BAKEMONOGATARI

Titolo BAKEMONOGATARI
Titolo originale 化物語 Bakemonogatari (il titolo risulta da un gioco di parole tra Bakemono “mostro” e Monogatari “storia”)
Genere Commedia drammaticaSentimentaleSoprannaturale, HaremMistero
Durata 12 episodi + 3 ONA (25 min.)
Anno 2009 (it. 2016)
Regia Akiyuki Shinbo (supervisione), Tatsuya Oishi
Soggetto NisiOisin (light novel illustrata da VOfan)
Sceneggiatura Fuyashi Tou (composiz. serie), Muneo Nakamoto, Yukito Kizawa
Character design VOfan (orig.), Akio Watanabe
Musiche Satoru Kousaki
Una produzione Shaft
In breve Araragi è un vero filantropo. Quando c’è una persona (rigorosamente di sesso femminile) nei guai con una anomalia (ossia, è posseduta da uno spirito dalle sembianze animali) lui non riesce a starsene con le mani in mano: deve portarla da una specie di esorcista suo amico che riesce sempre a individuare e risolvere il problema della fanciulla in questione.
Punti di forza Apoteosi di fondali inquietanti e suggestivi, sceneggiatura brillante e al tempo stesso ipnotica, quadretti scenici umoristici e paradossali. Senjougahara spettacolare.
Punti di debolezza Chi è (comprensibilmente) più legato ad una narrazione tradizionale lamenterà la scarsità di azione. E nutrirà il dubbio che le fondamenta su cui si basa il plot siano molto esili.
Visione del mondo Da rimandare ad un opportuno approfondimento sulla saga nella sua interezza.
Altre informazioni Approfondisci su Social Anime

BAKEMONOGATARI: UNA GHOSTORY DI SUCCESSO

Nessun errore nel titolo di questo paragrafo, avete letto bene. Perché Ghostory, proprio come Bakemonogatari – ci spiegano i linguisti – è una parola portmanteau. Si costruisce cioè accostando due parole diverse, e fondendole insieme. Operazione che riesce tanto meglio se la prima parola finisce come comincia la seconda. Titolo appropriato per un’opera ricca di doppisensi e calembour, battute di spirito e dialoghi brillanti.

Chi non conosce il giapponese si perde probabilmente almeno un quarto del gusto nel vedere Bakemonogatari. Oltre a rimanere assai perplesso di fronte a tanto repentine quanto inspiegabili variazioni d’umore dei personaggi. Ad alcuni andrà insieme la vista nel tentativo di leggere le scritte che si susseguono rapidissime all’inizio di ogni episodio. Molti apprezzeranno le soluzioni ardite operate attraverso le inquadrature, i fondali, le scelte registiche. Altri troveranno il tutto forzatamente eccentrico e tirato per i capelli.

Bakemonogatari - Araragi e Kanbaru in mezzo ai libri

Cerchiamo di non lasciarci incantare dalla sceneggiatura ipnotica, vero fiore all’occhiello della serie. Né dallo sperimentalismo formale che contraddistingue la casa di produzione. Dovremmo replicare la stessa meticolosa (e distaccata) analisi effettuata su Denpa Onna. Tra l’altro, il rapporto tra l’umile autore di queste righe e lo studio Shaft pare riproporsi sempre sulle stesse note. Ossia, eccezion fatta per quelle (pochissime) opere dove è sbocciato un amore a prima vista, droppare è la regola. Salvo poi riprendere la visione in seguito, quasi per una sorta di impegno preso con se stessi.

C’è chi si sveglia al primo dell’anno e si guarda allo specchio ripromettendosi di sostenere almeno otto esami, di smetterla di rosicchiarsi le unghie, di iscriversi in palestra e di perdere almeno cinque chili. Il sottoscritto pensa a quali serie Shaft ha (più o meno colpevolmente) trascurato, e quali dovrebbe ricominciare a vedere.

Le minisaghe di Bakemonogatari

Prima di continuare, sarà bene fissare qualche idea. Anzitutto, di cosa parla Bakemonogatari? Senza sminuire l’opera, beninteso, si tratta di un harem. Atipico quanto volete, ma pur sempre un harem. Perciò, come in Clannad, troviamo un protagonista maschile (nella fattispecie, Koyomi Araragi) tutto intento ad aiutare un coro di personaggi femminili. Le signorine in questione sono accomunate dal fatto di essersi imbattute in un’anomalia. Questo è il nome associato agli spiriti maligni che le hanno possedute. Spiriti che assumono la conformazione di animali.

Lo stesso Araragi ha trascorsi da vampiro (per meglio dire, da vampirizzato). Anche se oggi sembra ridivenuto un essere umano a tutti gli effetti, conserva ancora qualche prerogativa soprannaturale. Ad esempio, le sue ferite si rimarginano molto in fretta. La fortuna di Araragi è stata l’aver incontrato sul suo cammino una sorta di esorcista. Parliamo di Meme Oshino, un tizio di mezz’età che pare uscito da una comune degli anni ’70.

Bakemonogatari - Meme Oshino

La formula ricorrente applicata al plot di Bakemonogatari prevede quindi uno schema di questo tipo:

1) Araragi incontra una ragazza vittima di un’anomalia.
2) Da perfetto protagonista di un harem, si offre di soccorrerla.
3) Araragi procura dunque una nuova cliente a Oshino.
4) Oshino pronuncia infallibilmente la sua diagnosi e rilascia, altrettanto infallibilmente, la terapia corretta.
5) La terapia prevede, in misura più o meno accentuata, il coinvolgimento diretto di Araragi.
6) Happy ending! La ragazza guarisce, Oshino riceve un compenso adeguato e Araragi ora si ritrova con un’amica in più.

Bakemonogatari - Sengoku, Hanekawa, Senjougahara, Kanbaru e Hachikuji
Le ragazze di Bakemonogatari: Nadeko, Tsubasa, Hitagi, Suruga e Mayoi

Come già spiegato, ogni ragazza è abbinata a un diverso animale, e il suo caso occupa sempre più di un episodio. Gli episodi sono pertanto raggruppati (come avviene per Higurashi) in archi narrativi. Ciascuno di essi è contraddistinto da una diversa accoppiata ragazza-animale.

Hitagi Crab

La prima saga ci introduce all’affascinante universo grafico dello studio Shaft, e all’altrettanto fascinoso personaggio di Hitagi Senjougahara. Dialoghi basati sul nulla? Via, succede anche in Hyouka, di cui ricordiamo una pesante, inutile e soporifera digressione sui peccati capitali. Famolo strano, d’accordo, ma allora famolo bbene.

Mayoi Snail

Bakemonogatari - Araragi e Mayoi HachikujiOrmai abituati a sfondi che avrebbero fatto la gioia di De Chirico, facciamo la conoscenza della piccola Mayoi Hachikuji, chiocciola smarrita di undici anni. Un momento di delicata (e surreale) poesia, che ci rievoca la figura leggendaria dell’ebreo errante, condannato a vagare sulla Terra senza posa.

Suruga Monkey

Un triangolo amoroso, sia pure non del tutto convenzionale. Suruga Kanbaru ha una cotta storica per Senjougahara. Al tempo stesso, ha bisogno del rivale Araragi per guarire da una fastidiosa forma di ipertricosi localizzata. Saga relativamente movimentata (fatte le debite proporzioni…) in cui, al tempo stesso, si approfondisce il rapporto tra i protagonisti.

Nadeko Snake

Il capitolo più inutile (e imbarazzante). Nadeko è ben nota, in casa Araragi, perché è una vecchia amica della sorellina minore di lui. Conosce da tempo il caro Koyomi, e non a caso lo chiama languidamente onii-chan. Detto ciò, possiamo pure sorvolare sul resto…

Tsubasa Cat

Bakemonogatari - Tsubasa HanekawaÈ la volta dell’intrigante Tsubasa Hanekawa, la rappresentante di classe già introdotta fin dalle prime battute della serie. La vicenda non si focalizza soltanto sui problemi personali della ragazza, ma offre il pretesto per tirare le fila della narrazione e gettare luce su alcuni dei misteri emersi nel corso degli episodi. Alcuni, perché per gli altri si rimanda alle stagioni successive.

Bakemonogatari: tirando le somme…

Bakemonogatari è un prodotto dall’esito discontinuo. Quando l’abbiamo visto per la prima volta, ci siamo fermati (colpevolmente!) a metà di Mayoi Snail. Al secondo giro, qualche settimana dopo, siamo arrivati all’inizio di Suruga Monkey. Un anno più tardi, finalmente, abbiamo completato la serie.

Una premessa: ai tempi, quando abbiamo visto per la prima volta Haruhi Suzumiya, il suo impianto postmoderno non è riuscito a convincerci del tutto. Ci siamo pertanto espressi con una severità che, al giorno d’oggi, troveremmo (forse) in gran parte immotivata. Specialmente, dopo aver conosciuto più nel dettaglio l’amatissimo (e odiatissimo) studio Shaft. E la serie Monogatari.

Bakemonogatari - Araragi e Hitagi Senjougahara al parco

Dopo due interruzioni di Bakemonogatari, l’idea circolante era sempre quella: sperimentalismo formale fine a se stesso, ma ben poca ciccia. Cerebralismo, pseudo-intellettualismo, e chi più ne ha, più ne metta. Insomma, piacerà a un pubblico radical-chic. E mille scuse a Haruhi & co. per averli biasimati in questo modo, quando si può fare dieci volte peggio.

E oggi? La pensiamo ancora così? Oggi, sospendiamo il giudizio e attendiamo di finire (se mai ci riusciremo) l’intera saga, rimandando il tutto al completamento definitivo (?) della visione. Intanto, ci è venuta voglia di andare avanti, e questo significherà pur qualcosa. E per quanto diverse situazioni abbiano suscitato in noi più di una perplessità, la fiducia concessa a Bakemonogatari con la terza visione è stata ripagata. Dopotutto, Tsubasa Cat fa perdonare molti scivoloni. Non tutti, magari, ma abbastanza per rivedere i nostri preconcetti iniziali.

Una metafora culinaria

E del resto, Bakemonogatari è forse come un piatto che, in sé, non ci piace particolarmente. Te lo servono insieme ad una salsa che di solito non useremmo mai per condire le nostre pietanze. Abbinato, per di più, con un vino che non ci ha mai fatto impazzire. Però, però. E se fosse che quel piatto, con quella specifica salsa, gustato sorseggiando un bicchiere di quel vino, nel complesso, fosse un’esperienza gustativa che merita di essere provata?

E allora succede che se pensi al piatto, alla salsa e al vino, lasci perdere. Ma se chiudi gli occhi e ti limiti a mangiare e bere, scopri un sapore gradevole. No, un momento, a dispetto di tutto è davvero buono. Aspetta, aspetta, ora che sono andati giù un paio di bocconi… sembra davvero eccellente! Forse è davvero il caso di ordinarne un’altra porzione…

Bakemonogatari - Hitagi Senjougahara con Araragi

Ti potrebbe interessare:

SuperWebTricks Loading...