HYOUKA

Titolo HYOUKA
Titolo originale 氷菓 Hyouka (lett. “Gelato”)
Genere Scolastico, Slice of life, Mistero
Durata 22 episodi + 1 OAV (24 min.)
Anno 2012 (it. inedito)
Regia Yasuhiro Takemoto
Soggetto Honobu Yonezawa (light novel illustrata da Task Ohna)
Sceneggiatura Shogi Gatoh (composiz. serie), Katsuhiko Muramoto, Maiko Nishioka, Miyuki Egami, Sugihiko Ashida, Yasuhiro Takemoto
Character design Futoshi Nishiya
Musiche Kohei Tanaka
Una produzione Kyoto Animation
In breve Hotaro Oreki, primo anno di liceo, vive una vita piuttosto piatta. Interviene quindi la sorella maggiore, spingendolo a rifondare il club di cultura classica del suo istituto e ad usare le sue spiccate capacità deduttive per risolvere i piccoli misteri in cui lui e gli altri membri del circolo si imbattono.
Punti di forza Grafica e animazioni a dir poco superlative. Colonna sonora capace di coinvolgere lo spettatore, con BGM a metà strada fra il classicheggiante e il disneyano, e una opening destinata a rimanere in testa.
Punti di debolezza Sceneggiatura stiracchiata, a tratti soporifera. Tolto il primo importante mistero (lo zio di Chitanda) che si presta a riflessioni storico-sociologiche, gli altri casi sono privi di mordente: beninteso, se avete già frequentato le scuole medie. 
Visione del mondo Indagare sui piccoli grandi misteri che ruotano intorno ad un istituto, alla fine, è un modo per lasciarsi coinvolgere in quello straordinario e meraviglioso fenomeno chiamato Vita.
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HYOUKA, UN GIALLO SCOLASTICO TARGATO KYOTO

Non fare nulla che non sia costretto a fare, e se proprio mi tocca fare qualcosa, meglio sbrigarla alla svelta. Questo il motto di Hotaro Oreki, il protagonista di Hyouka. Fin dalla prima puntata, pare il fratello minore (ma più abulico) di Kyon ne La malinconia di Haruhi Suzumiya. O un precursore (ma meno cinico) di Hachiman in OreGairu. Logico aspettarsi una prosecuzione del parallelismo ipotizzando una (o più) figure maschili irrilevanti e un consesso di fanciulle pendenti dalle labbra del protagonista.

Per fortuna, scopriamo subito che non è così: il migliore amico di Hotaro si dimostra ben più di una spalla convenzionale! E le due coprotagoniste non sono inserite in un turbinio di intrecci affettivi poligonali, né di pene d’amor perdute. Ma come? Che razza di scolastico è?

Pensandoci bene, il primo rimando che ci viene in mente è il quartetto costituito da Ran e Shinichi da una parte, e Hattori e Kazuha dall’altra. Per forza! – si potrebbe replicare – Detective Conan è un giallo. Non c’è da stupirsi se le vicende sentimentali dei personaggi, già telefonate con qualche centinaio di puntate d’anticipo, siano destinate a rimanere sullo sfondo. E a svilupparsi poi nel modo più lineare possibile, quasi per legge di gravità.

Hyouka - Hotaro con Eru Chitanda

Ebbene, il punto in Hyouka è proprio lo stesso. Senonché Satoshi, l’inseparabile amico di Hotaro, è più un Watson che un secondo investigatore. E gli intrighi da risolvere non comportano efferati omicidi, ma dilemmi quali come ha fatto Tizia ad entrare senza la chiave? chi ha rubato la cioccolata di San Valentino per Caio? Emozionante, vero?

Lasciando da parte facili ironie, i piccoli misteri in cui Hotaro & C. si imbattono sono in realtà poco più di un pretesto per sviluppare la vera tematica di fondo. Ossia – come nel caso di Hachiman – la riapertura alla vita del protagonista. Il guaio è che tale processo è illustrato attraverso una sceneggiatura che avanza a passo di tartaruga. L’intreccio si dipana – fra digressioni spesso non necessarie e a volte totalmente gratuite – con una lentezza esasperante, eppure quasi compiaciuta. Che cosa c’è, sotto?

Alla scoperta del vero mistero di Hyouka

Ben presto, fin dai primi fotogrammi, comprendiamo la ragione del fascino ipnotico di Hyouka: l’eccellente comparto tecnico. In una memorabile recensione su Anime News Network, Nick Creamer si prodiga a descriverci, con l’entusiasmo dell’appassionato

[…] il character design espressivo, l’evocativa tavolozza di colori tardo-pomeridiani, e la grafica costantemente superba degli scenari. […] Vedere Hyouka costituirebbe a tutti gli effetti un’esperienza spettacolare anche senza l’audio o i sottotitoli, semplicemente perché la successione delle inquadrature racconta sempre una narrazione emozionante.

Hyouka - Panorama con Hotaro e Eru Chitanda

Abbiamo provato a svolgere l’esperimento suggeritoci da Creamer. L’esito non ammette repliche: Hyouka è realizzato in maniera formalmente ineccepibile. Sì, ma la sostanza? Riprendiamo, a tale riguardo, un esempio proposto dallo stesso Creamer. All’incirca a metà della serie, la brigata del club di cultura classica è alle prese con le incongruenze di un film girato da studenti più grandi. Il corto è confezionato in modo davvero approssimativo, persino per una produzione amatoriale. Uno dei personaggi evidenzia come l’entusiasmo e la passione non possano sopperire, da soli, alle carenze tecniche. Che sia da intendersi come una sorta di manifesto della Kyoto Animation?

Forse è proprio questo, uno dei messaggi contenuti in Hyouka: l’animazione comporta un labor limae a volte estenuante, se si vuole mirare a risultati qualitativamente soddisfacenti. Preziosismo fine a se stesso? O tentativo riuscito di rendere, attraverso la grafica e le animazioni, la narrativa emozionale di cui ci parla Creamer? Prendiamo pure per buona la seconda ipotesi, ma allora ci auguriamo che la stessa cura formale sia messa (anche) al servizio di soggetti un pochino più consistenti.

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