KYOUKAI NO KANATA

Titolo KYOUKAI NO KANATA
Titolo originale 境界の彼方 Kyōkai no Kanata (lett. “Al di là del confine”)
Genere Fantastico, Mistero
Durata 12 episodi + 1 OAV (24 min.) + 5 ONA (7 min.)
Anno 2013 (it. inedito)
Regia Taichi Ishidate
Soggetto Nagomu Torii (light novel illustrata da Tomoyo Kamoi) 
Sceneggiatura Jukki Hanada
Character design Tomoyo Kamoi (orig.), Miku Kadowaki
Musiche Hikaru Nanase
Una produzione Kyoto Animation
In breve C’è una città in cui alcuni esseri umani (ikaishi) sono dotati di poteri soprannaturali. E li usano per abbattere, dietro compenso, i demoni (yōmu) che ogni tanto si manifestano in giro. La cacciatrice di spiriti Mirai ha intenzione di sconfiggere il mezzo-yōmu Akihito, ma quest’ultimo non sembra davvero pericoloso. Anzi, più i due si confrontano, più scoprono di avere cose in comune.
Punti di forza L’ambientazione è ricostruita (a differenza di Iroduku, per capirci) in modo credibile – per un fantasy – e soddisfacente. La trama avvince, sia pure con i mille difetti dello script. Personaggi stereotipati e caricaturali? Può darsi, ma riescono comunque a portare a casa il risultato. Grafica all’altezza delle aspettative, animazioni realizzate ottimamente.
Punti di debolezza Troppa carne al fuoco – in termini di personaggi e sottotrame – per sole 12 puntate. I primi non riescono ad esprimere interamente le loro potenzialità. Le seconde sono sviluppate in modo spesso frammentario o sbrigativo. In questo senso, l’episodio-filler 06, se non fosse un cult, sarebbe un crimine.
Visione del mondo Il senso di solitudine come condizione originata dalla consapevolezza della propria diversità. E l’amicizia e l’amore come antidoti in grado di sconfiggere questa “maledizione”.
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KYOUKAI NO KANATA: COSA C’È, OLTRE IL CONFINE?

Shadowmage, in una recensione per Nihon Review, scrive:

La Kyoto Animation è uno studio capace di realizzare anime sul nulla. Riescono a catturare una ben precisa sensazione attraverso una scelta di personaggi, atmosfera e rappresentazione che rende opere incentrate sugli aspetti più triviali dell’esistenza di gran lunga più piacevoli e coinvolgenti di quanto non ne avrebbero diritto. […] Beyond the Boundary cerca di ravvivare la vecchia formula aggiungendo una trama, veri e propri antagonisti e scene di combattimento con creature soprannaturali. Fondamentalmente, hanno preso una serie shōnen d’azione e hanno provato a renderla un anime sul nulla.

Forse il commento di Shadowmage è troppo severo. Però, siamo sinceri: l’abbiamo pensato anche noi, qualche volta, della KyoAni. Sia chiaro, non siamo insensibili al fascino di grafiche curate e animazioni fluide. Tuttavia, riteniamo che una serie animata degna di questo nome debba lasciarti veramente qualcosa. Non solo durante la visione, ma anche – diciamo – mezz’ora dopo il termine dell’ultima puntata. Qualcosa che trascenda l’incantamento estetico, così come la meraviglia di fronte al pezzo di bravura.

Eppure, anche se riusciamo benissimo a comprendere il punto di vista di Shadowmage, nella fattispecie di Kyoukai no Kanata, giungiamo a conclusioni differenti. Possiamo esprimerci in totale sincerità? Beyond the Boundary è la serie KyoAni che finora – e ben poche mancano all’appello – ci ha divertito di più. Ma forse non sarà inutile fissare qualche idea, cominciando a parlare della trama.

Kyoukai no Kanata - I quattro protagonisti
Da sinistra a destra: Mirai, Akihito, Mitsuki e Hiroomi

Tra yōmu e ikaishi

Nel contesto urban fantasy (inevitabile, il paragone con Madoka Magica) in cui si muovono i protagonisti della nostra storia, spesso fan capolino gli yōmu. Per intenderci, creature soprannaturali frutto dell’odio, della gelosia e della malizia degli uomini. Meno male che per combatterli ci sono gli ikaishi. Ossia, cacciatori di spiriti che integrano le loro entrate con un secondo lavoro (verosimilmente, in nero). Sì perché, quando un ikaishi distrugge uno yōmu, di quest’ultimo rimane soltanto una specie di Soul Gem da rivendere al Compro Oro sotto casa.

In Kyoukai no Kanata seguiamo le vicende dei più rinomati cacciatori di spiriti della città. Tra di essi, si annoverano la professoressa Ninomiya, i tre fratelli Nase – in particolare Hiroomi, con il suo morboso e imbarazzante attaccamento nei confronti della sorella minore Mitsuki – e la nostra protagonista, l’eroina moe Mirai Kuriyama. Discende da un’antica dinastia di ikaishi capaci di manipolare il proprio sangue (e di sfruttare tale abilità in combattimento). Per la loro potenza, sono sempre stati odiati dagli altri cacciatori di spiriti. Ma ora, Mirai ha altri grattacapi: il suo scopo nella vita è diventato sconfiggere il mezzo-yōmu Akihito, amico di lunga data dei fratelli Nase. Nonché grande appassionato, al punto da sconfinare nel feticismo, delle ragazze con gli occhiali – tipo, guarda caso, Mirai.

Perché quest’ultima si è così incaponita contro Akihito? Lui, tra l’altro, da mezzo-yōmu qual è, gode del privilegio dell’immortalità. Immaginatevi la frustrazione di Mirai, incapace di eliminarlo nonostante tutti i suoi onesti tentativi. D’altra parte, Akihito non sembra un avversario così temibile e spaventoso. Anzi, a pensarci bene, la vita di un mezzo-yōmu non è poi tutta rose e fiori. Un po’, se vogliamo, come quella di una cacciatrice di spiriti proveniente da un clan maledetto…

Kyoukai no Kanata - Mirai tenta di uccidere Akihito
Sì, d’accordo: Mirai è tanto moe. Ma non per questo va presa sotto gamba…

Kyoukai no Kanata: eppur si salva

Non vi sarà difficile, girando per il web, trovare recensioni negative di Beyond the Boundary. Se molti appunti sono condivisibili, altre osservazioni lasciano, ad essere onesti, piuttosto perplessi. Si direbbe che i critici più severi di quest’opera puntino il dito contro certi aspetti sui quali, in altre serie KyoAni, chiudono volentieri un occhio (se non entrambi). E allora, o si assume una posizione di insofferenza a tutto tondo, stile Shadowmage (e ne possiamo pure parlare). Oppure si fa pace con il moe, con la smania di solleticare i pruriti degli otaku, con un certo tipo di autoerotismo estetizzante e di rappresentazione di maniera dei personaggi. E si procede al netto di tutto questo.

Con Kyoukai no Kanata abbiamo trascorso serate piacevoli come non capitava da tempo. Per carità, magari si sono banalmente riproposte le stesse dinamiche attraversate durante la visione di Chūnibyō. D’altronde, non è forse vero che partire altamente prevenuti, quando il prodotto non è malvagio, sviluppa una propensione a giudizi di manica larga? Eppure, anche a freddo, il nostro verdetto si mantiene positivo. Certo, Akihito e Hiroomi a volte sono davvero creepy (ma non in modo fastidioso). Ai, Sakura e Mirai sono indicibilmente pucciose (ma senza oltrepassare il limite dello stucchevole).

Semmai, il problema risiede nell’enorme quantitativo di carne al fuoco messa a bollire in una pentola capiente sole 12 puntate. La visione dell’OAV (e, soprattutto, del secondo film Mirai-hen) diventa praticamente obbligatoria. Un dovere da noi adempiuto di buon grado: del resto, se i personaggi ci hanno intrattenuto così bene nonostante non siano riusciti ad esprimere tutte le loro potenzialità, perché non conceder loro ancora un po’ di tempo insieme a noi?

Kyoukai no Kanata - Hiroomi e Mitsuki in combattimento

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