PLANETES

Titolo PLANETES
Titolo originale  プラネテス Puranetesu (dal greco antico Πλανήτης, lett. “Pianeta” o “Errante”)
Genere Fantascienza, Drammatico
Durata 26 episodi (25 min.)
Anno 2004 (it. 2006 – 2008)
Regia Goro Taniguchi
Soggetto Makoto Yukimura (Manga)
Sceneggiatura Ichiro Okochi
Character design Yuriko Chiba
Musiche Kotaro Nakagawa
Una produzione Bandai, Sunrise
In breve Anno 2075. I viaggi spaziali sono all’ordine del giorno. Sulla luna è stata costruita una stazione permanente, come punto di partenza per la colonizzazione di Marte e degli altri pianeti del Sistema Solare. Nel frattempo si seguono le vicende di Ai Tanabe e Hachimaki Hoshino. Una coppia di colleghi che lavorano come raccoglitori di detriti spaziali per la Technora Corporation.
planetes locandina

Planetes sembra concepita come una serie dalla personalità multipla. Potremmo dire altrimenti che racchiude in sé molte anime. Ci serviremo di questo tratto peculiare per fare qualche osservazione preliminare alla visione e capire insieme cosa aspettarci.

Tanto per cominciare, non basta guardare un episodio per avere un’idea generale di Planetes. Discorso che potrebbe valere per Takagi-san o Usagi Drop. Anche se in realtà, la formula iniziale non è differente da queste due serie. Che si tratti di dispetti tra ragazzini delle medie, la vita di un genitore improvvisato o la routine di raccoglitori di detriti, poco cambia. Siamo in un contesto intimista, quotidiano, quasi da slice of life

Un elemento in più che sembra caratterizzare meglio la serie è il lavoro nello spazio. Nella misura in cui Shirobako ci spiega come realizzare un anime, Planetes ci offre un’ambientazione realistica della tecnologia scientifica e del volo spaziale. Oltre a informarci dei rischi sulla salute a cui sono esposti gli astronauti.

Ma nell’opera di Taniguchi c’è tanto altro, soprattutto a livello narrativo e tematico. E non basterebbe nemmeno guardare una porzione significativa di episodi per inquadrare Planetes. Ci sono serie che a un certo punto diventano qualcos’altro. Hanno sviluppi inaspettati, si trasformano in altri generi o introducono contenuti di critica sociale. Penso ad esempio a Mawaru Penguindrum. A Planetes succede almeno tre o quattro volte.

La serie ha alle spalle capolavori come Neon Genesis Evangelion e Cowboy Bebop, che in modo diverso attingono alla fantascienza. Se da una parte c’è il tentativo di raggiungere certi livelli, dall’altra è necessario non aderire troppo ai modelli originari. Il risultato è che l’anime segue molte strade senza mai percorrere nessuna fino in fondo.

In Planetes trova posto, come già detto, lo slice of life della routine d’ufficio: i diverbi tra Ai e Hachimaki, i colleghi strampalati, le missioni di recupero sulla Toy Box. Ma non solo. C’è il minimalismo poetico, che apre uno squarcio sul passato dei personaggi più profondi e, più in generale, sui loro sogni e i loro rimpianti. Si passa da un episodio all’altro, dal demenziale al tragico, dalla commedia frizzante sulla battaglie dei sessi al thriller psicologico e a quello terroristico.

Rispetto alla gran parte delle serie, Planetes si presta a essere valutata episodio per episodio o, quando non è possibile, arco narrativo per arco narrativo. E ce ne sono alcuni davvero molto intensi, che si faranno ricordare.

Punti di forza Grande cura per la verosimiglianza del viaggio spaziale e per la credibilità psicologica di alcuni personaggi. Gli episodi più riusciti affrontano sia tematiche sociali che vicende  intimiste, senza fronzoli né retorica.
Punti di debolezza Gli snodi narrativi ci sembrano troppo bruschi e inaspettati. Tanabe è fin troppo patetica e non regge il confronto con il più complesso Hachimaki.
Visione del mondo “A che serve una nave senza un porto a cui ritornare?” (Gigalt)
Per approfondire Planetes è un’opera ambiziosa in cerca di una sua identità. Abbiamo perciò tentato di delinearne un profilo attraverso l’analisi dei metodi di narrazione sviluppati nella serie.
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Planetes - Tanabe e Hachimaki

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Simone Pavesi

Curatore del sito "AnimeBambu.it"

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