LA FORMA DELLA VOCE

 Titolo LA FORMA DELLA VOCE
Titolo originale 聲の形 Koe no Katachi
Genere Drammatico, Slice of life
Durata 129 min.
Anno 2016 (it. 2017)
Regia Naoko Yamada
Soggetto Yoshitoki Oima (manga)
Sceneggiatura Reiko Yoshida
Character design Futoshi Nishiya
Musiche Kensuke Ushio
Una produzione Kyoto Animation
In breve Shoko e Shoya si incontrano per la prima volta alle elementari: lei è priva dell’udito, lui non perde l’occasione di tormentarla. E poi una seconda volta al liceo: lei sempre timida e spaurita, lui in cerca di riscatto. Sarà un’occasione per entrambi di crescere, maturare e aprirsi agli altri e alla vita.
Punti di forza Storia “impegnata” e impegnativa, cura eccezionale del comparto grafico.
Punti di debolezza Alcuni passaggi trattati in modo un po’ sbrigativo. Certi personaggi e situazioni rimangono in potenza.
Visione del mondo Non si deve fuggire dalla vita, rifiutando di assumersi le proprie responsabilità, lasciandosi schiacciare dal senso di colpa o costruendo barriere che ci isolano ancora di più dagli altri.
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La forma della voce - Shoko Nishimiya

IMPARARE AD ASCOLTARE LA FORMA DELLA VOCE

Una doverosa premessa: non siamo fan sfegatati della Kyoto Animation. Su Haruhi Suzumiya ci siamo già espressi. Hyouka ci ha conciliato ottimamente il sonno. Di Clannad non abbiamo mai compreso il successo riportato in patria e all’estero. Tamako Market era guardabile, prima che comparisse l’uccello parlante. Perciò, sapere che La forma della voce – il film tratto dal manga A Silent Voice, della bravissima Yoshitoki Oima – sarebbe stato preso in consegna dallo studio di Kanon, ci ha fatto trattenere il respiro.

Beh, possiamo tornare tranquillamente a riprendere il fiato. Il lavoro è realizzato in modo graficamente impeccabile. I paesaggi, nella Forma della voce, non costituiscono soltanto uno sfondo decorativo, reso stupendamente: sono invece una parte imprescindibile della storia. Dipingono un’atmosfera di provincia, più ruspante e vivace rispetto alla Tokyo grigia e alienante cui siamo abituati. E, al tempo stesso, più dura, spietata, senza sconti né concessioni al politically correct.

La forma della voce - Bullismo contro Shoko

Chi è il vero bullo?

Qui è verosimile che, in un Giappone per certi versi (sesso, donne, qualità della vita, lavoro e, appunto, disabilità) molto arretrato, una ragazzina come Shoko Nishimiya subisca discriminazioni di ogni genere. Troppa fatica, per una società che lascia indietro chi non tiene il passo rapidissimo richiesto dal sistema produttivo, adattarsi alla fatica di ascoltare chi non riesce a sentire. Shoko, nel migliore dei casi, è un intralcio che rallenta l’attività della classe. Nessuno ha voglia di prendersi la briga di scrivere sul suo quaderno. E neppure di provare a comunicare con lei nel linguaggio dei segni.

Una galleria di figure mediocrissime sfila nella sua classe: dai compagni che si voltano dall’altra parte, a quelli che le parlano dietro. Dalla maestra imbelle che tenta pure di far qualcosa, ma torna subito nei ranghi, al maestro che vede Shoko solo come una seccatura. In questo ambiente umanamente gretto e sconfortante (i bambini di oggi saranno, tali e quali, gli adulti di domani) il bulletto Shoya Ishida sembra quasi il meno peggio. Ragazzino esuberante, è vittima della sua stessa voglia di vivere, di provare, di sperimentare. E della sconsideratezza tipica di quell’età.

Finché Shoya non causa danni economici troppo gravi alla famiglia Nishimiya, va tutto bene: è il leader della classe, perfino il maestro lascia correre i soprusi da lui commessi ai danni di Shoko. Quando però la madre della ragazzina decide di darci un taglio e presenta il conto all’istituto, ecco che incomincia una farsa ipocrita. Tutti si scoprono improvvisamente dalla parte della povera Nishimiya. Tutti in realtà si dissociavano dalla violenza di Shoya. E quest’ultimo, dopo aver giustamente inchiodato compagni e insegnanti alle loro responsabilità, sarà a sua volta vittima di bullismo. Ma il destino farà incontrare di nuovo Shoko e Shoya da adolescenti.

La forma della voce - Shoya e Shoko

Una scelta coraggiosa

La forma della voce deluderà chi si reca al cinema con Your Name in testa. Il film di Naoko Yamada (K-On, Tamako Market) non trasmette atmosfere sognanti, ma la concretezza di una vita che a volte non gira (né girerà mai) come dovrebbe. Niente romance, per dirla con gli americani, bensì a tale of redemption. Rispetto al manga, il film glissa su tante parti sinceramente inutili. I lettori di A Silent Voice saranno tuttavia assaliti dal dubbio che il bambino sia stato buttato via insieme all’acqua sporca. La prima parte è forse troppo frettolosa, così come alcuni snodi narrativi nel finale.

Magari con una serie la trama si sarebbe eccessivamente diluita (problema ignorato dalla Shaft quando ha adattato March comes in like a lion). Però il rischio, con un film (se non si punta a superare i 161 minuti della Scomparsa di Haruhi Suzumiya) è di sintetizzare fin troppo, lasciando inespressi alcuni spunti interessanti. Questo il difetto che rimproveriamo alla Forma della voce. Un’opera che, per il resto, ha l’audacia di non chinarsi a mietere emozioni facili e suggestioni scontate. Una scommessa difficile da sostenere, per la regista Naoko Yamada. Per quanto ci riguarda, sostanzialmente vinta.

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