawaru Penguindrum - Shoma e Ringo

Il sacrificio dei due fratelli non è vano. Testimonia infatti che si può avere ancora fiducia nell’Uomo, nel mondo, nella vita. E che esiste un senso (per quanto a volte misterioso) che pervade tutte le cose:

Io amo la parola “destino”. Io ci credo. In questo mondo non siamo mai soli. Io non vi dimenticherò mai. Assolutamente. Da sempre, da sempre… (appare il cartello con il titolo dell’ultimo episodio) vi amo.

Detto ciò, se vi piacciono gli anime a base di amore e destino, ma non avete voglia di documentarvi come per una tesi di laurea, vi consigliamo di passare a Toradora!

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