MAQUIA

Titolo MAQUIA
Titolo originale さよならの朝に約束の花をかざろう Sayonara no Asa ni Yakusoku no Hana o Kazarō (lett. “Lasciateci adornare il mattino dell’addio con i fiori promessi”)
Genere Drammatico, AvventuraFantastico
Durata 115 min.
Anno 2018
Regia Mari Okada
Soggetto Mari Okada
Sceneggiatura Mari Okada
Character design Akihiko Yoshida (orig.), Yuriko Ishii
Musiche Kenji Kawai
Una produzione P.A.Works
In breve Maquia appartiene al popolo (quasi) eternamente giovane degli Iorph e vive serena dedicandosi alla tessitura. Quando un sovrano imperialista attacca la sua gente, e lei viene catapultata nel mondo esterno, prende con sé un neonato orfano, condannato inevitabilmente a crescere, invecchiare e morire ben prima di lei.
 

Maquia aka SayoAsa - Locandina con Maquia e ArielChissà se la poliedrica sceneggiatrice Mari Okada ha visto al cinema, nel 2015, Adaline – L’eterna giovinezza, con Blake Lively e Harrison Ford. Il concept della donna perennemente giovane attraverso i decenni sta anche alla base di SayoAsa. O Maquia, se preferite chiamare il primo film girato dalla Okada – attiva da anni sul versante degli script – con il nome della protagonista, bloccata in una perpetua (o quasi) adolescenza.

Se la vita di Adaline si snoda attraverso il XX secolo, Maquia invece si muove in un contesto epic fantasy. Parliamo di una ragazza appartenente agli Iorph, un popolo contraddistinto da un lunghissimo ciclo vitale. Invecchiano molto più lentamente, rispetto a un comune essere umano. E quindi sono destinati a una vita di isolamento e di solitudine. In effetti, che senso avrebbe coltivare rapporti con il mondo esterno, se poi la morte – degli altri – ti condanna alla separazione forzata da tutti i tuoi cari?

Perciò gli Iorph se ne stanno tra di loro. E si dedicano alla composizione degli hibiol. Ossia di arazzi nella trama dei quali è racchiusa, come se fosse un sistema di scrittura, la biografia del tessitore. Tutto cambia quando i soldati del regno di Mezarte attaccano gli Iorph per rapire Leilia, la bella amica di Maquia. Bisogna capirli: il principe ereditario di Mezarte ha bisogno di una moglie per continuare la discendenza. Nel trambusto del raid, Maquia si ritrova dispersa e si imbatte in un neonato cui è morta la madre. La ragazza decide di adottarlo, e in principio va tutto (relativamente) bene. Perlomeno, fino a quando, col passare degli anni, il figlioletto raggiunge l’età (apparente) della madre…

Creature fatate, mostri alati, scene di combattimento: l’animazione regge la prova in modo eccellente. Grafica e colori sono resi a meraviglia, nel vero senso della parola. Non c’è da stupirsi: parliamo di character design e scenari ad opera del team di Nagi no Asukara, di cui si avvertono echi lontani. Così come il discorso dei fili intrecciati, atti a preservare la memoria del passato, ci evoca reminiscenze di Your Name. Tanta carne al fuoco, senza dubbio. Ma alla fin fine, com’è venuto il piatto servito in tavola? Or incomincian le dolenti note, per dirla con il Poeta.

Cosa intendeva trasmettere, in definitiva, la sceneggiatura della Okada? Il miracolo, la potenza, il mistero inattingibile della maternità? Magari, allora, sarebbe stato meglio dare prima un’occhiata a Wolf Children. Forse, invece, l’amore come forza capace di trascendere il doloroso e inevitabile scorrere del tempo? Se è così, erano proprio necessarie le allusioni di dubbio gusto all’eros pseudo-incestuoso alla True Tears?

Qualunque cosa zia Mari avesse in testa, Maquia non riesce a renderla in modo efficace. La regia fatica a tenere saldamente le mani sulle briglie del film, che a volte pare imbizzarrirsi e procedere per conto suo. La sceneggiatura perde d’occhio lo sguardo d’insieme. E l’attenzione dello spettatore si focalizza piuttosto sulle singole scene. Ma non sempre da una quantità di tasselli preziosi si ricava uno splendido mosaico.

E anche se scendiamo nel dettaglio, le perplessità non mancano. Tanti personaggi, e neppure uno davvero coinvolgente. A quei pochi promettenti sono state affidate soltanto particine di contorno. Ci chiediamo se questa storia, assai poco convincente, meritava sul serio di essere raccontata. Ma forse a zia Mari andrà meglio al prossimo giro.

Punti di forza Grafica e animazioni superbe. Una gioia per gli occhi. 
Punti di debolezza La mano della regista è incerta e traballante. Per quanto riguarda lo script, “Se alcune scene fossero state dispiegate in silenzio, con una singola, ben scelta, immagine lasciata a raccontare la narrazione, avrebbero potuto essere incredibilmente emozionanti. Invece, i personaggi parlano e piangono, parlano e piangono dappertutto”. (Ryan Lamble)
Visione del mondo

Il rischio della perdita e dell’abbandono non è una ragione sufficiente a dissuaderci dall’opportunità di riversare il nostro amore su qualcuno.

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Maquia aka SayoAsa - La valle degli Iorph

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