MARY E IL FIORE DELLA STREGA

Titolo MARY E IL FIORE DELLA STREGA
Titolo originale メアリと魔女の花 Mary to Majo no Hana 
Genere Fantastico
Durata 102 min.
Anno 2017
Regia Hiromasa Yonebayashi
Soggetto Mary Stewart (romanzo)
Sceneggiatura Riko Sakaguchi, Hiromasa Yonebayashi
Character design Akihiko Yamashita 
Musiche Takatsugu Muramatsu
Una produzione Studio Ponoc
In breve Mary si annoia nella casa in campagna di una vecchia zia, dove sta trascorrendo le vacanze estive. Quando entra nel bosco per seguire un gattino, trova uno splendido fiore azzurro e una scopa magica. Inizia così un’estate magica e avventurosa, all’interno di un’università che istruisce maghi e streghe. 
Mary e il fiore della strega locandina

Nei film di Yonebayashi – e Mary e il fiore della strega non fa eccezione – si ritrova la stessa situazione di partenza.  C’è sempre un protagonista che, per motivi di salute o di villeggiatura, soggiorna nella grande casa di un parente, lontano dalla città, e finisce per annoiarsi. Come il torpore delle lunghe giornate estive innesca la vena creativa dei bambini, lo stesso succede per la noia di Mary (o di Sho o di Anna) che stimola la curiosità e crea occasioni d’incontro. Può trattarsi di una minuscola prendimprestito,  di una evanescente ragazza o di una scopa volante e di un fiore  magico.

Ma Mary e il fiore della strega si distacca parecchio dai precedenti lavori del suo regista. In Arrietty e Quando c’era Marnie, i protagonisti sono, in un certo senso, dei ragazzi problematici. Non solo perché Sho è cardiopatico e Anna soffre d’asma, ma anche per via dei loro caratteri solitari, introversi e a volte persino aggressivi. Basti pensare ad Anna, che dice di detestarsi e in un attacco d’ira, insulta una ragazza del villaggio marittimo per il proprio peso. Non ricordano affatto i personaggi positivi e pieni di buoni sentimenti di Miyazaki. La natura non è così idealizzata, se non si ha qualcuno con cui giocare o avere momenti di condivisione. Inoltre gli epiloghi dei primi due film di Yonebashi rimangono “aperti”, continuando a sollevare questioni a fine visione.

Paradossalmente Mary e il fiore della strega è il film più Ghibli di Yonebayashi, nonostante sia il suo unico film non Ghibli.  Si ha l’impressione che il nuovo Studio Ponoc abbia evitato di proposito ogni rischio, mettendo in secondo piano l’aspetto autoriale. Ci tiene troppo a essere scambiato per la brutta copia dello Studio Ghibli, anzi, a dirla tutta, ci tiene a essere scambiato proprio per lo Studio Ghibli. Ed è un peccato.

Gli autori spiegano di aver voluto raccontare la storia di una ragazza piena di energia. Tutto il contrario di Marnie (ma anche di Arrietty), intimo e interiore: “Adesso avevamo una protagonista che agisce prima di pensare, una fonte inesauribile di avventure“. Che è come dire, che adesso avevano un’eroina miyazakiana! Ma tutto il film, in realtà, sembra un omaggio (in tono minore) al loro maestro. Moltissime sono le citazioni che i fan riconosceranno facilmente. A molti ricorderà la storia di Kiki – Consegne a domicilio, anche se è stato il successo di Harry Potter ad aver condizionato lo Studio in fase di sceneggiatura.

Nemmeno le tematiche (provate a indovinare a quale regista giapponese appartengono!) sono particolarmente originali. L’ambientalismo e l’animalismo appaiono forzati e privi d’incanto.  Ad ogni modo, la storia piacerà senz’altro ai più piccoli, a cui si rivolge, ma stavolta gli adulti non accoglieranno Mary e il fiore della strega con lo stesso entusiasmo. Purtroppo il film (e forse lo Studio Ponoc) sembra troppo costruito a tavolino. 

Punti di forza È sempre piacevole, a livello di comparto tecnico e di contenuti, ritrovare l’inconfondibile marchio Ghibli 
Punti di debolezza Storia dagli sviluppi prevedibili che piacerà soprattutto ai bambini
Visione del mondo La magia, come la scienza, deve avere dei limiti.
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Mary e il fiore della strega e il giardiniere

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Simone Pavesi

Curatore del sito "AnimeBambu.it"

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