WATAMOTE

Titolo WATAMOTE
Titolo originale 私がモテないのはどう考えてもお前らが悪い!Watashi ga Motenai no wa Dou Kangaete mo Omaera ga Warui! (lett. “Dite quel che volete, ma è colpa vostra se sono una sfigata!”)
Genere Commedia, Scolastico, Slice of life
Durata 12 episodi + 1 OAV (24 min.)
Anno 2013 (it. inedito)
Regia Shin Oonuma
Soggetto Nico Tanigawa (manga)
Sceneggiatura Takao Yoshioka (composiz. serie), Ayumi Sekine, Sawako Hirabayashi, Takayo Ikami
Character design Nico Tanigawa (orig.), Hideki Furukawa
Musiche Sadesper Record
Una produzione Silver Link
In breve Tomoko Kuroki è stanca di sentirsi una sfigata, e vorrebbe avere delle amiche, trovarsi un ragazzo, ed essere più popolare a scuola. Purtroppo la sua patologica incapacità di approcciare individui al di fuori del contesto familiare la porta ad attraversare situazioni a dir poco fantozziane. 
Punti di forza Bella l’idea del personaggio femminile fuori dai soliti schemi del moe. Azzeccata anche la grafica: vira spesso su un grottesco espressionismo, funzionale alla componente tragicomica del plot.
Punti di debolezza La scarsità del numero dei personaggi, e l’ancora più drammatica penuria di interazioni con la protagonista possono rendere alcune puntate un tantino noiose. 
Visione del mondo Dove finisce l’indifferenza della società, con l’emarginazione di chi, in qualche modo, si sente diverso? E dove comincia invece il penoso disadattamento del singolo? 
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DATO CHE SONO UNO SFIGATO, SCRIVERÒ UN ARTICOLO SU WATAMOTE!

Diciamoci la verità. A lungo andare, le fanciulle idealizzate dell’animazione giapponese stancano. Ne abbiamo ormai fin sopra i capelli, di ragazze (più o meno genuinamente) naïf, con occhioni da cerbiatto grandi come le vetrate del Duomo di Milano. Ci accostiamo a WataMote, quindi, senza troppe illusioni. Sarà il solito scolastico già visto in mille salse. Ebbene, c’è motivo di ricredersi fin dai primi minuti.

Perché gli occhi di Tomoko Kuroki – la liceale “sfigata” del primo anno al centro della serie – sono sì giganteschi, nella migliore tradizione nipponica. Ma al tempo stesso sono cerchiati da occhiaie pesanti. Per forza, la ragazza passa gran parte delle nottate a giocare agli adorati dating sim. Peccato che il mondo là fuori sia così diverso. A scuola, infatti, Tomoko è praticamente ignorata dai suoi compagni di classe. Tant’è che a un certo punto le sale il dubbio di essere stata inquadrata nello stesso ruolo di Misaki in Another.

E dire che basterebbe così poco a Tomoko, per essere felice. Tipo, un ragazzo con cui uscire ed essere finalmente iniziata al sesso. Benché, nelle sue fantasie erotiche, sogni di essere selvaggiamente deflorata, Tomoko sembra destinata a rimanere a bocca asciutta. E che pena, dover mentire sempre alla cuginetta, millantando un fidanzato inesistente che le salta addosso di continuo! Ma Tomoko non si arrende. Sebbene sia affetta da un’ansia paralizzante, che le impedisce di intrattenere una conversazione normale con persone esterne alla sua famiglia, Tomoko ci prova di continuo. Ed è un continuo fallimento.

Watamote - L'isolamento di Tomoko

WataMote, o l’anti-moe

Watamote - La faccia di TomokoWataMote ci mostra le contraddizioni di una quindicenne anticonvenzionale (per i canoni dell’animazione giapponese di genere) con il suo atteggiamento altalenante nei confronti dell’Altro. Da un lato, Tomoko, nei suoi comici soliloqui interiori, definisce con epiteti sboccati – che non stiamo qui a riportare – la fauna scolastica che la circonda. Dall’altro, è fin troppo evidente che muore dalla voglia di ottenere un briciolo di considerazione da qualcuno, non importa chi.

L’asta al ribasso, in WataMote, prosegue al di là di qualsiasi limite dettato dal buon senso. Dal nerd completamente immerso nello studio da ignorare le goffe avances della protagonista, ai bambini da irretire durante una partita a carte, Tomoko le tenta tutte, pur di mettere insieme un minimo di autostima. Per esercitarsi a parlare con qualcuno, la ragazza si rivolge al fratello minore Tomoki, chiedendogli un training di supporto. Senonché, lui sembra intenzionato soltanto a levarsi il prima possibile quell’impiccio di torno. E ad essere lasciato in pace in camera sua.

Watamote - L'estate di TomokoEppure, questa storia di alienazione alla Welcome to the NHK non tralascia mai di indurci ad una risata, ora liberatoria, ora pensosa. Ora amara, e ora divertita. E se Sato non sa più cosa inventarsi, pur di rinchiudersi indisturbato nel suo minuscolo appartamentino, Tomoko al contrario ha una sete smaniosa di vita, di rapporti umani, di apertura al mondo. Memorabili le puntate, al limite dell’angosciante, dove la protagonista è descritta nel solipsismo spinto delle vacanze estive, con la percezione del tempo che pare scivolare via, rapido e impietoso, dalle giornate senza sugo di Tomoko.

Quale destino, per Tomoko?

Ed è un peccato, perché da una parte la maggioranza dei ragazzi e delle ragazze intorno a Tomoko (da lei liquidati, rispettivamente, come ritardati e troiette) non muovono un passo verso la protagonista della serie. Non le parlano e non ne parlano, se non per definirla “inquietante”. D’altro canto, però, Tomoko soffre di una cronica miopia, che le impedisce di vedere ciò che di bello ha comunque intorno a sé.

Mentre Tomoko sogna di ricreare la Brigata SOS o la band di K-On!, le sfuggono i piccoli, ma significativi gesti d’affetto di tante persone che, a modo loro, le vogliono bene. Dall’amica otaku, punto di riferimento imprescindibile, alla cuginetta che – anche dopo aver scoperto la verità – la trova sempre adorabile. Dal ragazzone che la ritrae in tutta la sua bellezza, alla rappresentante d’istituto con la quale scatta una simpatia a pelle.

WataMote, con i 12 episodi della versione animata, tronca questi sviluppi sul nascere. E a tutt’oggi non è mai arrivata una seconda stagione. Perciò non ci rimane che fiondarci sul manga, se vogliamo capire chi, alla fine, la spunterà: Tomoko, o le sue fobie sociali da hikikomori in erba?

Watamote - Il migliore amico di Tomoko

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