CHUNIBYO

Titolo CHUNIBYO
Titolo originale 中二病でも恋がしたい!Chūnibyō demo koi ga shitai! (lett. “Anche con la sindrome della seconda media voglio innamorarmi!”).
Genere Commedia, Scolastico, Sentimentale
Durata Prima stagione: 12 episodi + 1 OAV (24 min.) + 6 ONA (6 min.)
Seconda stagione: 12 episodi + 1 OAV (24 min.) + 6 ONA (4 min.)
Anno 2012-13 (1a stag., it. inedito)
2013-14 (2a stag., it. inedito)
Regia Tatsuya Ishihara
Soggetto Torako (light novel illustrata da Nozomi Osaka)
Sceneggiatura Jukki Hanada
Character design Nozomi Osaka (orig.), Kazumi Ikeda
Musiche Nijine
Una produzione Kyoto Animation
In breve Yuta sta per cominciare le superiori: un’ottima occasione per dare un taglio al passato e dimenticare il periodo della sua vita trascorso in preda a ridicole manie di grandezza adolescenziali (chunibyo). Senonché, una sera gli compare all’improvviso sul balcone la coetanea Rikka, una ragazza tuttora affetta da chunibyo… 
Punti di forza Grafica e animazioni di ottima fattura, e non c’è da stupirsi. Personaggi femminili moe come ci si può aspettare dalla KyoAni, stavolta però sfruttati nel migliore dei modi, e soprattutto per una buona causa.
Punti di debolezza Lode al tentativo, ma un po’ più di audacia in quella direzione non avrebbe guastato. Seconda stagione del tutto pleonastica e dimenticabile: l’età mentale dei protagonisti, inspiegabilmente, si dimezza.
Visione del mondo

Tutti dicono che la chunibyo è imbarazzante. Vorrebbero non ripensarci mai più. Vogliono cancellarla. Ma è veramente scomparso, il tuo io che è esistito un tempo? Il tuo io che immaginava di essere spiato, che ha inventato un personaggio immaginario e ci si è totalmente immedesimato? Le persone a volte se ne escono con discorsi senza senso, sognano un mondo che cambi all’improvviso, arrivano a concepire un futuro lontano, si inventano un grande amore che non esiste… Questa cosa, che si ripete dalla nascita alla morte, continuiamo a portarla con noi. Va avanti senza fine, questa cosa così triste, imbarazzante e… affascinante.  […] Ebbene, sì: noi esseri umani ci trasciniamo la chunibyo per tutta la vita.

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CHUNIBYO, O DONNA RIKKA DEL KANSAI

In un liceo del Kansai, di cui non voglio ricordarmi il nome, non molto tempo fa studiava una ragazzina di quelle con la benda sull’occhio destro, un paio di scarpe roller ai piedi, e un ombrellino da sole usato come arma immaginaria. Non ce ne voglia il grande Cervantes, se ci permettiamo di parafrasare l’incipit del suo capolavoro. C’è poi tanta differenza tra un hidalgo del Seicento rapito dalla mania cavalleresca e una studentessa quindicenne affetta da chunibyo? Ovvero, da sindrome della seconda media?

Senonché, per Rikka la scuola media è finita da un pezzo. Ormai sta per incominciare le superiori. Eppure continua a credersi l’eroina di chissà quale saga fantasy. Parla di incantesimi, maledizioni, visioni. Compie strani gesti e riti propiziatori. Sostiene l’esistenza di strane organizzazioni, complotti e loschi figuri che la spierebbero di nascosto. Insomma, se fosse in Italia sarebbe una giovanissima promessa del Movimento 5 Stelle.

Chunibyo - Yuta e Rikka

Una sera, Rikka si cala nel balcone dell’appartamento di sotto. Qui incontra Yuta, un suo coetaneo, anche lui pronto ad iniziare una nuova vita da liceale. Si tratta, per il ragazzo, di uno step importante. Desidera infatti lasciarsi alle spalle la sua vecchia reputazione da studente delle scuole medie prigioniero dei suoi deliri. Eh, sì: anche Yuta aveva la chunibyo. E ripensare a quei tempi è per il ragazzo fonte di imbarazzo e vergogna.

Che cosa combineranno insieme, la chunibyo praticante e l’ex-chunibyo pentito? Quasi dimenticavamo: è un anime della Kyoto. Perciò aspettatevi un florilegio di fanciulle corrispondenti a tutte le sfaccettature possibili del moe. Ah, e c’è pure la spalla comica del protagonista maschile. Sì, l’intraprendente disadattato che tenta ad ogni costo di combinare qualcosa con le ragazze. E del resto, perché mai dovrebbero ruotare tutte intorno al protagonista? Non c’è giustizia, a questo mondo.

C’è un po’ di Chunibyo in ognuno di noi

Chunibyo demo koi ga shitai ci ha resi diffidenti fin dalla opening. E le prime puntate sapevano tremendamente di già visto. Quando è avvenuto il piccolo miracolo? Qual è stato l’episodio che ci ha indotto ad andare avanti, senza piantare tutto a metà? In realtà, a questo giro la ben nutrita compagine femminile è utilizzata in modo decoroso. Sì, d’accordo: la bella svampita non poteva mancare. In compenso, le altre figure interpretano il ruolo assegnato con garbo e intelligenza.

Certo, la caduta di stile è sempre dietro l’angolo. Però lo sviluppo rimane sempre, nelle sue linee generali, fedele alla linea della leggerezza e dell’autoironia. Leggerezza, non inconsistenza, badate bene. Tutto sommato, un divertissement piacevole, un intrattenimento di qualità. C’è altro, da dire? Sì, perché nella seconda metà della serie fa capolino il dramma. L’opera si dilata a poco a poco sotto ai nostri occhi, e riusciamo a percepire la presenza di una terza dimensione. Il discorso acquisisce un certo spessore: evoluzione imprevedibile? No, al contrario. Ripensandoci bene, era un esito già incluso nelle premesse di partenza.

Chunibyo - Rikka piange

Perché Rikka, proprio come don Chisciotte, non è un personaggio buffonesco. Possiamo pure ridere di chi vede giganti da affrontare lancia in resta, dove invece ci sono banali e prosaici mulini a vento. Eppure, quante volte anche noi soffriamo della stessa incapacità di affrontare la volgarità della vita? E quante volte preferiamo riempirci la testa di fantasie, pur di non prendere atto della realtà? Spesso, sono proprio quelle fantasie a permetterci di andare avanti quando la nostra vita non gira come dovrebbe, in questo mondo fin troppo complicato.

Chunibyo… e poi?

Tutto quanto detto fin qui, vale per la prima stagione. Di cui consigliamo la visione, se non siete proprio allergici al moe. La seconda assomiglia di più ad uno scolastico vietato ai maggiori di anni dodici. I protagonisti sembrano aver perso l’uso di buona parte delle facoltà intellettive. La sceneggiatura è la pallida ombra di ciò che era l’anno prima. Non resta che sperare, senza troppe illusioni, nel nuovo film uscito lo scorso 6 gennaio nelle sale giapponesi.

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