RE:ZERO – DELITTO E CASTIGO DI UN HIKIKOMORI

ATTENZIONE Contenuto a rischio spoiler

Senza dubbio Re:Zero è una serie singolare, oserei dire. Certo, è incompleta, anche se una nuova stagione al momento non è stata annunciata. E a meno di leggere le light novel, ancora in corso di pubblicazione, non sembra possibile adottare una visione più ampia dell’opera. Ma permetteteci lo stesso qualche considerazione a caldo sulla struttura e, in particolare, sugli archi narrativi che si susseguono nella saga.

Catapultiamoci perciò nel mondo di Re:Zero, magari, proprio come Subaru, senza farci troppe domande!  E già, perché noi ci stupiamo se ci fanno pagare 0,05 centesimi i sacchetti dell’ortofrutta. Mentre il protagonista non si scompone ritrovandosi all’improvviso in un universo parallelo popolato da streghe, demoni, mezze elfe e draghi!

Re: zero Lugunica

Re:Zero, o della redenzione

Il prologo di Re:Zero dura meno di due minuti. Nemmeno il tempo di far scorrere i titoli di testa. Subaru entra in un conbini, sfoglia un manga, compra del cibo istantaneo e sospira vedendo passare una coppietta. Quando avverte qualcosa di strano uscendo per strada, si convince che sia normale avere gli occhi stanchi, dopo aver passato la giornata rintanato in casa a giocare.

In tema di neet e hikikomori, siamo però abituati a spiegazioni più consistenti. C’è sempre una storia alle spalle che provi a giustificare le attuali condizioni del protagonista. Possono dipendere ad esempio dalla scelta infelice di dimettersi da un impiego fisso, dopo meno di un anno di lavoro, come accade ad Arata in ReLIFE. O dal senso di colpa per la scomparsa di un’amica d’infanzia, si veda Jintan di Ano Hana. Ma più realisticamente, da motivazioni esistenziali, di natura depressiva, come in Welcome to the NHK.

Subaru episodio 1

Sembra quasi che Tappei Nagatsuki, preferisca invece la sublimazione artistica, offerta dal genere fantasy, piuttosto che scavare dentro il suo personaggio. Basta vederlo uscire di sera, in tuta, a fare una spesa minima per la sua sopravvivenza, ed ecco a voi un hikikomori! A Lugunica per ovvi motivi non conoscono il significato di questo termine, che Subaru usa per descriversi con orgoglio: “Dopotutto, sono un hikikomori, ho una casa da proteggere”.

Ma nonostante i deboli accenni, e la leggerezza con cui Subaru parla di una piaga sociale che lo riguarda in prima persona, Re:Zero è soprattutto la storia di un hikikomori. Per certi versi, più che all’universo di Tolkien si attinge al Dostoevskij di Delitto e castigo.

Le avventure di Subaru seguono infatti un percorso di redenzione, che non ha nulla da spartire con quella solidarietà e mutua assistenza degli esclusi, avanzata nel nostro approfondimento su Welcome to the NHK. In altre parole, la condizione di hikikomori è il peccato originale del protagonista, un delitto di cui sentirsi in colpa. All’interno di un mondo alla sua portata, assimilabile alle ambientazioni dei giochi di ruolo, riuscirà alla fine a cavarsela anche bene. Ma non dopo aver ricevuto un’adeguata punizione.

Profilo antieroico di Subaru

Re:Zero subaru inutile

Diciamoci la verità, Subaru è un po’ imbarazzante. Ha ragione Emilia, che più di tutti gli dimostra benevolenza:

Non so di cosa tu stia parlando, ma è frustrante sapere che si tratta di qualche sciocchezza

E sempre la sua “Emiliuccia” è convinta che lui non abbia alcuna ambizione. A palazzo Rem e Ram lo prendono continuamente in giro. Per Beatrice è piuttosto stupido. Viene considerato un disastro in cucina ed è completamente inutile in tutto. Ma la sua marginalità non riguarda solo i lavori domestici. Nessuno lo vuole tra i piedi e quando si intromette si dimostra patetico, inaffidabile e causa un sacco di problemi agli altri. Considerate il suo intervento fuori luogo in favore di Emilia al circolo dei sapienti.

Ma Subaru rivela anche una parte di sé ben peggiore: la meschinità. A sentire lui fa tutto per Emilia, perché vuole salvarla, quando invece combatte per se stesso. Dopo aver rovinato la “campagna elettorale” di Emilia, le rinfaccia di aver rischiato la vita per lei, che non potrà ripagare il debito enorme che ha nei suoi confronti.

A proposito della nefasta accidia

La caratterizzazione antieroica di Subaru, anche complessa per certi versi, sembra un pretesto per attaccare il suo essere hikikomori. Prima della riabilitazione, deve subire ogni tortura fisica o psicologica, che spesso lo feriscono a morte. Mentre tra i suoi torturatori c’è persino la nefasta accidia: più che una malattia dello spirito, la negazione di una virtù.

Solo dopo aver attraversato l’inferno, scontando le sue pene, diventerà un paladino capace di mettersi alla guida degli eserciti! Con questa chiave di lettura si può provare a giustificare la struttura narrativa di Re:Zero, che potrebbe suscitare non poche perplessità.

Subaru pestato Re:Zero

A ben vedere, seguire la storia di Subaru significa arrivare sempre a un vicolo cieco. Nei primi episodi siamo pronti a scommettere che la ladruncola Felt e il vecchio Rom, così come il cavaliere della Guardia reale, siano i co-protagonisti della serie. Ma così non succede e, a parte qualche sporadica apparizione, non abbiamo più loro notizie. Ci spostiamo allora alla tenuta Roswaal, dove Subaru si offre di lavorare come maggiordomo. E si assiste a un bildungsroman in stile Hanasaku Iroha, dove solo il duro lavoro permette l’evoluzione dei personaggi. Ma non è nemmeno questo il caso.

C’è poi la selezione della regina di Lugunica tra le pretendenti di casate rivali. Bisogna quindi impegnarsi a sponsorizzare la candidatura di Emilia? Tutt’altro, e da quel momento in poi, diventano co-protagonisti dei personaggi secondari. Rem inoltre ruba la scena a Emilia. E così via. Quasi come se l’interesse dell’autore non fosse quello di sviluppare una trama, puntando magari sui suoi personaggi (tra l’altro riuscitissimi), ma tutt’altro. Probabilmente si voleva descrivere il riscatto di un hikikomori, attraverso la fatica, ma anche sotto forma di castigo.

Re:Zero accidia

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Simone Pavesi

Curatore del sito "AnimeBambu.it"

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