SHIROBAKO

Titolo SHIROBAKO
Titolo originale シロバコ Shirobako (lett. “Scatola bianca”, il titolo fa riferimento alle scatole, un tempo di colore bianco, contenenti il video di un film distribuito in anteprima ai componenti dello staff di produzione)
Genere Commedia drammatica, Slice of life
Durata 24 episodi + 2 OAV (24 min.)
Anno 2014-15 (it. 2015)
Regia Tsutomu Mizushima
Soggetto Musashino Animation
Sceneggiatura Michiko Yokote (composiz. serie), Reiko Yoshida, Tatsuhiko Urahata
Character design Ponkan8, Takeshi Nogami (orig.), Noriko Morishima
Musiche Shiro Hamaguchi 
Una produzione P.A.Works
In breve Cinque amiche liceali, appassionate di animazione, si ripromettono di lavorare un giorno insieme alla creazione di un anime. Tre anni dopo, qualcuna ce l’ha fatta e qualcun’altra ce la sta per fare. Nel mentre, assistiamo alla produzione di due serie animate della Musashino Animation, dove lavorano alcune delle nostre eroine.
Punti di forza Grafica accattivante, dialoghi mai banali. Utilissimo per saperne di più su come funziona uno studio di animazione. L’ottimismo di fondo, a volte fin troppo facile, è venato da considerazioni cui non è estranea una certa amarezza e disincanto. Vedi ad esempio il personaggio di Hiraoka. 
Punti di debolezza Alcune problematiche meritevoli di maggiore attenzione sono soltanto accennate. Vogliamo parlare della triste condizione degli animatori, sfruttati fino al midollo e pagati con uno stipendio da fame?
Visione del mondo Se non lo sapevi ancora, ecco quali fatiche e quali aspettative, quali sacrifici e quali passioni, quali sogni e quali disillusioni si nascondono dietro il magico mondo dell’animazione giapponese.
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SHIROBAKO, E IL DISEGNO SI ANIMA

Shirobako - Brindisi con le ciambelle
Il mitico brindisi con le ciambelle delle protagoniste

Con Shirobako il mondo dell’animazione si concede una pausa autocelebrativa. L’anime su come si produce un anime si qualifica come tale fin dalla opening. Vediamo infatti una mano che schizza rapidamente una galleria di personaggi. Si tratta dello staff della Musashino Animation, simpatica parodia della KyoAni.

Le prime due puntate girano un po’ a rilento. Sono introdotte, infatti, numerose figure facenti parte del team di uno studio di animazione. C’è il rischio di perdersi, di confondersi e, diciamocelo, di annoiarsi. Anche perché il primo episodio ci illude che si tratti della storia di cinque amiche con un grande sogno. Mentre poi si assumerà quasi sempre il punto di vista di una sola di esse, l’assistente di produzione Aoi Miyamori.

Ben presto, però, Shirobako decolla e ci incolla allo schermo. Sì, perché, come in un film d’azione, rimaniamo col fiato sospeso fino all’ultimo. Il character designer ritroverà l’ispirazione perduta? E la sceneggiatura sarà completata in tempo? Il regista ce la farà, con lo storyboard? E Aoi riuscirà ad arrivare alla sede dell’emittente televisiva prima della deadline, senza rompersi l’osso del collo?

Nel mentre, seguiamo le storie delle altre quattro amiche di Aoi. Tutte accomunate dal desiderio di lavorare insieme alla realizzazione dell’anime ideato ai tempi del liceo. Troviamo la timida Ema, la key animator. Midori, una grande passione per Dostoevskij, l’assistente sceneggiatrice. Misa, lo spirito più inquieto, l’esperta di computer grafica. E infine la tenace e incrollabile Shizuka, l’aspirante doppiatrice.

Alcune di esse devono ringraziare i buoni uffici di Aoi, se alla fine riescono ad entrare nel settore. Tuttavia, non stiamo parlando della difficile ascesa professionale di cinque ragazze fresche di studi. C’è anche quello, senz’altro. Ma soprattutto, c’è la storia di come si fa un anime.

Shirobako - Lo staff della Musashino Animation

Non è tutto oro, quel che luccica in Shirobako

Sì, forse Shirobako ci presenta una realtà un tantino edulcorata. D’accordo, lavorare in quel campo dev’essere davvero un inferno. Ferie? Qualità della vita? Ritmi umani? Dimentichiamoceli. Si procede ogni giorno di corsa, a volte rimanendo in ufficio fino all’alba. Meglio quindi portarsi una brandina, per ogni evenienza. Capita spesso di non riuscire neppure a rincasare, e di fermarsi a dormire in loco.

L’imprevisto, poi, è sempre dietro l’angolo. E quando succede, occorre inventarsi nuove soluzioni sul momento, con la forza e l’ingegno della disperazione. Non si contano i casi in cui bisogna ripartire da zero e rifare tutto da capo. Con i tempi di consegna che devono essere rispettati ad ogni costo.

Però alla fine sembra prevalga una visione – appunto – da anime, sul processo di creazione di un anime. Il presidente? Un bonaccione, attento al benessere dello stomaco dei dipendenti, sempre impegnato a sfornare manicaretti per tutti. Il regista? Un pacioccone, un eterno bambino, legato al ricordo della moglie-madre da cui è separato. Ricordo probabilmente sublimato nelle maghette-idol o nelle ragazzine-pilota di cui imbastisce le vicende.

Eppure, nonostante questo, Shirobako ci è piaciuto. Lo prendiamo per ciò che è: un omaggio al mondo dei disegni animati made in Japan. Si percepisce, tanto nei personaggi quanto nella sceneggiatura, un entusiasmo e una passione che ci piace ritenere genuini. E si sa, gli innamorati non sono mai giudici obiettivi di ciò che amano.

A prescindere dal minore o maggiore realismo, è una visione senz’altro consigliata a chi è interessato a capire cosa c’è dietro un anime. Gli appassionati si divertiranno a riconoscere le numerosissime citazioni, più o meno storpiate, di altre opere. Da Madoka Magica a Space Runaway Ideon, da Non Non Biyori a Evangelion. A proposito, c’è pure un cameo di Anno. E che volete di più, dalla vita?

Shirobako - Cameo di Hideaki Anno

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