HANASAKU IROHA

Titolo HANASAKU IROHA
Titolo originale 花咲くいろは Hanasaku Iroha (lett. “I colori della fioritura” o “L’ABC della fioritura”)
Genere Slice of life, Sentimentale
Durata 26 episodi (24 minuti)
Anno 2011 (it. inedito)
Regia Masahiro Ando
Soggetto Mari Okada
Sceneggiatura Mari Okada
Character design Mel Kishida (originale), Kamani Sekiguchi
Musiche Shiroh Hamaguchi
Una produzione P.A.Works
In breve Abbandonata da una madre tanto simpatica quanto irresponsabile, Ohana è affidata all’arcigna nonna mai conosciuta prima. Scoprirà che la vecchia gestisce una pensione dalle parti di Kanazawa e che dovrà lavorare sodo (lanternare duro) per guadagnarsi vitto e alloggio. Ma sarà un’esperienza formativa.
Punti di forza Buono il cast, la trama scorre. Bella l’ambientazione: fa venire voglia di visitare la prefettura di Ishikawa.
Punti di debolezza Anime guardabile, ma che non decolla mai. I personaggi non sono sfruttati al massimo delle loro potenzialità: l’attenzione si concentra sempre sull’insipida protagonista e sull’ancora più anonimo fidanzato.
Visione del mondo Famiglia e lavoro: questo è il succo della vita. E per lavoro, si intende lavoro duro e malpagato, a reperibilità costante, da svolgere sempre in modo instancabile ed efficiente.
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HANASAKU IROHA: UNA FIORITURA A COLORI UN PO’ OPACHI

La campagna. La tradizione. La disciplina. Magari questa combinazione, dati i tempi che corrono, suonerà assai poco glam. Eppure, sono forse stati questi tre elementi a decretare il successo in Giappone di una serie come Hanasaku Iroha. Prima del terremoto del 2011, nella zona in cui è ambientato l’anime sono fioccate le prenotazioni. Ogni albergo ha registrato il tutto esaurito. Poi, il cataclisma e un’altra valanga di disdette. Ma andiamo con ordine.

Hanasaku Iroha ci racconta la storia di un’anomala emigrazione al contrario, dalla megalopoli al tranquillo centro di provincia. Niente grovigli di metropolitane che in due cambi ti portano ovunque. Qui bisogna accontentarsi di un trenino che corre su una ferrovia a binario unico. Una sola carrozza, e passa (se va bene) una volta ogni paio d’ore.

Ohana Treno

Ohana, la protagonista sedicenne, arriva fresca fresca da Tokyo. Colpa di una madre facilona e impulsiva, che sembra una citazione di Yasuko in Toradora! (mentre invece è ispirata alla madre di Mari Okada). La ragazza nella capitale si annoia: deve sbrigare da sola tutte le faccende di casa e non fa un gran vita sociale. Unica eccezione: Koichi, un amico con la personalità di un vasetto di schiuma di barba, che le si dichiara il giorno prima della partenza.

Ohana, forse, contraccambia pure i sentimenti di Koichi, ma non ha molto tempo per rifletterci sopra. Finisce infatti nella pensione termale gestita dall’amorevole nonna materna, una figura che ricorda certi negrieri incontrati leggendo La capanna dello zio Tom. Qui imparerà ad essere una cameriera-modello da Neko (una collega sua coetanea) e dividerà la stanza con Minko, la giovane aiuto-cuoca dal temperamento scostante e spigoloso. Lungi dal denunciare la nonna per sfruttamento minorile, Ohana riesce finalmente a trovare uno scopo nella vita.

Ohana Pulizie

Hanasaku Iroha come bildungsroman?

Finora abbiamo scherzato (ma non troppo). Tornando seri, Hanasaku Iroha vorrebbe essere la storia della formazione di un’adolescente dei giorni nostri, temprata da una vita di campagna più ruvida (ma più sincera) rispetto al contraltare urbano. E qui solleviamo la prima obiezione: ma Ohana aveva proprio bisogno di un training simile? Certo, la ragazza appare confusionaria e poco motivata, ma forse l’esperienza di un periodo da moderna serva della gleba gioverebbe di più a Yuina, la fatua e presuntuosa erede della pensione rivale.

Sarà quindi attraverso l’impegno e la fatica quotidiani che si compirà la fioritura di Ohana. Fioritura consistente in una riscoperta dei Veri Valori della Vita. Tra i quali, si capisce, bisogna annoverare il Duro Lavoro e i Legami Familiari. Una morale da due soldi, squisitamente nipponica nella sua semplicità e scontatezza? Probabilmente, sì. Per questo, la trama di fondo suona, a noi figli della legge 300/70 poco convincente (al limite del pretestuoso) e ancor meno appassionante.

Hanasaku Iroha: Ohana, Minko, Neko

Meglio allora concentrarsi sulle trame dei singoli episodi. Qui, la sceneggiatura di Mari Okada dà il meglio di sé, anche grazie alla scelta di un cast veramente azzeccato. Ciò nonostante, il potenziale di tante figure gustose rimane parzialmente inespresso. Forse era il caso di lasciar interagire di più i personaggi tra di loro. In Hanasaku Iroha, invece, si preferisce usare la formula del riflettore puntato su Ohana (o comunque, sul terzetto delle protagoniste) con qualche occasionale divagazione di approfondimento sui comprimari.

Ohana Farfalla

 

Sia come sia, i 26 episodi dell’anime scorrono bene. E anche se questa non sarà consegnata ai posteri come l’opera più memorabile scritta dalla Okada, si lascia comunque guardare piacevolmente. Consigliata specialmente se uscite dalla visione di anime allucinati e inquietanti stile Elfen Lied. Nel caso, può aiutarvi a dissipare i vostri incubi notturni e a recuperare la serenità perduta.

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