IN QUESTO ANGOLO DI MONDO

Titolo IN QUESTO ANGOLO DI MONDO
Titolo originale  この世界の片隅に Kono sekai no katasumi ni
Genere Drammatico, Storico
Durata 126 min.
Anno 2016 (it. 2017)
Regia Sonao Katabuchi
Soggetto Fumiyo Kono (manga)
Sceneggiatura Sonao Katabuchi, Chie Uratani
Character design Hidenori Matsubara
Musiche Kotringo
Una produzione MAPPA
In breve Hiroshima, anni Trenta. Suzu Urano ha sempre la testa tra le nuvole. Quando un ragazzo che non ha mai visto la chiede in sposa, lascia la città natale per trasferisi nella nuova famiglia. Lo scoppio della guerra la costringe ad abbandonare i sogni a occhi aperti e la sua passione per il disegno.
Punti di forza Accurata ricostruzione di una pagina drammatica della storia giapponese. Racconto sincero, senza fronzoli né retorica.  Gli spaccati quotidiani rimandano a  grandi registi giapponesi come Ozu e Naruse.
Punti di debolezza Opera più didascalica che poetica. L’eccessiva compostezza formale limita l’emozione. 
Visione del mondo La solidarietà e la forza di andare avanti come antidoto alla follia della guerra.
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IN QUESTO ANGOLO DI MONDO: IL MANGA “ADOTTATO” DA KATABUCHI

In questo angolo di mondo è già entrato a pieno titolo nelle classifiche degli anime più belli di sempre. Pur non ottenendo lo stesso successo di Your Name, il film di Sunao Katabuchi ha ricevuto unanimi consensi di pubblico e critica. Tra i suoi pochi detrattori si annovera però il nome di uno dei più grandi registi dell’animazione giapponese. Si tratta di Hideaki Anno, il creatore di Evangelion, che sembra non aver apprezzato molto la caratterizzazione della protagonista.

Un parere che merita senz’altro un approfondimento. Ma al di là della condivisibile voglia di «strozzare» Suzu, il film nel complesso è buono, ben calibrato, forse troppo. Ha l’indubbio pregio di non eccedere mai nella retorica, nel sentimentalismo o nel patetico. Ma da un film che racconta dei bombardamenti di Hiroshima, ci si aspetta di uscire dal cinema quantomeno emozionati. È il vero limite di In questo angolo di mondo. Da una parte, l’ex assistente dello Studio Ghibli riesce a distaccarsi stilisticamente da Miyazaki e Takahata. Dall’altra, porta avanti un messaggio di speranza, che non ha la stessa forza, né lo stesso fascino, della dimensione onirica e struggente dei suoi maestri.

Suzu di In questo angolo di mondo

La paternità di In questo angolo di mondo

Sunao Katabuchi deve sentirsi davvero orgoglioso di aver realizzato In questo angolo di mondo. Con la propria opera ha instaurato un vero legame genitore-figlio prediletto. E in quanto padre, è disposto ad assumersi le sue responsabilità. Lo dichiara in un’intervista all’Annecy International Animation Film Festival. Non solo si impegnerà a correggere eventuali errori anacronistici, ma vuole garantire al suo film un’acustica migliore. Spera infatti di proiettarlo nei teatri, per via della migliore qualità dell’immagine o del suono. Un po’ come un padre intenzionato a dare al figlio una buona educazione o a scegliere per lui le scuole più prestigiose.

Prima di concedere i diritti alla TV, ha in programma di portarlo nelle scuole e nelle sale municipali. Nutre progetti e aspettative per la sua creatura. E quando gli chiedono del figlio del vicino, meno intelligente e più bello, dà una risposta politicamente corretta: sono inutili i paragoni. Salvo precisare che l’aspetto educativo del suo film è assente in quello di Shinkai. («E questa è una delle differenze con Your Name»).

Katabuchi deve essere uno di quei padri che si rivede nel figlio, ma è anche felice di constatare che non abbia ereditato certi lati del suo carattere. Quando gli domandano perché abbia preferito un personaggio femminile, risponde che altrimenti si sarebbe immedesimato troppo. Grazie a Suzu può fare un passo indietro a favore dell’obiettività.

In questo angolo di mondo. Famiglia al completo

Una lezione morale e famigliare

La suggestione un po’ semplificativa del rapporto padre-figlio può tornarci utile per qualche considerazione su In questo angolo di mondo. In realtà più che l’affetto provato dal regista per la sua opera, è interessante capirne l’approccio. Se Miyazaki nei suoi film sembra calarsi nei panni di un vecchio bambino che si diverte ancora a far volare gli aeroplanini, Katabuchi riveste più il ruolo dell’educatore. Non ha la fisionomia del compagno di avventura o del nonno che gioca col nipote. E del resto, nemmeno la sua opera ha, per così dire, troppi grilli per la testa.

Gli intenti del regista sono quasi documentaristici. La narrazione si fonda su episodi di vita famigliare, raccontati con lo sguardo sincero che rifugge dalla trasfigurazione. Lo stesso Katabuchi si è soffermato sui molti dettagli insignificanti sul cibo o sulla quotidianità, presenti nel film, che hanno risvegliato la memoria degli ottantenni che hanno vissuto quel periodo storico. Mentre i pochi momenti lirici hanno l’effetto di uno sketch decorativo. In fondo, i sogni ad occhi aperti di Suzu altro non sono che fantasie destinate a essere abbandonate.

È vero, in guerra non c’è spazio per il sogno, né tantomeno per i disegni di Suzu. La passione della protagonista suscita infatti i sospetti di un militare giapponese che le sequestra il blocco contenente i suoi schizzi. Per sopravvivere, ci suggerisce Katabuchi, bisogna aggrapparsi piuttosto alla solidarietà e alla forza di andare avanti. Purtroppo lo spettatore non riesce a immergersi completamente nel dramma o a provare empatia con la protagonista. E a questo proposito ritorniamo sulle perplessità di Anno.

In questo angolo di mondo. Matrimonio

Contro Suzu

Il creatore di Evangelion, dopo aver visto In questo angolo di mondo, ha riferito direttamente a Katabuchi le sue impressioni su Suzu.  Una donna che non fa nulla e che avrebbe voluto strangolare. Il giudizio è impietoso. Di certo è un personaggio molto passivo, difficile da inquadrare, ma lontano dagli stereotipi femminili di buona parte dell’animazione giapponese. Il rispetto per l’autorità famigliare la costringe ad accettare il matrimonio combinato con un ragazzo che non ha mai visto, nonostante abbia la possibilità di rifiutarlo. Accantona quindi senza troppe riserve le sue perplessità e i sentimenti che prova per un amico d’infanzia.

Non conosceremo mai con precisione, né in questa occasione né in altre, i moti della sua anima. Lo spettatore non ha un punto di vista privilegiato su Suzu, ma come Shusaku, il marito, possiamo interpretare il suo stato d’animo solo tramite un gesto o un’espressione del viso. Fino a qui, è molto credibile e tipicamente orientale. Quello che non convince della protagonista sono certi lati del suo carattere un po’ forzati. Si presenta come un’eroina ghibli, sognatrice e con la testa tra le nuvole, ma si rivela piuttosto anonima. Decisamente più riuscito, umano e tragico (oltre che emancipato), il personaggio della cognata.

Katabuchi leggendo il manga di In questo angolo di mondo (parole sue) si è sentito come se avesse dovuto adottarlo. Volendogli bene come a un figlio, ha cercato in tutti modi di proteggerlo. O forse, ha preferito proteggere se stesso. Come già scritto, scegliendo un personaggio femminile è riuscito a non lasciarsi coinvolgere troppo. Da questa decisione si intravedono le qualità e i difetti del film. Un buon prodotto, da far vedere nelle scuole, ma che non attinge in profondità nell’universo del suo autore.

In questo angolo di mondo. Bacio

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Simone Pavesi

Curatore del sito "AnimeBambu.it"

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