YOUR NAME

Titolo YOUR NAME
Titolo originale 君の名は。Kimi no Na wa. (lett. “Il tuo nome”)
Genere Commedia, Sentimentale, Soprannaturale
Durata 107 min.
Anno 2016 (it. 2017)
Regia Makoto Shinkai
Soggetto Makoto Shinkai (romanzo)
Sceneggiatura Makoto Shinkai 
Character design Masashi Ando, Masayoshi Tanaka
Musiche Radwimps
Una produzione CoMix Wave Films
In breve Taki e Mitsuha sono due adolescenti molto simili e molto diversi: lei è l’erede di un tempio in un villaggio di montagna, lui si barcamena tra studio e lavoro a Tokyo. Le loro vite non sembrano destinate ad incrociarsi mai, fino a quando i due non cominciano a scambiarsi di posto nei loro sogni. Ma sarà soltanto un sogno?
Punti di forza Fotografia stupenda, colonna sonora orecchiabile, grafica superba, al servizio di un plot forse non originalissimo, ma indubbiamente accattivante. 
Punti di debolezza Shinkai qui un po’ ruffiano: vuole piacere a tutti i costi, strizzando l’occhio al pubblico occidentale. A volte si avverte la mancanza di un’ispirazione genuina. 
Visione del mondo Amor vincit omnia: la lontananza, la distanza temporale, l’oblio e persino la morte. E del resto, quando si è legati dal filo rosso del destino…
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YOUR NAME: AI POSTERI L’ARDUA SENTENZA

Tentare di recensire Your Name all’interno di una compagnia di appassionati di anime comporta solitamente una polarizzazione dei giudizi critici. Il gruppo si divide in due fazioni. C’è chi si lascia del tutto trasportare. Ride, piange, si emoziona insieme ai personaggi ed esce dalla sala appagato. Comprensibile: questa è un’opera che ti abbraccia calorosamente, ed è difficile divincolarsi. C’è poi chi – a rischio di passare per un arido intellettuale – analizza il film in modo distaccato e impietoso. E giunge a conclusioni spesso ritenute dure e impopolari.

C’è del vero nelle argomentazioni addotte da entrambe le parrocchie. Senza sposare a priori l’una o l’altra linea – ambedue suonano maledettamente convincenti – le riportiamo tutte e due sotto forma di dialogo. Ci siamo figurati due amici, in rappresentanza di ciascuno dei due gruppi di cui sopra. Due critici a caldo che commentano il film appena usciti dalla sala. E questo è ciò che ne è uscito.

Your Name - Taki e Mitsuha allo specchio

Una chiacchierata su Your Name  

A: Coinvolgente, per carità. Ti ammalia, senza dubbio. Ma come siamo lontani da quella vena creativa che Shinkai aveva espresso in piccoli gioielli come 5 cm al secondo o Il giardino delle parole…!

B: Io li vedo piuttosto come tentativi di trovare un proprio linguaggio artistico e una propria poetica, prima di arrivare al capolavoro degli anni maturi.

A: Se mai, questo discorso ha senso per Oltre le nuvole. Lì, si capiva che c’erano pure delle idee buone. Ma quando poi sono passate dalla testa del regista allo schermo, Shinkai ha perso completamente il bandolo della matassa.

B: Per Oltre le nuvole, sono in pieno accordo con te. Per il resto, Il giardino delle parole è una storia-non storia. Che bisogno c’era di raccontarmela? E 5 cm al secondo non lo consiglierei a chi è appena appena giù di morale, perché non voglio avere un suicidio sulla coscienza.

A: Qui sta il punto. 5cmxs tenta di coniugare il lirismo a volte struggente di cui sono pervasi gli anime con l’aridità – la prosaica volgarità, se vogliamo – della vita di ogni giorno. Si potrebbe ritenere una sfida nei confronti di un’industria culturale che, diciamocelo, campa sui sogni a occhi aperti degli otaku e offre loro una facile consolazione.

B: Ma l’arte delle immagini in movimento nasce con questo scopo: stupire, emozionare, commuovere. Insomma, lasciami dimenticare per un’ora o due il capufficio, il mutuo e la suocera… Pensa a Méliès!

Your Name - Taki e la cometa Tiamat

A: E qui ti replico: pensa piuttosto ai Lumière, che mettono in scena l’estremo realismo dell’arrivo di un treno alla stazione o la grottesca comicità del banale. Per esempio, un innaffiatore che si ritrova innaffiato.

B: Beh, è una dicotomia già evidenziata da Godard, e approfondirla ci porterebbe troppo lontano. Torniamo a Your Name, vuoi? Non potrai contestare la fotografia eccezionale e la colonna sonora azzeccatissima.

A: Che Shinkai curi la fotografia in modo direi quasi maniacale, lo si vedeva fin dai tempi di Oltre le nuvole. La colonna sonora, beh… è affidata ad una boyband che in Giappone scalava le classifiche. Sicuramente questo contribuisce al successo commerciale del prodotto. Ma sì, ti do ragione: è ben confezionato. C’è però una vera sostanza?

Your name - Fili intrecciatiB: Se vuoi la sostanza, io la troverei nel tema (e tu dirai: usato e abusato) dell’amore che sfida e supera ogni limite e barriera. E del nome, cuore di tutte le cose. A proposito, se prendi il titolo originale Kimi no na wa e sostituisci le ultime due sillabe in hiragana con il kanji che ha la stessa pronuncia, otterrai un gioco di parole: kimi no nawa, ossia “il tuo laccio”, “la tua corda”. E ripenso ai fili intrecciati che scorrono tra le dita delle sorelle Miyamizu e della nonna…

A: Come altrettante linee temporali, dici? Sinceramente, ho apprezzato di più questo discorso nello sviluppo proposto da Madoka Magica e Steins; Gate. Tuttavia, io per primo riconosco che non è corretto paragonare un film a una serie. Per il resto, mi limito a dirti che questa attenzione per il nome è squisitamente postmoderna e corrisponde ad uno sbilanciamento del significante rispetto al significato. Stringi stringi, cosa ti resta in mano?

B: La poetica del musubi?

A: Ossia, il principio secondo il quale ogni cosa è collegata ad un’altra mediante un gioco di rimandi simbolici e spirituali? Guarda, la puoi trovare tranquillamente in Miyazaki, Hosoda, così come in tante serie di secondo ordine. Solo che non è sbandierata ai quattro venti: la devi intuire. Your Name mi dà l’idea invece di un prodotto da esportazione: ecco a voi il Giappone su misura per gli occidentali. Accuratamente spiegato e commentato ad uso dello spettatore.

B: Ma la storia, allora? Ammetterai che i film di animazione giapponesi sono spesso definiti con l’aggettivo “poetici”. E molti di rimando ti dicono: ah, intendi dire noiosi. Ed ecco invece una trama avvincente, a prova del più irriducibile fan della Disney.

A: Guarda, il soggetto non è di certo il massimo dell’originalità. Se poi entriamo nel dettaglio, noterai, soprattutto nella seconda parte, diversi buchi di sceneggiatura

B: Ah, no! Qui ti interrompo: un film non è un bilancio d’esercizio e non può essere affrontato con una mentalità da ragionieri. Tutto deve tornare alla perfezione, le cifre nelle caselle devono restituire lo stesso risultato, o se no… ci sono buchi nella sceneggiatura! Scusami tanto se mi scaldo così, ma questa è una critica così diffusa da essere diventata il cavallo di battaglia di chi non saprebbe che dire altrimenti.

A: E sia, su questo ti do ragione. Ma i personaggi? Sembrano tolti da una delle tante serie scolastiche della peggior fattura che abbiamo guardato. La ragazza è la classica bella e pudica, il ragazzo è il solito imbranato di buon cuore con qualche prurigine sessuale dovuta all’età…

B: Saranno pure stereotipi, ma sono rassicuranti. Ti portano ad innamorarti del film a poco a poco, senza colpi di testa improvvisi. Come appunto accade spesso ai personaggi degli anime.

A: Sai come la penso, non posso dire che Your Name sia bello. Piuttosto, lo trovo furbo, studiato a tavolino per piacere. Ma sì, è progettato per affezionartici e in effetti mi ci sono affezionato. Tutto il contrario ciò che è accaduto per In questo angolo di mondo. Bello, niente da dire: ma non ci ho lasciato il cuore per nulla.

B: Stesso mio parere, e mi chiedo a questo punto se saremo o meno d’accordo per La forma della voce.

A: Non resta che darci appuntamento di nuovo al cinema per il 24 – 25 ottobre. Alla prossima!

B: Alla prossima, dunque.

Your Name - Taki e Mitsuha di spalle

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