QUANDO C’ERA MARNIE

Titolo QUANDO C’ERA MARNIE
Titolo originale 思い出のマーニー Omoide no Marnie
Genere Drammatico, Psicologico, Soprannaturale, Mistero
Durata 103 min.
Anno 2014
Regia Hiromasa Yonebayashi
Soggetto Joan G. Robinson (romanzo)
Sceneggiatura Hiromasa Yonebayashi, Keiko Niwa, Masashi Ando
Character design Masashi Ando
Musiche Takatsugu Muramatsu
Una produzione Studio Ghibli
In breve Marnie è una ragazzina di 12 anni anni introversa e solitaria. Quando i suoi problemi d’asma peggiorano, i genitori adottivi la mandano in vacanza da dei parenti che abitano in un villaggio marittimo dell’Hokkaido. Qui scoprirà una villa apparentemente abbandonata e farà conoscenza di Marnie, che diventerà la sua prima vera amica.
Quando c'era Marnie locandina

Rivedere Quando c’era Marnie, dopo essere andati al cinema per Mary e il fiore della strega, ci porta inevitabimente a (ri)considerare i lavori di Yonebayashi. È legittimo domandarsi quale strada avrà intenzione di percorrere in futuro l’ex allievo di Miyazaki. Autorialità o imitazione? Un discorso che sembra così strano per il regista che, più di altri suoi colleghi, è riuscito a distaccarsi meglio dal geniale quanto ingombrante maestro.

Se escludiamo l’esperimento poco riuscito (e poco Ghibli) del triangolo amoroso di Si sente il mare, e ovviamente i film di Takahata, gli altri prodotti dello Studio non diretti da Miyazaki risentono troppo della sua supervisione. I sospiri del mio cuore, così come I racconti di terramare o La collina dei papaveri, ricevono in genere la stessa accoglienza. Positiva, ma con la solita nota a margine: miyazakiano ma senza il tocco di Miyazaki. Un po’ come succede con gli omaggi a Hitchcock (anche di grandi autori come De Palma o Woody Allen) o per certi romanzi di Stephen King, in cui l’editor ha avuto un ruolo preponderante.

Goro Miyazaki si è liberato metaforicamente del padre, facendo commettere parricidio al protagonista dei Racconti di TerramareYonebayashi, con Arrietty ma soprattutto con Quando c’era Marnie, ha invece sostituito l’incanto dell’infanzia con la difficoltà di crescere. La protagonista non è più una bambina che si meraviglia di tutto ciò che vede. Ma una preadolescente che non è più un tutt’uno con la natura e la magia, e per quasto vive segregata in un limbo, all’insegna della conflittualità.

Questa conflittualità, Anna la esercita contro gli altri, compagni di scuola e professori: “A questo mondo esiste un cerchio magico invisibile. Il cerchio ha un di dentro e un di fuori. Queste sono persone al di dentro, e poi io sono una persona al di fuori“. Contro la madre adottiva che non riconosce come una vera madre: “Pare una capra che ti assorda belando“. Contro se stessa: “Io sono quel che sono: brutta, stupida, scontrosa, sgradevole. Per questo io mi detesto“.

L’incanto, così naturale per le eroine positive di Miyazaki, non è sparito. C’è ancora. E sfrutta le potenzialità attive della magia e dell’invenzione, a partire da una villa immersa in un paesaggio acquitrinoso. Il mondo di Anna è racchiuso in un suo disegno, che non vuole far vedere a nessuno.  È un mondo intimo e segreto, che ha il fascino e l’inquietudine di una ghost story.

In Quando c’era Marnie il sogno non coincide con la realtà, ma non si dissocia nemmeno. Sarà quindi inutile tentare di separare verità e finzione, nonostante il tentativo superfluo di spiegare razionalmente i misteri della storia. Questa sua ambiguità lo rende accostabile a un Young Adult di buona fattura.

Yonebayashi non è (o non è ancora) paraganobile ai maestri dello studio Ghibli, Miyazaki e Takahata. Temiamo però che l’insuccesso commerciale di Quando c’era Marnie possa spingere il suo autore a rivedere il suo percorso poetico. Ci dispiacerebbe parlare in futuro dei suoi film, come si era già detto per altri prodotti Ghibli, miyazakiano ma senza il tocco di Miyazaki. Mentre aspettiamo il suo ultimo lavoro, faremo il possibile per considerare Mary e il fiore della strega, come un semplice tributo al proprio maestro. 

Punti di forza Film introspettivo e onirico, che batte nuove strade nella produzione Ghibli.
Punti di debolezza Il sorprendente epilogo si preoccupa troppo di non lasciare questioni irrisolte.
Visione del mondo La noia e la solitudine alimentano la creatività
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Quando c'era Marnie

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Simone Pavesi

Curatore del sito "AnimeBambu.it"

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