A PLACE FURTHER THAN THE UNIVERSE

Titolo A PLACE FURTHER THAN THE UNIVERSE
Titolo originale 宇宙よりも遠い場所 Sora Yorimo Tōi Basho (lett. “Un posto più lontano dell’Universo”)
Genere Commedia drammatica, Slice of life, Avventura
Durata 13 episodi (24 min.)
Anno 2018
Regia Atsuko Ishizuka
Soggetto Jukki Hanada
Sceneggiatura Jukki Hanada
Character design Takahiro Yoshimatsu
Musiche Yoshiaki Fujisawa
Una produzione Madhouse
In breve Mari è convinta di non stare vivendo al massimo la propria adolescenza. Si imbatte in Shirase, che le propone di aiutarla a realizzare il proprio sogno: ripercorrere le orme della madre, dispersa in Antartide. Insieme ad altre due ragazze, Mari e Shirase partiranno quindi per la terra dei pinguini.
Punti di forza Grafica accattivante, scenari caratteristici. Potete essere freddolosi quanto volete, ma subito vi salterà addosso una smania incontenibile di salpare con gli amici per il Polo Sud. Salvo il fatto che poi rinuncerete, scoprendo che nella realtà vi costerebbe molto più di un rene. Ma soprattutto, non avete amici disposti a seguirvi.
Punti di debolezza Narrazione un tantino monocorde, senza veri e propri punti di rottura. Procede dall’inizio alla fine in modo forse fin troppo lineare. 
Visione del mondo Il viaggio come scoperta di sé, momento di crescita e opportunità di stringere legami importanti.
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L’ANTARTIDE, A PLACE FURTHER THAN THE UNIVERSE

Vi ricordate Lawrence d’Arabia? Un giornalista chiede all’indimenticato Peter O’ Toole cosa lo attragga, nel deserto. Lui, semplicemente, risponde: è pulito. Se il kolossal di David Lean è ambientato tra le sabbie roventi, e ha un cast di soli uomini, A Place Further Than the Universe ci mostra invece i ghiacci perenni dell’Antartide. Ed è una storia (quasi) completamente al femminile. Ma la sostanza non sembra così diversa: deserto siriano e circolo polare antartico trasmettono la stessa idea di purezza.

In questo senso, l’opening non aiuta lo spettatore a cogliere fino in fondo lo spirito della serie. Diciamoci la verità, fa molto ragazzine carine fan cose carine al Polo Sud. Un gruppo di amichette radical-chic, stanche di andare in ferie a Okinawa, che optano per le vacanze alternative tra i pinguini. Fortunatamente, A Place Further Than the Universe non è niente di tutto questo. Comincia con Mari, adolescente inquieta desiderosa di dare un senso ad una giovinezza fugace e priva di scosse.

L’amica Megumi le fa da sorella maggiore, gettando acqua sul fuoco delle sue fantasie. Ragazza fin troppo assennata (per non dire repressa) Megumi funge da barriera di contenimento degli slanci dell’amica. Senonché, la vita di Mari si intreccia, per un bizzarro gioco del destino, con quella di Shirase. Quest’ultima (probabilmente, in seguito alla visione di Made in Abyss) ha in testa un chiodo fisso. Ossia andare a recuperare la madre, una ricercatrice dispersa tra i ghiacci australi.

A Place Further Than the Universe - Mari e Megumi
L’entusiasmo di Megumi (a destra) è incontenibile

E se l’attesa di partire per l’Antartide fosse essa stessa l’Antartide?

Per Mari sembra l’occasione tanto agognata di evadere dalla monotonia delle sue giornate. Megumi, però, si dimostra sempre scettica. Al punto che sospettiamo non la conti troppo giusta (e infatti sarà costretta a scoprire le sue carte). Ma lasciamola perdere, per ora, e torniamo al duo Mari-Shirase. Ad esse si aggiungerà Hinata, un mezzo genio capace di prepararsi per l’esame di ammissione all’università senza frequentare nel frattempo la scuola (anche qui, c’è un retroscena sotto). E infine, a completare il quartetto, l’idol Yuzuki. La chiave di volta che consentirà anche alle altre di raggiungere l’Antartide.

Episodio dopo episodio, lo spettatore arriva a chiedersi: ma quando partono, ’ste benedette ragazze? In effetti, la preparazione del viaggio sembra più importante del viaggio stesso. Mari sarà costretta, suo malgrado, a ridefinire il rapporto con Megumi. E siamo sicuri che Shirase, così smaniosa di imbarcarsi, sia davvero in grado di confrontarsi con la realtà, una volta giunta sul posto?

Pian piano, ci avviciniamo al punto. A Place Further Than the Universe non è inquadrabile tout court nel genere avventuroso. La mission di Shirase, in tutta onestà, a volte pare poco più di un espediente narrativo. Non riusciamo ad avvertire la potenza drammatica che sorregge invece le azioni (e le motivazioni) di Riko, nel già citato Made in Abyss. Ma più in generale, qualcuno si ricorda forse qual era lo scopo originario della spedizione?

Parliamo allora del viaggio, una traversata dall’Australia alla Terra della Regina Maud. Le protagoniste affrontano i quaranta ruggenti, i cinquanta urlanti e i sessanta stridenti. No, non sono le diverse fasi della vita di una vivace signora di mezza età, ma i nomi caratteristici dei venti che soffiano alle varie latitudini. Anche qui, il primo ricordo che salta in mente sono i conati di vomito delle poverette, evidentemente sofferenti di mal di mare.

A Place Further Than the Universe - Hinata, Mari, Yuzuki e Shirase
Hinata, Mari, Yuzuki e Shirase

Inospitale, ma incontaminato

In realtà, A Place Further Than the Universe è più slice che adventure, più romanzo di formazione che d’evasione. Bello il contrasto fra la prima Mari, la ragazzina che procede nella vita a passi incerti e traballanti. E la seconda Mari, ormai donna con un radioso avvenire nelle proprie mani. E che dire, allora, di Shirase? Ostinata, testarda, intraprendente, l’esperienza antartica metterà a nudo la sua fragilità e le sue debolezze.

Tutte e quattro si lasceranno alle spalle meschinità e piccolezze della routine da cui provengono, per scoprire la gioia condivisa di bere l’acqua più incontaminata del mondo: il ghiaccio sciolto della banchisa. E qui ritorniamo alla purezza, da cui siamo partiti. Quell’assenza di fattori estranei che permette a Shirase di far pace con se stessa e con i suoi fantasmi.

Il vero viaggio, la vera avventura, in A Place Further Than the Universe, è la crescita interiore. Corroborata dalla scoperta dell’amicizia, qui in chiave tutta al femminile. E del resto, dove si possono sviluppare i sentimenti più autentici, se non in un luogo lontano da gelosie, rivalità e discutibili convenzioni sociali? Un posto pulito, diceva Peter O’ Toole. Un posto più lontano dell’Universo.

A Place Further Than the Universe - Le protagoniste in Antartide

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