VOGLIO MANGIARE IL TUO PANCREAS

Titolo VOGLIO MANGIARE IL TUO PANCREAS
Titolo originale 君の膵臓をたべたい Kimi no Suizō o Tabetai
Genere DrammaticoSentimentale
Durata 108 min.
Anno 2018
Regia Shin’ichirō Ushijima
Soggetto Yoru Sumino (romanzo)
Sceneggiatura Shin’ichirō Ushijima
Character design loundraw (orig.), Yūichi Oka
Musiche Hiroku Sebu
Una produzione Studio VOLN
In breve Sakura ha diciassette anni, è scoppiettante, frizzante, esuberante, piena di voglia di vivere e malata terminale al pancreas. Poi un giorno conosce un ragazzo tutto all’opposto di lei: introverso, spento e apparentemente apatico. Sakura non ci pensa due volte, e decide che lui è la persona giusta con cui condividere l’ultimo tratto della sua vita.
Punti di forza Storia emozionale che riesce a coinvolgere mediante una narrazione semplice e lineare. Strappare lacrime è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo. Nel caso in questione, il lavoro è fatto piuttosto bene.
Punti di debolezza Character design abbastanza anonimo. La sceneggiatura non è ben bilanciata: glissa dove potrebbe anche soffermarsi un po’ di più, e si sofferma dove potrebbe pure glissare.
Visione del mondo “Secondo me, vivere è questo: è ricambiare l’affetto di qualcuno. Non ci si riferisce forse a questo, quando si dice vivere? Apprezzare qualcuno, arrivare ad amare qualcuno, arrivare a provare antipatia per qualcuno, divertirsi stando insieme a qualcuno, tenersi per mano con qualcuno… è questo, vivere. A stare da soli, non si può comprendere la propria esistenza. Sono le relazioni tra le persone, a formare quello che è il vivere”. (Sakura Yamauchi)
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VOGLIO MANGIARE IL TUO PANCREAS: cosa si nasconde dietro questa scelta alimentare?

Semplicemente, si tratta di un’antica credenza. Per intenderci, se hai problemi con un organo, devi cibarti dello stesso organo. Mal di reni? Concediti un bel rognone trifolato. Bruciori di stomaco? Un bel piatto di trippa forse fa al caso tuo. Sakura Yamauchi, diciassette anni e un male incurabile al pancreas, prende – metaforicamente – sul serio la diceria in questione. E così, a un compagno di classe suo coetaneo, rivolge la proposta contenuta nel titolo del film.

Probabilmente, lui è la persona meno adatta con cui trascorrere gli ultimi mesi della propria vita. Avete presente il protagonista maschile di Hyouka? Ecco, toglietegli le formidabili capacità deduttive e aumentategli invece l’apatico distacco nei confronti dell’esistenza. Per fortuna Sakura, di voglia di vivere, ne ha per entrambi. Ed è suggestivo, per quanto non originale, che una ragazza condannata a morire così giovane insegni ad un ragazzo che scoppia di salute come riscoprire la bellezza dello stare al mondo.

Voglio mangiare il tuo pancreas - La voglia di vivere di Sakura e lo stato di morte apparente di lui

Lui infatti non ha amici, lei è piena di persone che le vogliono bene. Lui – precisazione inutile, s’intende – non ha la ragazza, lei un ragazzo lo ha pure avuto, ma si sono piantati. Soprattutto, nessuno (al di fuori delle mura domestiche) sa della malattia di Sakura, perché lei preferisce così. Perciò, quando lui si imbatte per caso nel diario della convivenza con la malattia dove la ragazza annota le sue giornate, si ritrova suo malgrado a custodire un importante segreto.

Queste fondamenta costituiscono la base da cui si edifica la struttura del plot. Sakura vuole vivere al massimo. E trascina il compagno d’avventura esistenziale nella sua smania di provare sempre nuove, coinvolgenti e indimenticabili esperienze. Lui dapprima prende le distanze, provando a rimanere nella sua comfort zone da topo di biblioteca. Poi, con qualche esitazione e tentennamento, si lascia condurre per mano.

Voglio mangiare il tuo pancreas finisce dopo la fine

Ed eccoci arrivati alla parte centrale di Voglio mangiare il tuo pancreas. Ossia, il resoconto dei momenti condivisi dalla strana coppia, troppo vicini per essere solo amici. E troppo lontani per essere amanti (non aiutano l’apparente impermeabilità di lui, né il senso di precarietà – ribattuto ad ogni piè sospinto – di lei). Ritroviamo, tra le altre cose, un’evasione notturna con visuale panoramica che ci ha riportato alla mente Hantsuki (però Rika consigliava a Yuuichi la lettura di Martin du Gard, mica pizza e fichi).

Voglio mangiare il tuo pancreas - Lui e Sakura in biblioteca

Sempre in tema di collegamenti con altre opere: più tardi, nella parte finale – dopo un plot twist, a ripensarci, abbastanza telefonato – ci è servito sul piatto un monologo di Sakura le cui premesse sembrano tolte di bocca a Haruhi Suzumiya (“avevo sempre pensato di essere quel tipo di persona che conduce la stessa vita, la medesima vita di altre decine di migliaia di studenti delle superiori”). Ma con esiti, chiaramente, differenti (Solo, un po’ più breve).

In quanto nemici giurati dello spoiler, sorvoliamo sul finale. Se non per consigliarvi di rimanere in sala (se lo proietteranno di nuovo al cinema) o di non stoppare (se lo vedrete a casa) dopo i titoli di coda. C’è ancora dell’altro, perciò state fermi e buoni al vostro posto, come avete già fatto con Il Giardino delle parole. Dopo che la visione è definitivamente terminata, una volta riposto in tasca il fazzoletto, tra le pieghe della commozione si insinua qualche perplessità.

E cosa rimane, dopo la visione del film?

Voglio mangiare il tuo pancreas regala sensazioni intense, ma effimere. Strapperà pure le lacrime giuste nei momenti giusti, ma il pathos non riesce davvero a scuotere nel profondo l’animo dello spettatore. Colpa di una sfilza di luoghi comuni sfruttati con una spudoratezza cui peraltro siamo ormai abituati? Oppure bisogna chiamare in causa la resa narrativamente approssimativa di certe scene che avrebbero meritato maggiori attenzioni da parte della sceneggiatura?

Talvolta invece sale quasi il dubbio che il problema principale di Ushijima (regista e sceneggiatore) si possa riassumere in una domanda: sarò stato abbastanza chiaro? Si avverte la sensazione che lo script si rivolga a uno spettatore poco attento, o comunque bisognoso di chiose, puntualizzazioni e note a margine non necessarie. Lo si percepisce soprattutto nell’ultima parte del film, dove chi nutrisse ancora dei dubbi può comprendere il reale significato del titolo.

Ciò non significa, tuttavia, che lo spettatore abbia sprecato il suo tempo, e i soldi del biglietto. Reduci dal cerebralismo a volte un po’ freddino di Penguin Highway, ci voleva proprio un mélo di più immediata fruibilità. Al punto che siamo pronti a perdonare anche le stereotipizzazioni caricaturali (l’amica del cuore, l’ex redivivo…). E a lasciarci trasportare sull’onda di un sentimentalismo a volte forse fin troppo facile, ma in fondo neppure così scontato.

Voglio mangiare il tuo pancreas - Lui le prende dall'ex e viene strapazzato dall'amica del cuore

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