OH, POVERI NOI! – TUTTI A CASA KAWAI

Titolo OH, POVERI NOI! – TUTTI A CASA KAWAI
Titolo originale 僕らはみんな河合荘 Bokura wa Minna Kawaisou (lett. “Stiamo tutti al dormitorio Kawai” ma si pronuncia anche come “Siamo tutti da compatire”)
Genere Scolastico, Slice of life, Sentimentale
Durata 12 episodi (24 min.)
Anno 2014 (it. inedito)
Regia Shigeyuki Miya
Soggetto Ruri Miyahara (manga) 
Sceneggiatura Kenji Konuta
Character design Ruri Miyahara (orig.), Junko Yamanaka, Maki Kawano, Shinichi Kurita
Musiche Akito Matsuda
Una produzione Brain’s Base
In breve I genitori di Usa si sono trasferiti per lavoro, e perciò gli pagano una stanza in affitto al dormitorio Kawai. Gli altri inquilini però sono uno più strambo dell’altro, e Usa vorrebbe trovare un’altra sistemazione. Senonché tra di loro c’è anche la silenziosa ed introversa Ritsu, una bibliofila di cui Usa si scoprirà ben presto innamorato. 
Punti di forza Interpretazione gradevole e gustosa di un concept vecchissimo (ma sempre funzionante) modellato ad hoc su questi tempi difficili. Palma d’oro a Mayumi: ci offre momenti tra i più spassosi. Tecnicamente ben realizzato.
Punti di debolezza Batte sempre sugli stessi tasti, senza una vera e propria evoluzione del plot. L’effetto globale è quello di una sit-com potenzialmente espandibile all’infinito: idea carina, ma senz’anima. Qualche purista troverà fastidiosa la saturazione del colore. 
Visione del mondo Rimanere sempre fedeli a se stessi, per quanto si sia strambi. Del resto, la compatibilità di coppia non passa necessariamente dal condividere per forza le stesse passioni.
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BOKURA WA MINNA KAWAISOU E LE GIOIE DELL’ALLOGGIO CONDIVISO

Oh, poveri noi! - Tutti a casa Kawai - Ritsu e Usa
Lasciala perdere, non ti si fila… o forse sì?

Reduci dai fasti del Sakurasou, a questo giro abbiamo deciso di rimanere sugli stessi binari. Perciò ci siamo fiondati su Bokura wa Minna Kawaisou. Si tratta dell’adattamento di un manga edito in Italia da Flashbook sotto il titolo di Oh, poveri noi! Tutti a casa Kawai.

Anche qui si sviluppa la formula resa immortale dalla Takahashi con Maison Ikkoku. Parlando del Sakurasou, avevamo già istituito un paragone così, al volo, tra SorataGodai. Ma poi, riflettendoci bene, le vicende di Sorata & C. si inseriscono in un percorso costellato di intrecci amorosi assortiti, da una parte. Mentre dall’altro lato troviamo un grande sogno (beninteso, a misura di otaku) da realizzare. Stile Shirobako e Shokomeza, per capirci. Però rivisto in chiave più idealizzata, della serie siamo tutti amici, divertiamoci insieme e vogliamoci bene.

Per ritrovare, in questi anni 2010, lo spirito della Maison dovremo quindi battere altre strade. Ed ecco come siamo approdati a Bokura wa Minna Kawaisou.

Tutti gli inquilini di casa Kawai

Oh, poveri noi! - Tutti a casa Kawai - Shiro e la signora Sumiko

Il nostro Godai di turno si chiama Kazunari Usa. Va a vivere alla pensione Kawai in quanto studente liceale con i genitori via per lavoro. L’amministratrice – la signora Sumiko – è tanto una cara vecchietta, ma il compagno di stanza (l’ambiguo Shirosaki) è un irrimediabile masochista con la passione del bondage. Usa vorrebbe trovare subito un altro alloggio (come dargli torto?) ma quando conosce Ritsu, la nipote della signora Sumiko, cambia subito idea.

Ritsu è carina e ben proporzionata, ma ciò che attira l’attenzione del ragazzo è la sua aria di raffinata intellettuale. Lei, in effetti, ha una grande passione per i libri. E quando la si incontra in giro, è sempre assorta nella lettura di un romanzo, al punto di non rendersi conto di ciò che le succede intorno. La linea di confine col disadattamento è molto sottile e facile da valicare, e Ritsu difatti passa per una solitaria asociale. Ma suvvia, questo per il protagonista maschile non è mai stato un vero problema. Lo conferma una lunga tradizione, da Another a Re:LIFE, da Denpa Onna a Nazo no Kanojo X.

Oh, poveri noi! - Tutti a casa Kawai - Sayaka la gattamortaCompletano il quadretto Mayumi, una donna in carriera alla disperata ricerca di un fidanzato decente. Che troverebbe pure, se non fosse così inconsciamente attratta dai mascalzoni. E Sayaka, nulla da spartire con l’omonima eroina di Madoka Magica. Questa invece è una studentessa universitaria dedita all’arte di manipolare gli uomini con le sue pose da gattina. Trucco e pettinatura sempre perfetti e impeccabili, ama saltare con disinvoltura da una relazione usa-e-getta all’altra. Com’è prevedibile, questa banda di spostati ostacolerà, più o meno di proposito, i tentativi di Usa di ridurre le distanze con Ritsu. Vi ricorda nulla?

Oh, poveri noi, orfani di Maison Ikkoku!

A una trentina d’anni di distanza, l’analisi delle differenze tra la pensione Kawai e la Maison della nostra infanzia ci induce a riflessioni di stampo sociologico. Due sono i personaggi che ci interessano di più, in questo senso. Ossia Mayumi, in giro per casa costantemente seminuda, come l’indimenticabile Akemi. E Shirosaki, erede ufficioso del ruolo già appartenuto al mitico Yotsuya.

Ma i tempi sono mutati: Akemi era una donna libera e spregiudicata. Certo, non priva di un fondo di romanticismo (vedi l’episodio 36 – Fine di un amore). Ma non era senz’altro ossessionata dalla ricerca di un uomo ad ogni costo, come Mayumi. Anche se poi, a dirla tutta, è proprio la nostra office lady preferita a regalarci gli sketch più spassosi della serie.

Oh, poveri noi! - Tutti a casa Kawai - Mayumi Nishikino
Mayumi riesce da sola a portare avanti la serie

E che dire di Shirosaki? Alterna momenti in cui si diverte a riaffermare le sue stucchevoli parafilie, ad altri (assai più gradevoli) dove si scopre emulo del nostro Muciaccia nazionale. E ci insegna, in perfetto stile Art Attack, a modellare palle di fango fino a renderle perfettamente lucide e rotonde. O a produrre stupende bolle di sapone mischiando un po’ di glicerina con l’acqua saponata. Ah, va da sé che è un NEET, si capisce.

I tempi sono davvero cambiati, se Godai non sapeva più come ingegnarsi tra mille lavoretti per mettere qualche soldo da parte. Usa, per contro – beato lui! – lavora, ma solo per scacciare la noia. E Ritsu, epigono non altrettanto degno di Kyoko, resta sfuggente e inafferrabile sullo sfondo. Però qui la spiegazione risiede nella mania della lettura. Una passione (sia pur nobilissima, per carità!) qui vissuta in modo totalmente assorbente, al punto da comportare un quasi completo isolamento dal mondo esterno.

In conclusione (si fa per dire…)

No, non ci siamo: leggere dovrebbe aprire la mente ed aiutare a comprendere la realtà. Qui il tutto pare ridotto all’ennesima fissazione da otaku. E Bokura wa Minna Kawaisou, in effetti, si sposa alla perfezione con le fragilità e le incertezze di quest’epoca. Arriviamo a chiederci cosa succederebbe se la Takahashi dovesse cimentarsi di nuovo con le disavventure di Godai, trasportandole al giorno d’oggi.

Forse, come risultato finale, ci ritroveremmo un adattamento animato che procede (se non altro…) in una certa direzione. Qui invece manca il senso della tensione emotiva, del work in progress, dell’anelito di Usa nei confronti della donna amata (?). D’altra parte, a qualcuno interessa davvero qualcosa, dei due protagonisti? E allora, tanto vale affidarsi ai comprimari, e meno male che Mayumi c’è. Concentriamoci pertanto sui numerosi (e divertenti) siparietti offerti da ogni episodio. E prendiamoli ciascuno come un racconto a sé stante.

Ciò che riempie di poesia minimalista Takagi-san diventa però il grosso limite di questa serie. Resta comunque un ottimo prodotto di intrattenimento, per passare piacevolmente la serata. A patto di non avere grosse pretese, beninteso.

Oh, poveri noi! - Tutti a casa Kawai - Ritsu e Mayumi in posa Shaft
Ritsu e Mayumi in una tipica posa Shaft

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