GOLDEN TIME

Titolo GOLDEN TIME
Titolo originale ゴールデンタイム Goruden Taimu
Genere Commedia drammatica, Sentimentale, Soprannaturale
Durata 24 episodi (25 min.)
Anno 2013 (it. inedito)
Regia Chiaki Kon
Soggetto Yuyuko Takemiya (light novel illustrata da Eji Komatsu)
Sceneggiatura Fumihiko Shimo
Character design Eji Komatsu (orig.), Shinya Hasegawa
Musiche Yukari Hashimoto
Una produzione J.C.Staff
In breve Tada Banri arriva a Tokyo da Shizuoka per cominciare l’università. Fa amicizia con un compagno di corso, incontra l’avvenente stalker del tizio in questione e conosce una ragazza sua concittadina, mai vista prima. O forse no.
Punti di forza L’ambientazione universitaria rende i personaggi più disinvolti di quanto non lo sarebbero probabilmente stati quando vestivano alla marinara. L’inizio frizzante lascia ben sperare…
Punti di debolezza … ma il seguito risulta poco convincente. I personaggi non sono capaci di trasmettere emozioni autentiche, né di coinvolgere sul serio lo spettatore. Certi escamotage narrativi sembrano davvero pretestuosi. 
Visione del mondo Il passato è passato, punto. Per quanto lo si possa talvolta rimpiangere, per quanto si possa indulgere nell’autoerotismo mentale del “cosa sarebbe successo se… ?” bisogna guardare a ciò che di buono ha da offrirci il presente.
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GOLDEN TIME, MA NON PER LO SPETTATORE

Golden Time - Kouko con il mazzo di rose

Il Golden Time, una volta tanto, non si trascorre fra i banchi del liceo, ma nelle aule di un ateneo. Questa premessa ha attirato la nostra attenzione fin dai primi minuti. E le nostre aspettative sono state ulteriormente alimentate dal trionfante ingresso in scena di Kouko, la bellissima, prepotente, egocentrica, ossessiva (e possessiva) protagonista femminile. Reduci da Honey and Clover, decidiamo pertanto di dare una possibilità a questo lavoro adattato dalle light novel di Yuyuko Takemiya, l’autrice di Toradora!

L’ambientazione accademica di Golden Time ci intriga, e pur sapendo che non dobbiamo immaginarci qualcosa di vagamente paragonabile a Chika Umino, ci prepariamo ad una visione piacevole e coinvolgente. Anche se non ci entusiasma granché il protagonista maschile, quel Banri (chiamato spesso per esteso Tada Banri, stile Charlie Brown) in giro con aria smarrita per le strade di Tokyo.

D’accordo, sarà pure un provinciale di Shizuoka. Non c’è da stupirsi se si sente un po’ sperduto nella grande metropoli. Però il punto è un altro: ci sembra il classico ex-liceale già visto in mille altre salse, oggi diplomato e pronto a cominciare una vita da matricola. Lo liquidiamo quindi così, senza troppi complimenti. E invece, andando avanti si scopre che nasconde un passato del tutto inaspettato.

Episodio dopo episodio, apprezziamo sempre di più il contesto post-adolescenziale. La divisa alla marinara è stata definitivamente riposta nell’armadio, e le relazioni con l’altro sesso appaiono quasi normali. Tanto per cominciare, nessun malcelato terrore per il contatto fisico. Niente cumuli di inibizioni che impediscono sistematicamente di esternare i propri sentimenti. E non è fonte di tremendo disagio trascorrere una serata nel proprio appartamento in compagnia di una ragazza. Non solo: quando ci si mette con qualcuno, è previsto che ci si baci, di tanto in tanto. Baci sulle labbra, non so se mi spiego.

Golden Time - Banri e Kouko - Scena di sesso

Tutto il resto è Banri

Ciò nonostante, quel che Golden Time ha da offrire di bello purtroppo finisce qui. La pretesa di coinvolgere lo spettatore nel dramma (?) interiore di Tada Banri si dimostra campata in aria. Più in generale, finché il ritmo rimane leggero e scoppiettante, i personaggi riescono pure a funzionare. I guai arrivano quando si richiede che sappiano esprimere un qualsiasi pathos. Ed è inutile giocare la carta del fantasma del Banri del passato.

Già, l’elemento soprannaturale. Di solito, nelle serie animate, serve a conferire un tocco di poesia e di incanto. Veicola cioè emozioni difficilmente esprimibili in modo altrettanto efficace, se si rimane solidamente ancorati ai binari della realtà. Ecco, qui invece suona totalmente gratuito e la sua presenza appesantisce la trama in modo a volte fastidioso. Anche perché non si può delegare al magico il compito di estrarre dai personaggi una dimensione drammatica di cui si rivelano del tutto privi.

Ma forse il problema vero risiede nel protagonista. Mentre Kouko si evolve da individuo socialmente pericoloso a personcina ragionevole, Banri rimane lo stucchevole di sempre. Difficile stabilire chi meriti meno schiaffi, tra lo studente delle superiori di un tempo e l’attuale matricola. Ed è quasi sconcertante, per contro, la solidarietà incondizionata di cui godono entrambi. Tale appoggio senza se e senza ma rende, se possibile, il nostro “eroe” ancora più vittimista e autoassolutorio.

Agli altri personaggi, invece, nella seconda metà della serie è assegnato un destino assai poco memorabile. Nel frattempo, Golden Time procede a vele spiegate verso una conclusione di cui ormai poco ci importa. Colpa dei tre grandi difetti di cui soffre quest’opera: non convince, non convince, non convince.

Golden Time - Banri, Kouko e 2D-kun

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