PUELLA MAGI MADOKA MAGICA

Titolo PUELLA MAGI MADOKA MAGICA
Titolo originale 魔法少女まどか☆マギカ Mahō Shōjo Madoka☆ Magika
Genere FantasticoThrillerPsicologico
Durata 12 episodi (24 min.)
Anno 2011
Regia Akiyuki Shinbo
Soggetto Magica Quartet (Akiyuki Shinbo, Gen Urobuchi, Ume Aoki, Studio Shaft)
Sceneggiatura Gen Urobuchi
Character design Ume Aoki (originale), Takahiro Kishida
Musiche Yuki Kajiura
Una produzione Shaft
In breve Madoka e Sayaka vivono un’esistenza spensierata da studentesse delle medie, finché non compare in scena una bizzarra creatura extraterrestre con una singolare proposta: diventare maghe al servizio dell’umanità, in cambio di un desiderio. Le ragazze saranno costrette a rimettere in discussione i valori in cui credono.
Punti di forza La sceneggiatura sfida a viso aperto le convenzioni del genere majokko. Le decostruisce impietosamente, fin quasi ad annientarle. Poteva venire un pasticcio. Ne è sortita invece un’opera grandiosa, che affronta con piglio epico tematiche inaspettate, per un anime a base di maghette. Le immagini, potenti ed espressive, si sposano magnificamente con una colonna sonora superba.
Punti di debolezza Non convincono del tutto alcuni sviluppi troppo frettolosi e poco giustificati della psicologia dei personaggi, in particolare di Kyoko. Ma forse la colpa è da ricercarsi nel limitato numero di episodi della serie. Troppo pochi, per un anime che ne meritava almeno il doppio.
Visione del mondo Questo mondo merita davvero di essere protetto? Tale domanda racchiude l’intero significato della serie. Bisogna prendere atto dell’apparente (?) non-senso della vita. E tuttavia, sforzarsi di trovare una motivazione sufficientemente forte per riempire di significato la propria presenza su questa Terra.
Per approfondire Se hai visto anche Mawaru Penguindrum, ti consigliamo un confronto tra la serie di Ikuhara e quella di Shinbō, in particolare sulla possibilità di redenzione dell’umanità. Per chi è rimasto affascinato da una colonna sonora che aderisce in pieno allo spirito tragico-solenne e sperimentale dell’opera, proponiamo un approfondimento sulla OST di Yuki Kajiura. Imprescindibile, poi, un’analisi delle tematiche contenute nella serie che fa leva sul concetto di tragedia
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Madoka Magica - Incipit

MADOKA MAGICA O MADOKA TRAGICA?

Recensire Puella Magi Madoka Magica? Si tratta di un’impresa ardua, per chi sta scrivendo queste righe. Ci blocca una certa paura di non saper rendere a pieno le mille sfaccettature di un’opera dove si compongono magistralmente la sceneggiatura rigorosa e impegnativa di Gen Urobuchi, la regia visionaria e immaginifica di Akiyuki Shinbo e la colonna sonora solenne e piena d’incanto di Yuki Kajiura. Sarà meglio compiere un passo indietro e prenderla alla lontana.

Vi ricordate il Fu Mattia Pascal di Pirandello? Un giorno, Mattia e il suo padrone di casa si mettono a parlare di uno spettacolo di marionette messo in scena in un teatro di Roma. Si tratta di una tragedia di Sofocle, l’Elettra. Per chi non lo ricordasse, un breve riassunto. Oreste intende uccidere la madre Clitemnestra per vendicare la morte del padre Agamennone (sì, quello della guerra di Troia) da lei assassinato per favorire l’ascesa al trono dell’amante Egisto.

Mami Homura e Kyoko in Madoka magica

Che cosa succederebbe – dice il padrone di casa a Mattia Pascal – se nel teatrino di marionette in cui Oreste sta per consumare la sua vendetta, si aprisse uno strappo nel cielo di carta che sovrasta i personaggi? Risposta:

Oreste sentirebbe ancora gl’impulsi della vendetta, vorrebbe seguirli con smaniosa passione, ma gli occhi, sul punto, gli andrebbero lì a quello strappo, donde ora ogni sorta di mali influssi penetrerebbero nella scena, e si sentirebbe cader le braccia. Oreste, insomma, diventerebbe Amleto.  

La marionetta può interpretare il suo ruolo con cieca ed assoluta convinzione solo perché non si rende conto d’esser tale. Non appena il cielo di carta si strappa, solo allora comincia a chiedersi chi è e perché fa ciò che fa. Bene, se fin qui è tutto chiaro, prendete un mecha e aprite uno strappo nel cielo di carta: otterrete Evangelion. Prendete un majokko, ed avrete Madoka Magica.

Madoka magica (e atipica)

Madoka Magica - Prima StregaLe rassicuranti maghette Pierrot sembrano lontane anni luce. Magia combattente quindi, alla Sailor Moon? Fuochino. Tuttavia, le streghe contro le quali Madoka e le altre combattono non hanno nulla di sia pur vagamente antropomorfo. Rappresentano la disperazione da cui gli esseri umani si lasciano talvolta sopraffare. E le maghe sono lacerate dal dubbio. Hanno paura, soffrono, si dibattono tra mille incertezze, queste umanissime ragazzine che temono di rimpiangere per sempre la perdita della propria umanità.

Proprio così: per le protagoniste di Madoka Magica non è uno scherzo diventare maghe. Significa rinunciare per sempre ad una vita normale per adempiere ad una missione difficile e pericolosa. In cambio, la possibilità di vedere esaudito un proprio desiderio, non importa quanto grande. Sarà a quel desiderio che le future maghe dovranno aggrapparsi, nei momenti di maggiore sconforto che fatalmente saranno costrette ad attraversare.

Madoka e SayakaMaghette adolescenti spaventate dall’ingresso nell’età adulta? Per carità, niente del genere. La sceneggiatura bara, non rinuncia a prendere in giro lo spettatore. Le prime due puntate rispettano tutti gli stilemi del genere. Dalla terza le cose cominciano a complicarsi e il pubblico si compiace di aver compreso dove intende andare a parare la trama: eroine fragili e tormentate. E invece no, o almeno non solo. Ben presto, il problema diventa più grande e si trasforma nella ricerca di un senso da conferire alla propria missione.

Una voce nel deserto

L’eterna lotta tra il Bene e il Male? In realtà, il susseguirsi dei colpi di scena mette in discussione le convinzioni tanto delle maghette quanto degli spettatori. I fondali ora cupi ed espressionisti, ora a grottesche e surreali tinte pastello, aggiungono un che di frastornante e di allucinato. Lo strappo nel cielo di carta si allarga sempre di più. Ben presto entra in scena il Caos, di fronte al quale due sole sono le scelte possibili. Arrendersi e perire, oppure continuare a combattere nonostante l’assurdità del mondo e della vita.

Kyoko e HomuraLe ragazze di Madoka Magica si trovano in definitiva a rivestire i panni di eroine tragiche. C’è davvero qualcosa di tragico e di sublime in questa storia tetra e luminosa di speranza e disperazione, di caduta e redenzione, di salvezza e dannazione. E come in un’autentica tragedia greca, assisteremo nel finale alla katastrophé che ci riporta alla catarsi conclusiva.

Facile, essere ottimisti e mantenere salda la propria fede, in un mondo semplicisticamente diviso fra buoni e cattivi. Urobuchi (o Urobutcher, il macellaio, come lo hanno soprannominato i fan) scava nel sottosuolo per corrodere le fondamenta. Smembra senza pietà anime e corpi. Crea un deserto di valori, nel quale però riecheggia una voce di autentica speranza. Ben vengano, Madoka e le altre, in questi tempi confusi dove van di moda il nichilismo di comodo e l’ottimismo di facciata.

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