LA RAGAZZA CHE SALTAVA NEL TEMPO E IL CONSUMO MASCHILE

 ATTENZIONE Contenuto a rischio spoiler

Cosa c’entra La ragazza che saltava nel tempo con il moe e gli otaku? Una riflessione di Ian Condry

Il regista di anime Mamoru Hosoda non è un otaku, e neppure realizza film destinati agli otaku. Tuttavia, uno dei suoi recenti lungometraggi offre un ritratto della mascolinità con suggestivi parallelismi con le discussioni relative al moe. Questi parallelismi evidenziano l’opportunità di considerare il discorso otaku – e, più in generale, le discussioni riguardo agli spettatori – come potenzialmente rivelatorio di più ampie tendenze all’interno della società. Lo possiamo constatare nella motivazione di fondo che ha spinto Hosoda a riadattare una classica storia di fantascienza (e un film live action) in un anime per i giovani d’oggi.

Quando gli ho chiesto cosa pensasse dei discorsi sul moe e sulla sensibilità otaku, Hosoda è stato sbrigativo. Vedeva il moe come una razionalizzazione impiegata dagli otaku per fraintendere deliberatamente ciò a cui mira un autore. E per valorizzare invece i loro personali fraintendimenti. Considera l’impianto narrativo dei suoi film come l’opposto del database di consumo degli otaku. Eppure, nell’arco di numerose interviste, fui colpito da qualcosa. Nonostante rifiuti il valore del moe, Hosoda si fonda tuttavia su una logica sorprendentemente analoga per comprendere l’attuale cultura giovanile giapponese.

Questa logica parallela fuori dall’ambito otaku suggerisce che il moe possa riflettere qualcosa di caratteristico della società nel suo complesso. Nella fattispecie, quando Hosoda ha attualizzato e reinterpretato la storia di fantascienza degli anni 60, ha cambiato le motivazioni del protagonista maschile in modo da riconoscere il valore di un fabbisogno personale e interiorizzato. Al tempo stesso, il film nell’insieme trova la sua strada al di fuori del vicolo cieco del moe, controbilanciando la spinta al consumo con il riconoscimento dell’importanza di più estese relazioni sociali.

La ragazza che saltava nel tempo, tra moe e otaku - Chiaki e Makoto

 

La ragazza che saltava nel tempo: fissiamo le idee

In un’intervista che ho svolto il 30 marzo 2006 agli studi di animazione Madhouse, non lontano dalla stazione di Ogikubo a Tokyo, Hosoda mi ha parlato del suo film di imminente uscita La ragazza che saltava nel tempo (Toki wo kakeru shōjo). In particolare, ha evidenziato la sfida di riadattare una storia che aveva già avuto sette remake dagli anni 60. La vicenda ha avuto origine da un romanzo di Yasutaka Tsutsui, uno dei “tre grandi” della fantascienza giapponese.

Ruota intorno a tre personaggi: una liceale e i suoi due amici maschi. Questa è la premessa. Mentre pulisce l’aula del laboratorio scolastico dopo le lezioni, la ragazza percepisce un suono strano, e quindi trova un recipiente spaccato. All’improvviso, una misteriosa esalazione le fa perdere conoscenza. Si risveglia incolume, ma ben presto nota un cambiamento.

Si ritrova ad aver compiuto un salto all’indietro nel tempo, rivivendo la giornata precedente con i suoi pericolosi (benché fondamentalmente innocui) avvenimenti. Ad esempio, un terremoto, un incendio, e un incidente d’auto. Con l’aiuto dei due ragazzi, svela a poco a poco il mistero, scoprendo che uno dei suoi due amici maschi è a tutti gli effetti un viaggiatore nel tempo proveniente dal futuro, che le ha conferito per errore il potere di saltare nel tempo.

Da Tsutsui a Hosoda

La ragazza che saltava nel tempo, tra moe e otaku - Il film del 1983Il breve romanzo del 1967, la ben nota versione cinematografica live action del 1983, e l’adattamento animato di Hosoda del 2006 condividono tutti l’enfasi posta sugli affanni associati alle cotte adolescenziali, il triangolo amoroso fra la ragazza e i due ragazzi, e la tristezza che avvolge l’inevitabile ritorno del ragazzo nel futuro.

In che modo Hosoda ha cambiato i personaggi? Nel romanzo originario di Tsutsui, il ragazzo dal futuro viaggia nel presente per recuperare semi di piante che nella sua epoca non esistono più, per aiutare la collettività. Veniamo a sapere che, nonostante la giovane età, il ragazzo è anche un ricercatore scientifico che ha bisogno delle piante per realizzare dei medicinali. Il personaggio originario riflette pertanto le preoccupazioni del primo dopoguerra inerenti al degrado ambientale.

Alla fine degli anni 60, la consapevolezza dell’intossicazione da mercurio a Minamata fu proprio uno degli esempi di come la crescita economica sembrasse provocare una serie di minacce ecologiche e sanitarie. Il romanzo di Tsutsui ritrae la gioventù come funzionale a fronteggiare i problemi sociali. Possiamo anche osservare nella storia originaria che la mascolinità deriva dalla produttività della gioventù. E, in particolare, dalla creazione di medicinali a partire da specifiche risorse materiali.

Chiaki: un otaku in incognito?

Ciò che rende diverso il personaggio di Hosoda è che arriva dal futuro non perché sia in missione per aiutare la società ma, piuttosto, per consumare qualcosa. Questa attitudine presenta forti analogie con il concetto otaku di moeHosoda costruisce una visione alternativa del futuro, che si basa su una differente interpretazione delle cause del cambiamento sociale.

Hosoda ha spiegato che

La mia idea era questa. Per gente come noi, nati negli anni 60 e 70, il futuro era destinato a progredire e a migliorare. Se non da parte nostra, per opera delle persone intorno a noi, come il team della missione Apollo. L’idea della metropolitana che sfreccia nell’aria attiene alle infrastrutture. E a come una società organizzata sia necessaria per realizzare ciò. È un ritratto della grande collettività che lavora insieme, e di come ciò si verificherà. Ma al giorno d’oggi, è come se i giovani avessero immagini personali dell’avvenire, piuttosto che visioni collettive.
Se i giovani d’oggi hanno molto di più un’immagine individualista del futuro, in che modo ciò potrebbe incidere sulla ragione per cui il ragazzo torna indietro nel tempo? Certo non tornerà per le piante. Immagino che tornerà per una ragione personale. Qualcosa che abbia a che fare con il suo io interiore. Perciò, in questa versione de La ragazza che saltava nel tempo, perché il ragazzo del futuro è tornato indietro nel tempo? Per vedere un dipinto.

La ragazza che saltava nel tempo, tra moe e otaku - Chiaki

Tra individui e collettività

Suggestivamente, il dipinto stesso non è stato destinato per l’esposizione al pubblico, ma è stato reso piuttosto oggetto di riflessione personale. In particolare, Hosoda ha immaginato il quadro come un’immagine buddhista. Dipinta “forse tre o quattro secoli fa, diciamo nel periodo Muromachi, sebbene non sia veramente specificato nel film”.

Tali immagini buddhiste non sono intese per essere esposte al pubblico. Piuttosto, il loro scopo è di essere oggetto di riflessione meditativa, per placare l’animo durante i periodi tormentati. Significativamente, nel periodo Muromachi il Paese era dilaniato da conflitti incessanti. “Il ragazzo torna indietro per vedere un quadro come modo per superare l’orrore dei suoi tempi”.

Ciò che rende il ragazzo nel film di Hosoda un particolare tipo di uomo, e quindi un particolare modello di mascolinità, non è il fatto che produca qualcosa. Ma il fatto che consumi qualcosa in maniera tale da renderlo una persona migliore, con il cuore più in pace, nonostante affronti un mondo pieno di problemi. In un certo senso, questo pare un modo tragico di guardare al futuro (e al presente) perché implica che non ci sia speranza di rendere il mondo un posto migliore. Ma forse esiste un’altra prospettiva.

Ricordiamoci che la seconda metà del ventesimo secolo ha portato il trionfo della tecnologia nelle missioni lunari. Ma anche il rischio di un annientamento nucleare globale. Oltretutto, il neoliberismo, che ritiene il libero mercato il miglior giudice del valore e dell’efficienza produttiva, promette crescita economica per tutti. Tuttavia, giustifica pure le sofferenze attuali in cambio di vantaggi attesi più grandi. Da entrambe le parti, si può osservare un paternalismo potenzialmente pericoloso nel desiderio di controllare la direzione futura della società.

La ragazza che saltava nel tempo, tra moe e otaku - Bomba atomica

Al di fuori del moe

Per contro, non potrebbe avere senso, che ogni individuo si immagini il proprio futuro e ricerchi quei momenti e quegli spazi di soddisfazione estetica che possono calmare le pene del proprio animo? Oserei affermare che c’è qualcosa di potenzialmente eroico nel consumatore consapevole, come il ragazzo che viaggia per vedere un dipinto che può placare il suo animo, perché questo consumatore rifiuta un paternalistico (e potenzialmente devastante) moralismo racchiuso nell’aspirazione di rendere il mondo nel complesso un posto migliore.

Se è così, forse la sensibilità maschile descritta da Hosoda, che da una certa prospettiva enfatizza una visione del mondo narcisistica, potrebbe pure comportare politiche positive, perfino progressiste. Se non altro, possiamo constatare che questa logica ridefinisce il significato di “politica” lontano dalle forze top-down di controllo governativo, verso un più distribuito e autodeterminato concetto di sollievo dai tormenti dell’animo come mezzo per realizzare un mondo migliore.

Anche così – e questo è un punto importante – nonostante tutta l’enfasi posta nel film sul trovare la propria strada e controllare il proprio destino, alla fin fine il ragazzo dal futuro non trova conforto nel dipinto. Ma nell’amicizia che costruisce con la ragazza e l’altro ragazzo. Il persistente attaccamento a un gruppo di coetanei allevia il dolore nell’animo. E rende il viaggio nella nostra epoca degno di essere compiuto.

In questo senso, il film di Hosoda trova la sua strada al di fuori del vicolo cieco del moe, incorporando una logica di contesto sociale. E il valore delle relazioni sociali con un piccolo gruppo di amici è parte di ciò che aggiunge valore a una modalità di consumo interiorizzato ed affettivo.

(tratto da I. Condry, Love Revolution – Anime, Masculinity and the Future, in S. Früstück e A. Walthall (a cura di), Recreating Japanese Men, UC Press, Berkeley 2011, traduzione a cura di Ugo Pastore)

La ragazza che saltava nel tempo, tra moe e otaku - Chiaki, Makoto e Kosuke

Redazione

A cura dello staff di Animebambu.it

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