LA MALINCONIA DI HARUHI SUZUMIYA

Titolo LA MALINCONIA DI HARUHI SUZUMIYA
Titolo originale 宮ハルヒの憂鬱 Suzumiya Haruhi no yūutsu
Genere Commedia, ScolasticoSoprannaturale
Durata 28 episodi* (24 min.) 
Anno 2006 (it. 2010) 
Regia Tatsuya Ishihara
Soggetto Nagaru Tanigawa (light novel)
Sceneggiatura Fumihiko Shimo, Joe Ito, Katsuhiko Muramoto, Nagaru Tanigawa, Shoji Gato, Tatsuya Ishihara, Yutaka Yamamoto
Character design Noizi Ito (originale), Shoko Ikeda
Musiche Satoru Kōsaki
Una produzione Kyoto Animation
In breve Liceale annoiata dai comuni esseri umani decide di fondare, insieme ad un compagno di classe poco convinto, un club scolastico per indagare su fenomeni paranormali e pseudoscientifici: la cosiddetta Brigata SOS. Questa bizzarra associazione finirà con l’includere un’asociale modellata su Rei Ayanami, una maggiorata svampita e il classico tizio col sorriso sempre stampato in faccia.
Punti di forza Anime intelligente e originale per un intrattenimento sofisticato. Si concede volentieri alla sperimentazione.
Punti di debolezza Troppo cerebrale e verboso, per riuscire a parlare al cuore dello spettatore. Non aiutano l’invadenza della voce narrante e una colonna sonora confezionata ad hoc per apparire memorabile, senza per questo riuscire nell’intento.
Visione del mondo Ogni essere umano è incredibilmente piccolo e insignificante di fronte all’umanità intera. Bisogna essere speciali per qualcuno e distinguersi dagli altri.
Per approfondire Guardando l’ultimo episodio, lo spettatore potrebbe trovarsi disorientato. Abbiamo perciò provato a spiegarvi il significato di Someday in the rain e perché a modo suo è un epilogo (?) geniale. Ma di gran lunga superiore alla serie è il film La scomparsa di Haruhi Suzumiya, una sorta di Wonderful life che ci fa domandare come sarebbe il mondo senza la nostra eroina.
Note *Gli episodi 08 (Rapsodia della foglia di bambù), 12-19 (Endless Eight) e 20-24 (Il sospiro di Haruhi Suzumiya) sono a tutt’oggi inediti in Italia.
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INNAMORATI DELUSI (E UN PO’ MALINCONICI) DI HARUHI SUZUMIYA

La malinconia di KyonMa chi è, in fin dei conti, Haruhi Suzumiya? Un genio? Una svitata? Una reginetta altezzosa? O semplicemente, una quindicenne in cerca di attenzioni?

Forse, tutte e quattro le cose insieme. Senza dubbio, Haruhi Suzumiya è una ragazza sola, almeno fino a quando Kyon non prende posto nel banco davanti al suo.

Già, Kyon: probabilmente è lui, il vero malinconico della serie. Haruhi, per contro, oscilla sempre fra l’entusiasmo e l’insofferenza, fra l’esaltazione e lo sconforto. Kyon, invece, con il disincanto e l’ironia che lo contraddistinguono, sembra aver fatto pace con una vita piatta e priva di slanci. Un’esistenza accettata con la serenità di chi, in fondo, sogna pure un universo alternativo, ma è costantemente riportato con i piedi per terra dal principio di realtà.

Al protagonista maschile è affidato anche il ruolo di narratore, ed è un compito svolto in modo fin troppo zelante. Eravamo già stati abituati ad ascoltare la voce interiore di Kyosuke in Orange Road e a sorbirci le paranoie infinite e pretestuose di Yota in Video Girl Ai. Qui il fluire dei pensieri di Kyon, ispirati ad una sorta di filosofico distacco dalle stravaganze di Haruhi, è piuttosto una cascata incessante. Tutto ciò allo scopo di prendere per mano lo spettatore accompagnandolo, passo dopo passo, in una trama altrimenti poco digeribile.

Tale scelta assolve a una duplice funzione: da un lato, demistifica sistematicamente la finzione scenica. Dall’altro, strizza l’occhio al pubblico al di là della quarta parete. Sarà questo il segreto del successo ripor­tato in patria?

Haruhi ha un'idea geniale

Le aspettative di Haruhi Suzumiya

C’è chi ha parlato di intelligente parodia, di ironico pastiche, di citazionismo esasperato, chiamando in causa (nientemeno!) i Monty Python. Sarà. In questa logica, La malinconia di Haruhi Suzumiya potrà perfino apparire come una godibile (se non addirittura sofisticata) forma di intratteni­mento, destinata a piacere agli otaku con inconsce tendenze hipster.

Gli altri solleveranno invece numerose perplessità. Tra le battute dei personaggi e i commenti (il più delle volte, non richiesti) della voce narrante, lo script è troppo fitto e non lascia molto spazio al coinvolgi­mento dello spettatore. Per non parlare della colonna sonora, studiata a bella posta per ricevere una menzione d’onore. E ciò nonostante, neppure le insert song piuttosto azzeccate, così come i passaggi ripresi da Ciajkovskij e Sciostakovič riescono a mutare il nocciolo della questione.

Si obietterà: ma Haruhi Suzumiya non intende certo rivolgersi al cuore del pubblico. Benissimo. Però allora ci si aspetta che sappia parlare quantomeno al cervello. Di spunti disseminati qua e là su cui riflettere, in effetti, ce ne sono parecchi. Chi non si è chiesto, ad esempio, se nelle prime puntate i tre comprimari non stiano per caso imbastendo una specie di Truman Show, con Kyon nella parte già di Jim Carrey? E chi non ha provato un vago senso di oppressione nella sede della Brigata SOS, dove si consumano interminabili pomeriggi in una vana attente de Godot?

Bisognava insistere di più su questo punto. Se fosse stato portato alle sue logiche conseguenze, si sarebbe forse sfiorato il capolavoro. Si è invece preferito imitare Lynch alla lontana, e ne è sortita una commedia stralunata alla Nichetti. In sintesi, la sagra delle occasioni mancate.

La malinconia di Haruhi Suzumiya - Aula del Club

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