ORANGE

Titolo ORANGE
Titolo originale オレンジ Orenji
Genere Scolastico, Drammatico, Sentimentale, Soprannaturale
Durata 13 episodi (24 min.)
Anno 2016 
Regia Hiroshi Hamasaki
Soggetto Ichigo Takano (manga)
Sceneggiatura Yūko Kakihara
Character design Nobutero Yuki
Musiche Hiroaki Tsutsumi
Una produzione Telecom Animation Film (TMS)
In breve Una mattina, prima di andare a scuola, Naho Takamiya riceve una lettera che riporta tutti gli eventi di quella giornata, tra cui il trasferimento nella sua classe di un nuovo studente di nome Kakeru Naruse. Il mittente è la se stessa del futuro, che chiede alla Naho di dieci anni prima di cancellare i suoi numerosi rimpianti. In particolare, dovrà porre rimedio al triste destino di Kakeru.
Punti di forza Situazione iniziale promettente, buon ritmo, profilo psicologico dei personaggi credibile e toni melodrammatici sostenibili per lo spettatore. La valorizzazione dell’amicizia impreziosisce la serie.
Punti di debolezza Gli sviluppi narrativi deludono le aspettative: spiegazioni pseudoscientifiche da B-movie e soluzioni narrative poco coraggiose e buoniste. Cali di grafica nella seconda parte.
Visione del mondo Non lasciamoci sfuggire dalle mani la fortuna che abbiamo: la rimpiangeremo per tutta la vita.
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Orange - Suwa e Naho ascoltano musica

ORANGE: TRA REALISMO MAGICO E STUCCHEVOLE

Come insegna Stephen King agli aspiranti scrittori, alla base di una buona storia c’è una situazione iniziale ben definita che contiene la domanda “E se…?”. Un ottimo esempio è il plot di partenza di Orange. E se una liceale ricevesse una lettera dalla se stessa del futuro con scritto sopra come cancellare i propri i rimpianti?

Provare a scoprire la risposta intriga lo spettatore, che difficilmente interromperà Orange ai primi episodi, come invece potrebbe capitare con Madoka Magica o Yurikuma arashi. A questo punto, non vi resta che prepararvi! Non importa se vi convincerà o meno. Resterete comunque incollati allo schermo, anche soltanto per capire dove la serie vuole andare a parare.

Orange - Lettera dal futuro

I personaggi realistici di Orange

L’interesse per Orange va ben oltre l’inizio promettente. La distanza che lo separa da uno scolastico medio (Toradora!), con elementi soprannaturali (La malinconia di Haruhi Suzumiya) è decisamente notevole. A cominciare, per esempio, dall’ambientazione provinciale di Matsumoto, città della prefettura di Nagano, rispetto alle solite Tokyo e, in misura minore, Kobe. Scelta che meriterebbe il plauso di Mari Okada (anche se la sua Chichibu è ancora più piccola!).

Ma la nostra attenzione è rivolta soprattutto ai personaggi di Orange. Sia il character design che le personalità dei protagonisti non sono riconducibili ai soliti stereotipi. Gli otaku potrebbero rimanere delusi. A sedici anni non si hanno per forza gli occhioni e il proprio carattere è un po’ più sfaccettato rispetto a facili classificazioni. Niente moe, tsundere o altri tipi, né tantomeno fanservice.

Allo stesso tempo, a causa di una caratterizzazione eccessivamente realistica, i personaggi di Orange non sono indimenticabili. Naho e Kakeru sfigurano rispetto agli altri amici. La prima è troppo passiva, mentre il secondo è troppo ambiguo e depresso. Sembra più collauda la coppia Hagita e Azusa. Ma il migliore rimane Suwa: chi non lo vorrebbe come amico?  (Prima di proseguire, vi consigliamo di dare un’occhiata a profili e design dei personaggi di Orange su Manga Forever).

Orange: Suwa e Kakeru

La componente magica

In Orange il realismo si tinge di magico. E sono proprio i temi del viaggio nel tempo e dei mondi paralleli a coinvolgere lo spettatore, più che le situazioni di vita quotidiana. Per quelle, vi consigliamo Honey and clover e Lovely complex. Ci chiediamo perciò se si possa ritenere soddisfatti dell’altra faccia dell’anime, ovvero l’aspetto fantastico. Per non rovinarvi la visione accenneremo soltanto alle lettere del futuro. È innegabile che il mistero riguardo alla loro provenienza – come effettivamente riescano a viaggiare nel tempo – sia il vero interrogativo della serie.

Anche nel film Lettera d’amore di Dan Curtis c’è una situazione di partenza simile. Uno scambio epistolare tra due giovani che vivono in due epoche diverse. Ma la sceneggiatura evita di dare una spiegazione razionale alla provenienza di quelle lettere. Sappiamo (e tanto ci basta) che la corrispondenza è garantita da uno scrittoio magico. La soluzione (fanta)scientifica offerta invece da Orange è grossolana e impraticabile. Un vero disastro, quantomeno rispetto alle buone intenzioni dell’opera. Di magico, c’è semmai la profonda amicizia che lega i personaggi. Per tutta la durata della serie non passerà mai in secondo piano.

Se vi state chiedendo se valga la pena di recuperare Orange o di passare ad altro, ce la caviamo con un “riuscito a metà”. Peccato che il suo ottimo potenziale non venga sfruttato al meglio. É l’impressione generale che ne ricaviamo, sebbene la prima parte sia decisamente di qualità superiore alla seconda. Se le emozioni non mancano, la storia finisce per prendere risvolti stucchevoli. E su questo non si può soprassedere.

Le ragazze di Orange (anime)

Simone Pavesi

Curatore del sito "AnimeBambu.it"

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